IDOMENI - Rania ha 20 anni, viene da Raqqa, in Siria, e assieme a suo marito è fuggita dalla sua casa per scampare alla furia dell'Is. Ora si trova nel campo rifugiati di Idomeni. È lì da oltre un mese e mezzo ma ancora non sa se - e quando - potrà andare via e ricominciare in un altro Paese. Rania ha lanciato un appello ai politici greci e all'Europa tutta. Perché "agiscano per far fronte alla crisi" e diano una risposta agli oltre 50mila rifugiati che dalla Grecia non possono più muoversi dopo la chiusura dei confini.
In fila per tutto e poi sonno e attesa. "L'attuale sistema per fare richiesta per l'asilo, per i ricongiungimenti familiari o per una ricollocazione – per continuare le nostre vite al di là degli accampamenti in Grecia – può avere inizio solo con un appuntamento preso grazie a una chiamata via Skype con una capacità assai limitata", racconta la ragazza. "Io e mio marito vogliamo fare richiesta per essere ricollocati in un altro Paese europeo. Ho provato a chiamare il Servizio per l'Asilo di Skype per 20 giorni. Senza alcuna risposta. Per noi rifugiati qui in Grecia la vita è ridotta a una routine: sonno e attesa, attesa e sonno. Aspettiamo in coda per il cibo, per andare in bagno, per ricaricare i nostri telefoni, e aspettiamo sospesi una chiamata Skype a cui nessuno risponde. Le nostre vite sono imprigionate in un limbo. Cosa fai se la tua vita dipende da una chiamata?"
Clicca qui per aiutare Rania e firmare la sua petizione lanciata su Change.org
In fila per tutto e poi sonno e attesa. "L'attuale sistema per fare richiesta per l'asilo, per i ricongiungimenti familiari o per una ricollocazione – per continuare le nostre vite al di là degli accampamenti in Grecia – può avere inizio solo con un appuntamento preso grazie a una chiamata via Skype con una capacità assai limitata", racconta la ragazza. "Io e mio marito vogliamo fare richiesta per essere ricollocati in un altro Paese europeo. Ho provato a chiamare il Servizio per l'Asilo di Skype per 20 giorni. Senza alcuna risposta. Per noi rifugiati qui in Grecia la vita è ridotta a una routine: sonno e attesa, attesa e sonno. Aspettiamo in coda per il cibo, per andare in bagno, per ricaricare i nostri telefoni, e aspettiamo sospesi una chiamata Skype a cui nessuno risponde. Le nostre vite sono imprigionate in un limbo. Cosa fai se la tua vita dipende da una chiamata?"
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