KALÈMIE (Repubblica Democratica del Congo) - Gli sfollati che vivono negli insediamenti intorno alla città di Kalémie - nell'estremo Est dell'immenso paese africano, sulle rive del lago Tanganyka, a 2.200 km dalla capitale Kinshasa - hanno accesso limitato alle cure mediche e soffrono di un’allarmante carenza di cibo, acqua e ripari. In particolare nel villaggio di Moke, dove le équipe di Medici Senza Frontiere (Msf) sono arrivate nel corso di una campagna di contrasto ad un’epidemia di morbillo che si era estesa fino a zone difficili da raggiungere nella provincia di Tanganyika, la gravità della situazione ha raggiunto livelli che gli operatori hanno riferito di non aver mai visto prima. "Le persone sono sfinite, sdraiate a terra incapaci di alzarsi - riferisce Narcisse Wega Kwekam, vice coordinatore dell’emergenza di Msf nella Repubblica Democratica del Congo - nel villaggio vivevano 1.500 persone e quando abbiamo visitato il cimitero abbiamo contato 95 tombe: il 90 per cento apparteneva a bambini. Nel mese di aprile abbiamo lanciato uno screening contro la malnutrizione, riscontrando che il 51 per cento dei bambini era malnutrito, il 23 per cento in maniera severa".
La strage di bambini. Nella provincia di Tanganyika quasi mezzo milione di persone, secondo stime delle Nazioni Unite, sono state costrette ad abbandonare le loro case fra luglio 2016 e marzo 2017 a causa delle violenze. Oltre 44.000 vivono negli insediamenti intorno alla città di Kalémie. Nel mese di aprile, durante una campagna di vaccinazione contro il morbillo, Msf ha riscontrato 5.700 bambini sotto i cinque anni malnutriti in dieci di questi insediamenti. Gli screening hanno rilevato livelli di malnutrizione al di sopra della soglia d’emergenza: il 16% dei bambini è malnutrito, il 4,5% in maniera severa. “I bambini stanno morendo di malnutrizione e di malattie prevenibili come la diarrea e il morbillo”, dice Hugues Robert, coordinatore dell’emergenza di Msf. “Queste persone sono qui ormai da quasi un anno ma il tasso di mortalità dei bambini sotto i cinque anni è lo stesso che ci aspetteremmo di osservare nella fase acuta di un’emergenza”.
Nel villaggio di Moke. Da marzo, le équipe di Msf assistono gli sfollati nei territori di Kalémie con vaccinazioni contro il morbillo, cliniche mobili, distribuzione di acqua e costruzione di latrine e docce in alcuni degli insediamenti. Un’équipe di Msf sta anche offrendo assistenza medica a un gruppo di circa 1.500 sfollati nel villaggio di Moke, dove uno screening per la malnutrizione ha rilevato una situazione particolarmente critica: il 51% dei bambini sotto i cinque anni è risultato malnutrito, il 23% in modo severo. Msf ha allestito una clinica mobile e organizzato una distribuzione alimentare. Due settimane fa, quando sono tornati gli abitanti originari del villaggio, gli sfollati sono stati costretti ad andarsene e non avendo altra scelta si sono insediati nel profondo nella foresta, in un’area difficile da raggiungere. Finché non potranno fare ritorno a casa in condizioni di sicurezza, dovranno ricevere aiuto e protezione. Msf lavora nella Repubblica Democratica del Congo dal 1981.
La geopolitica del cinismo. L'allarme di Msf, che sta fornendo assistenza in quell'area, arriva al culmine di atroci violenze intertribali, alimentate da mercenari che giocano una partita per conto di attori stranieri. Una partita che si gioca attorno alle immense ricchezze geologiche, preda di insaziabili appetiti internazionali, in un Paese dotato di preziosi minerali, primo fra gli altri il coltan, strumento essenziale per la vorace industria dei computer e della telefonia cellulare. Gli enormi introiti del contrabbando delle ricchezza del sottosuolo finanziano i gruppi armati nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo, alimentando un conflitto che dura da più di 20 anni. Tutto questo ha costretto migliaia e migliaia di persone ad abbandonare le loro case, che ora vivono in condizioni disperate e hanno bisogno immediato di una maggiore assistenza umanitaria. Si calcola (per difetto) che finora la guerra abbia provocato cinque milioni di morti, due milioni di sfollati. Le multinazionali Usa e di altri paesi europei che hanno interessi in quelle regioni del Congo, nell'80% dei casi non sanno (o non dicono) la provenienza dei minerali che poi rivendono.
Le cifre del saccheggio. Ogni anno oro, minerali, legname, carbone e prodotti della fauna selvatica come l'avorio, per un valore che si aggira intorno a 1 miliardo e 200 mila dollari all'anno (722-862 milioni se si esclude il traffico dei diamanti), vengono contrabbandati illegalmente fuori dalla zona di conflitto nelle zone circostanti all'interno del paese e anche al di fuori di esso nei paesi confinanti della martoriata regione dei Grandi Laghi. Dall'oro si otterrebbero fino a 120 milioni di dollari all'anno, dal legno tra i 16 e i 48, dal carbone tra i 12 e i 35 e dai minerali tra i 7,5 e i 22,6 (sempre con l'esclusione dei diamanti che hanno varie provenienze, non solo dall'est della Rdc) e poi bracconaggio, tassazioni illegali e altre risorse, che assieme fanno un profitto che varia dai 14,3 ai 28 milioni.
La strage di bambini. Nella provincia di Tanganyika quasi mezzo milione di persone, secondo stime delle Nazioni Unite, sono state costrette ad abbandonare le loro case fra luglio 2016 e marzo 2017 a causa delle violenze. Oltre 44.000 vivono negli insediamenti intorno alla città di Kalémie. Nel mese di aprile, durante una campagna di vaccinazione contro il morbillo, Msf ha riscontrato 5.700 bambini sotto i cinque anni malnutriti in dieci di questi insediamenti. Gli screening hanno rilevato livelli di malnutrizione al di sopra della soglia d’emergenza: il 16% dei bambini è malnutrito, il 4,5% in maniera severa. “I bambini stanno morendo di malnutrizione e di malattie prevenibili come la diarrea e il morbillo”, dice Hugues Robert, coordinatore dell’emergenza di Msf. “Queste persone sono qui ormai da quasi un anno ma il tasso di mortalità dei bambini sotto i cinque anni è lo stesso che ci aspetteremmo di osservare nella fase acuta di un’emergenza”.
Nel villaggio di Moke. Da marzo, le équipe di Msf assistono gli sfollati nei territori di Kalémie con vaccinazioni contro il morbillo, cliniche mobili, distribuzione di acqua e costruzione di latrine e docce in alcuni degli insediamenti. Un’équipe di Msf sta anche offrendo assistenza medica a un gruppo di circa 1.500 sfollati nel villaggio di Moke, dove uno screening per la malnutrizione ha rilevato una situazione particolarmente critica: il 51% dei bambini sotto i cinque anni è risultato malnutrito, il 23% in modo severo. Msf ha allestito una clinica mobile e organizzato una distribuzione alimentare. Due settimane fa, quando sono tornati gli abitanti originari del villaggio, gli sfollati sono stati costretti ad andarsene e non avendo altra scelta si sono insediati nel profondo nella foresta, in un’area difficile da raggiungere. Finché non potranno fare ritorno a casa in condizioni di sicurezza, dovranno ricevere aiuto e protezione. Msf lavora nella Repubblica Democratica del Congo dal 1981.
La geopolitica del cinismo. L'allarme di Msf, che sta fornendo assistenza in quell'area, arriva al culmine di atroci violenze intertribali, alimentate da mercenari che giocano una partita per conto di attori stranieri. Una partita che si gioca attorno alle immense ricchezze geologiche, preda di insaziabili appetiti internazionali, in un Paese dotato di preziosi minerali, primo fra gli altri il coltan, strumento essenziale per la vorace industria dei computer e della telefonia cellulare. Gli enormi introiti del contrabbando delle ricchezza del sottosuolo finanziano i gruppi armati nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo, alimentando un conflitto che dura da più di 20 anni. Tutto questo ha costretto migliaia e migliaia di persone ad abbandonare le loro case, che ora vivono in condizioni disperate e hanno bisogno immediato di una maggiore assistenza umanitaria. Si calcola (per difetto) che finora la guerra abbia provocato cinque milioni di morti, due milioni di sfollati. Le multinazionali Usa e di altri paesi europei che hanno interessi in quelle regioni del Congo, nell'80% dei casi non sanno (o non dicono) la provenienza dei minerali che poi rivendono.
Le cifre del saccheggio. Ogni anno oro, minerali, legname, carbone e prodotti della fauna selvatica come l'avorio, per un valore che si aggira intorno a 1 miliardo e 200 mila dollari all'anno (722-862 milioni se si esclude il traffico dei diamanti), vengono contrabbandati illegalmente fuori dalla zona di conflitto nelle zone circostanti all'interno del paese e anche al di fuori di esso nei paesi confinanti della martoriata regione dei Grandi Laghi. Dall'oro si otterrebbero fino a 120 milioni di dollari all'anno, dal legno tra i 16 e i 48, dal carbone tra i 12 e i 35 e dai minerali tra i 7,5 e i 22,6 (sempre con l'esclusione dei diamanti che hanno varie provenienze, non solo dall'est della Rdc) e poi bracconaggio, tassazioni illegali e altre risorse, che assieme fanno un profitto che varia dai 14,3 ai 28 milioni.