ROMA - Da oltre settanta anni l’Unicef non organizzava campagne di raccolta fondi e sostegno per l’Italia. L’agenzia dell’Onu, nata nel 1946 come fondo temporaneo di emergenza per aiutare milioni di bambini europei dopo le devastazioni della Seconda guerra mondiale, ora torna a occuparsi del nostro Paese, perché questa crisi sanitaria rischia di diventare una crisi dei diritti dei bambini. L’impoverimento delle famiglie italiane, l’emergenza cui deve fare fronte il sistema sanitario ricadono su tutta la popolazione, ma le gravi conseguenze che dovremo affrontare ben oltre l'attuale pandemia fanno di bambini e giovani coloro che ne sentiranno di più le conseguenze.
Per questo da oggi il nostro quotidiano, Radio Deejay e Radio Capital sosterranno la campagna di raccolta fondi dell’Unicef Italia “Insieme per combattere il coronavirus. Unisciti a noi. Dona aiuti per l’Italia”. I fondi raccolti serviranno ad acquistare mascherine, guanti chirurgici e monouso, tute e occhiali protettivi, termometri e tamponi per gli operatori sanitari. Ma non soltanto. Fedele al suo compito di aiutare nell’immediato per garantire un futuro ai più giovani, l’Unicef userà i fondi raccolti insieme a Repubblica e alle radio del gruppo Gedi per fornire assistenza psicologica e sanitaria ai bambini e agli adolescenti più fragili e vulnerabili nel nostro Paese.
Per assicurarsi che i materiali arrivino dove è più necessario, quanto sarà acquistato con la raccolta fondi sarà distribuito in coordinamento con il commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, e il Dipartimento della Protezione Civile. «È per noi una grande responsabilità essere in prima linea per fermare questo nemico invisibile e potentissimo – dice Francesco Samengo, presidente di Unicef Italia - Siamo orgogliosi di avere al nostro fianco in questa drammatica emergenza tre importanti testate, come la Repubblica, Radio Deejay e Radio Capital, grazie alle quali potremo raggiungere tante persone con appelli, informazioni accurate e approfondimenti sulla situazione in Italia e nel mondo, messaggi e consigli utili e affidabili per famiglie, adolescenti e bambini. Solo insieme possiamo affrontare il coronavirus e ricostruire la speranza».
La campagna parte ufficialmente oggi, ma l’attività dell’Unicef ha già portato nei magazzini della Protezione civile dispositivi di protezione individuale, così come sono già partite le iniziative di informazione e sensibilizzazione per famiglie e bambini a rischio. Diamo infatti per scontato che in Italia tutti possano osservare le regole igieniche indispensabili per evitare il contagio, o abbiano accesso a consulenze mediche. Non è così e non si tratta soltanto di migranti e rifugiati, per i quali l’attività dell’Unicef è costante. Il progetto “Lost in education”, che l’agenzia Onu porta avanti con alcuni partner di comunità educande in contesti di disagio è più che mai importante in questo momento in cui l’emergenza ha reso ancora più evidenti le differenze economiche e strutturali tra il Nord e il Sud dell’Italia.
Nelle cosiddette aree interne l’impatto della crisi è maggiore su ragazzi disabili, appartenenti a famiglie con fragilità economica o monoparentali, o con lavori precari. Ci sono ragazzi che non possono seguire le attività didattiche perché vivono in luoghi isolati e non raggiungibili dalla rete o perché non hanno gli strumenti tecnologici necessari e l’Unicef registra anche un aumento dei casi di violenza e di cyberbullismo. In situazioni di questo tipo l’Unicef sostiene le comunità educanti per fornire gli strumenti indispensabili per non “perdersi nell’istruzione”, come dice appunto il nome del progetto.
Per questo da oggi il nostro quotidiano, Radio Deejay e Radio Capital sosterranno la campagna di raccolta fondi dell’Unicef Italia “Insieme per combattere il coronavirus. Unisciti a noi. Dona aiuti per l’Italia”. I fondi raccolti serviranno ad acquistare mascherine, guanti chirurgici e monouso, tute e occhiali protettivi, termometri e tamponi per gli operatori sanitari. Ma non soltanto. Fedele al suo compito di aiutare nell’immediato per garantire un futuro ai più giovani, l’Unicef userà i fondi raccolti insieme a Repubblica e alle radio del gruppo Gedi per fornire assistenza psicologica e sanitaria ai bambini e agli adolescenti più fragili e vulnerabili nel nostro Paese.
Per assicurarsi che i materiali arrivino dove è più necessario, quanto sarà acquistato con la raccolta fondi sarà distribuito in coordinamento con il commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, e il Dipartimento della Protezione Civile. «È per noi una grande responsabilità essere in prima linea per fermare questo nemico invisibile e potentissimo – dice Francesco Samengo, presidente di Unicef Italia - Siamo orgogliosi di avere al nostro fianco in questa drammatica emergenza tre importanti testate, come la Repubblica, Radio Deejay e Radio Capital, grazie alle quali potremo raggiungere tante persone con appelli, informazioni accurate e approfondimenti sulla situazione in Italia e nel mondo, messaggi e consigli utili e affidabili per famiglie, adolescenti e bambini. Solo insieme possiamo affrontare il coronavirus e ricostruire la speranza».
La campagna parte ufficialmente oggi, ma l’attività dell’Unicef ha già portato nei magazzini della Protezione civile dispositivi di protezione individuale, così come sono già partite le iniziative di informazione e sensibilizzazione per famiglie e bambini a rischio. Diamo infatti per scontato che in Italia tutti possano osservare le regole igieniche indispensabili per evitare il contagio, o abbiano accesso a consulenze mediche. Non è così e non si tratta soltanto di migranti e rifugiati, per i quali l’attività dell’Unicef è costante. Il progetto “Lost in education”, che l’agenzia Onu porta avanti con alcuni partner di comunità educande in contesti di disagio è più che mai importante in questo momento in cui l’emergenza ha reso ancora più evidenti le differenze economiche e strutturali tra il Nord e il Sud dell’Italia.
Nelle cosiddette aree interne l’impatto della crisi è maggiore su ragazzi disabili, appartenenti a famiglie con fragilità economica o monoparentali, o con lavori precari. Ci sono ragazzi che non possono seguire le attività didattiche perché vivono in luoghi isolati e non raggiungibili dalla rete o perché non hanno gli strumenti tecnologici necessari e l’Unicef registra anche un aumento dei casi di violenza e di cyberbullismo. In situazioni di questo tipo l’Unicef sostiene le comunità educanti per fornire gli strumenti indispensabili per non “perdersi nell’istruzione”, come dice appunto il nome del progetto.