ROMA - L'organizzazione non governativa Human Rights Watch ha presentato il dossier Whoever Finds the Vaccine Must Share It: Strengthening Human Rights and Transparency around Covid-19 Vaccines. L'intento è quello di richiamare l'attenzione dei governi sulla necessità di un'accessibilità globale al vaccino contro il Covid-19 e di sollecitare la rinuncia a una “proprietà intellettuale” (IP) esclusiva, per incentivare una produzione che garantisca la disponibilità della cura su scala mondiale.
Dati che preoccupano. OXFAM International ha riportato che a settembre i Paesi ad alto sviluppo si sono assicurati dai principali candidati alla produzione già il 51% delle dosi di vaccino, nonostante rappresentino solo il 13% della popolazione mondiale. Questi accordi, come dice Human Rights Watch, impediscono un accesso equo a un vaccino affidabile, danneggiando i Paesi a medio e basso reddito. Il report di 62 pagine denuncia i principali ostacoli a un'accesibilità universale al vaccino: l'assenza di trasparenza sui finanziamenti pubblici per lo sviluppo e la produzione, una fornitura insufficiente alla domanda e la necessità di stabilire un prezzo sostenibile per tutti i Paesi.
I rischi di una mancanza di collaborazione. La produzione su scala globale è resa difficoltosa dalla poca trasparenza sui termini e sulle condizioni dei finanziamenti pubblici (la Policy Cures Research ha stimato una spesa pubblica di oltre 19 miliardi di dollari) stanziati per la ricerca, per la produzione e la distribuzione del vaccino, soprattutto da parte dei governi di Paesi ad alto sviluppo economico. Questi mostrano un atteggiamento di sostanziale indifferenza di fronte ai rischi di una limitata accessibilità al farmaco. Oltre ai danni diretti ai Paesi in via di sviluppo, il vaccino potrebbe non garantire un'immunità duratura, permettendo al virus di riattraversare i confini e causare nuove ondate di contagio anche altrove.
Necessità della condivisione scientifica. È fondamentale che i Paesi leader nella ricerca e nella produzione del vaccino si impegnino a rendere pubblici i risultati ottenuti per garantire anche ai Paesi di medio e basso sviluppo l'accesso ai dati, agli studi e alle tecnologie necessari per una risposta efficace all'emergenza sanitaria. “I governi dovrebbero urgentemente cooperare ed essere trasparenti per condividere i benefici della ricerca scientifica che hanno finanziato e per aiutare l'umanità – spiega Aruna Kashyap, consulente di Human Rights Watch e co-autrice del report – sono morte più di un milione di persone e si prevede che ne moriranno altrettante entro la fine dell'anno. I governi dovrebbero impiegare i loro finanziamenti e poteri regolamentari per assicurare che il profitto aziendale non determini chi usufruirà del vaccino”.
Una banca dati condivisa. Il governo della Costa Rica, assieme all'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha promosso la creazione del Covid-19 Technology Access Pool (C-TAP), una banca dati di conoscenze utili alla fabbricazione di prodotti medici necessari a contrastare il virus, inclusi i vaccini. Tutti i governi, afferma Human Rights Watch, dovrebbero aderire all'iniziativa e contribuire in maniera attiva allo sviluppo del progetto per rendere efficace la lotta all pandemia.
Misure a sostegno dei Paesi meno sviluppati. Le preoccupazioni riguardano anche la disponibilità del farmaco, in quanto è previsto che la domanda globale supererà di gran lunga la fornitura effettiva. Un ulteriore ostacolo potrebbe essere il prezzo, perché in molti Paesi i vaccini saranno accessibili per tutti solo se gratuiti. È dunque necessario adottare una determinazione dei prezzi trasparente verificata da controlli di terze parti. In risposta a simili problematiche è stato finanziato il COVAX-Facility, un sistema di approvvigionamento globale del vaccino volto a garantirne l'accesso ai Paesi più poveri, perché “non si può combattere una pandemia globale permettendo che i vaccini finanziati da soldi pubblici vadano al miglior offerente al prezzo che le compagnie farmaceutiche decidono di stabilire”, afferma Margaret Wurt ricercatrice per i diritti dei bambini di Human Rights Watch. Il dossier è accessibile qui.
Dati che preoccupano. OXFAM International ha riportato che a settembre i Paesi ad alto sviluppo si sono assicurati dai principali candidati alla produzione già il 51% delle dosi di vaccino, nonostante rappresentino solo il 13% della popolazione mondiale. Questi accordi, come dice Human Rights Watch, impediscono un accesso equo a un vaccino affidabile, danneggiando i Paesi a medio e basso reddito. Il report di 62 pagine denuncia i principali ostacoli a un'accesibilità universale al vaccino: l'assenza di trasparenza sui finanziamenti pubblici per lo sviluppo e la produzione, una fornitura insufficiente alla domanda e la necessità di stabilire un prezzo sostenibile per tutti i Paesi.
I rischi di una mancanza di collaborazione. La produzione su scala globale è resa difficoltosa dalla poca trasparenza sui termini e sulle condizioni dei finanziamenti pubblici (la Policy Cures Research ha stimato una spesa pubblica di oltre 19 miliardi di dollari) stanziati per la ricerca, per la produzione e la distribuzione del vaccino, soprattutto da parte dei governi di Paesi ad alto sviluppo economico. Questi mostrano un atteggiamento di sostanziale indifferenza di fronte ai rischi di una limitata accessibilità al farmaco. Oltre ai danni diretti ai Paesi in via di sviluppo, il vaccino potrebbe non garantire un'immunità duratura, permettendo al virus di riattraversare i confini e causare nuove ondate di contagio anche altrove.
Necessità della condivisione scientifica. È fondamentale che i Paesi leader nella ricerca e nella produzione del vaccino si impegnino a rendere pubblici i risultati ottenuti per garantire anche ai Paesi di medio e basso sviluppo l'accesso ai dati, agli studi e alle tecnologie necessari per una risposta efficace all'emergenza sanitaria. “I governi dovrebbero urgentemente cooperare ed essere trasparenti per condividere i benefici della ricerca scientifica che hanno finanziato e per aiutare l'umanità – spiega Aruna Kashyap, consulente di Human Rights Watch e co-autrice del report – sono morte più di un milione di persone e si prevede che ne moriranno altrettante entro la fine dell'anno. I governi dovrebbero impiegare i loro finanziamenti e poteri regolamentari per assicurare che il profitto aziendale non determini chi usufruirà del vaccino”.
Una banca dati condivisa. Il governo della Costa Rica, assieme all'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha promosso la creazione del Covid-19 Technology Access Pool (C-TAP), una banca dati di conoscenze utili alla fabbricazione di prodotti medici necessari a contrastare il virus, inclusi i vaccini. Tutti i governi, afferma Human Rights Watch, dovrebbero aderire all'iniziativa e contribuire in maniera attiva allo sviluppo del progetto per rendere efficace la lotta all pandemia.
Misure a sostegno dei Paesi meno sviluppati. Le preoccupazioni riguardano anche la disponibilità del farmaco, in quanto è previsto che la domanda globale supererà di gran lunga la fornitura effettiva. Un ulteriore ostacolo potrebbe essere il prezzo, perché in molti Paesi i vaccini saranno accessibili per tutti solo se gratuiti. È dunque necessario adottare una determinazione dei prezzi trasparente verificata da controlli di terze parti. In risposta a simili problematiche è stato finanziato il COVAX-Facility, un sistema di approvvigionamento globale del vaccino volto a garantirne l'accesso ai Paesi più poveri, perché “non si può combattere una pandemia globale permettendo che i vaccini finanziati da soldi pubblici vadano al miglior offerente al prezzo che le compagnie farmaceutiche decidono di stabilire”, afferma Margaret Wurt ricercatrice per i diritti dei bambini di Human Rights Watch. Il dossier è accessibile qui.