Mondo Solidale

Pandemia, il bisogno di cibo aumenta tra migranti e sfollati in tutto il mondo: fino 33 milioni in più nel 2021

Il Rapporto WFP - OIM. L’insicurezza alimentare e gli sfollamenti sono strettamente connessi. La fame dovuta a conflitti è un fattore chiave che spinge le persone a partire
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GINEVRA – La fame globale e gli sfollamenti di popolazione – entrambi già a livelli record quando la pandemia è cominciata  – potrebbero subire un’impennata, con migranti e quanti vedono diminuire il flusso delle rimesse che cercano disperatamente lavoro per sostenere le proprie famiglie. C'è un dossier, il primo nel suo genere, pubblicato oggi dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e l’agenzia ONU World Food Programme (WFP), mostra come la pandemia abbia fatto aumentare l’insicurezza alimentare e la vulnerabilità per i migranti, per le famiglie che contano sulle rimesse dall’estero e per le comunità costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa di conflitti, violenze e calamità.

Le rimesse dall'estero quasi prosciugate. Le due agenzie ONU avvertono che il costo economico e sociale della pandemia sta diventando devastante. "L’impatto socioeconomico della pandemia è più debilitante della malattia stessa -  ha detto David Beasley, direttore esecutivo del WFP - nei Paesi a basso e medio reddito, molte persone che fino a pochi mesi fa, anche se povere, riuscivano ad andare avanti, ora si trovano con i mezzi di sussistenza distrutti. Le rimesse inviate dall’estero alle famiglie a casa si sono prosciugate, causando difficoltà immense. Il risultato è che i livelli della fame sono schizzati alle stelle nel mondo". Sono sempre più scarse le opportunità di creazione di mezzi di sostentamento per i migranti e la Banca Mondiale prevede un calo del 14% nelle rimesse verso Paesi a basso e medio reddito entro il 2021. Le proiezioni del WFP prevedono che, entro la fine del 2021, almeno 33 milioni di persone in più potrebbero scivolare verso la fame solo per il calo previsto delle rimesse.

Le restrizioni globali agli spostamenti umani. "L’impatto della crisi iposta dalla pandemia sulla salute e sulla mobilità delle persone - ha detto António Vitorino, direttore Generale dell’OIM - minaccia di far tornare indietro gli impegni globali, incluso quello sul Global Compact on Migration, e di ostacolare gli sforzi in corso a sostegno di chi ha bisogno di assistenza". E’ senza precedenti l’impatto che la pandemia ha avuto sui modi delle persone di spostarsi da un luogo ad un altro. Le misure e le restrizioni messe in campo in oltre 220 Paesi, territori o aree del mondo per contenere la diffusione della malattia hanno limitato gli spostamenti umani, le opportunità di lavoro e di guadagno, mettendo a dura prova la capacità dei migranti e degli sfollati di potersi permettere cibo e altre necessità di base.

Il nesso stretto da insicurezza alimentare e migrazioni. L’insicurezza alimentare e gli sfollamenti sono strettamente connessi. La fame, specialmente quando dovuta a conflitti, è un fattore chiave nello spingere le persone a partire. Nove tra le dieci peggiori crisi alimentari al mondo sono in paesi con il maggior numero di sfollati. La maggior parte degli sfollati, inoltre, si trova in Paesi colpiti da insicurezza alimentare acuta e malnutrizione.

Quei 164 milioni di persone nell'economia "informale". I 164 milioni di lavoratori migranti nel mondo, specialmente chi lavora nel vastissimo mondo dell' "economia informale", sono tra i più colpiti dalla pandemia. Spesso lavorano a giornata e hanno impieghi stagionali, con paghe basse e senza accesso a sistemi di protezione sociale. Durante le crisi economiche, queste popolazioni sono spesso le prime a perdere il lavoro. Allo stesso tempo, le interruzioni nei lavori agricoli stagionali potrebbero avere conseguenze sulla produzione, sulla lavorazione e sulla distribuzione di cibo, con possibili effetti sulla disponibilità di cibo e sui prezzi a livello locale e regionale. Il rapporto avverte che, senza un reddito sicuro, molti migranti non solo saranno spinti a tornare nei propri Paesi ma che ci sarà, almeno temporaneamente, un calo delle rimesse che forniscono un sostegno essenziale a circa 800 milioni di persone nel mondo, una su nove.