Mondo Solidale

Siria, parliamo di bambini: dall’inizio del conflitto 12.000 sono stati uccisi o feriti: uno ogni otto ore negli ultimi 10 anni

E quasi 6.000 sono stati reclutati nei combattimenti. Due famiglie su tre non possono soddisfare le loro esigenze di base. Il prezzo del paniere alimentare è aumentato del 236%
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ROMA - In Siria, dopo dieci anni di guerra - l’ultimo atto proprio a ridosso del decimo anniversario dallo scoppio delle prime rivolte, con l’attacco aereo Usa contro milizie filo-iraniane - ci si avvia verso le complesse elezioni presidenziali, con molte domande ancora prive di risposte sul futuro di un Paese dilaniato da una grave crisi economica e da condizioni umanitarie al limite dell'indescrivibile .“La guerra è l'unica cosa che conoscono milioni di bambini in Siria - dice Bo Viktor Nylund rappresentante UNICEF in Siria - e questo ha un enorme, inimmaginabile impatto sulla loro condizione psicologica. Dal 2011 in poi ne sono nati circa 5 milioni, con un altro milione venuto al mondo già nella condizione di rifugiato nei Paesi vicini alla Siria. Per loro lo scenario nel quale stanno crescendo è solo di morte, sfollamenti e distruzioni. È difficile immaginare che nel 2020, e ora nel 2021, le cose potrebbero davvero peggiorare per loro”.

Stime allarmanti. Nell’ultimo anno, complice la pandemia, è stato registrato un aumento del 20% del numero di persone bisognose di sostentamento. Sono circa 6,1 milioni i bambini il cui benessere psicologico e sociale è minato da scenari di morte, sfollamento e distruzione. Dall’inizio del conflitto siriano sono stati 12.000 i bambini uccisi o feriti, uno ogni otto ore negli ultimi dieci anni. 5.700 quelli reclutati nei combattimenti. Numeri che, seppur agghiaccianti, sono senza dubbio sottostimati, perché riferiti soltanto a casi accertati dai rigorosi processi dell’ONU, che non intercettano le migliaia di vittime sommerse. 

Gli effetti della crisi economica. L’emergenza Covid-19 ha avuto un impatto devastante sull’economia e sul tessuto sociale della Siria, già gravati da uno stato di guerra costante. “Cosa significa tutto questo in termini di vita reale? Significa - spiega Bo Viktor Nylund - che due famiglie su tre hanno riferito di non poter soddisfare le loro esigenze di base. Il prezzo del paniere alimentare di base è aumentato del 236% e la sterlina siriana è scesa del 78%”. La forte recessione economica porta con sé meccanismi di risposta tragici e nocivi per il benessere dei bambini, come l’aumento del lavoro minorile e dei matrimoni infantili registrati.

La povertà educativa. Prima della crisi in Siria si registravano tassi di iscrizione scolastica superiori al 97%. Adesso sono quasi 3,5 milioni i bambini siriani vittime di povertà educativa che non riescono ad accedere alle strutture scolastiche sovraffollate: una scuola su tre non è agibile, divenuta rifugio di famiglie sfollate, usata per scopi militari o ancora infestata dalle mine antiuomo. “Cosa significa questa combinazione di guerra e assenza di istruzione? Significa la mancanza di opportunità per tornare ad un certo livello di normalità attraverso l'istruzione e abbiamo visto un raddoppio dei bambini che soffrono di stress psicologico solo l'anno scorso”.

L’impegno in prima linea di UNICEF. “Nel 2020 abbiamo raggiunto più di 12 milioni di persone in tutta la Siria con assistenza salvavita. Anche se la risposta umanitaria non risolverà la crisi, è assolutamente fondamentale che l'Organizzazione umanitaria continui a ricevere il sostegno di cui ha bisogno per fornire assistenza ai bambini siriani - continua Nylund - la risposta che stiamo dando è una delle più grandi e complesse della nostra storia, con un totale di 1,4 miliardi di dollari richiesti per il 2021. Questo è in linea con il volume e la portata dei bisogni umanitari sul campo, non solo in Siria ma in tutta la sub-regione. I nostri programmi di risposta coprono sei Paesi, dove i nostri team - ha concluso Nylund - continuano a provvedere ai bisogni di milioni di bambini".