Mondo Solidale

Afghanistan, gli impegni delusi e le bugie dell’Europa che non sa (e non vuole) accogliere i profughi afgani

Il report del World food programme (Wfp) secondo il quale 22,8 milioni di persone, dei 39 milioni di abitanti dell’Afghanistan, ogni giorno non hanno accesso regolare al cibo Centinaia di migliaia sono i bambini denutriti e malnutriti
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ROMA - Se sono vere le informazioni diffuse dal direttore esecutivo del World food programme (Wfp), David Beasley, il 25 ottobre scorso - e non c'è ragione per non considerarle tali - 22,8 milioni di persone, dei 39 milioni di abitanti dell’Afghanistan, ogni giorno non sanno né come né quando nell'arco delle 24 ore potranno mangiare qualcosa. Dunque, l'accesso al cibo per oltre la metà della popolazione è pressoché precluso: è la fame. Naturalmente, nel conteggio ci sono centinaia di migliaia di bambini, che rischiano più di tutti di morire prima di aver compiuto uno o due anni, oppure di crescere malnutriti, quindi con ridotte possibilità cognitive e di sviluppo complessivo. Dal rapporto del Wfp si apprende anche che circa 665.000 afgani sono sfollati, migranti interni, a causa del conflitto dall'inizio dell'anno; che la denutrizione riguarda soprattutto le donne, i bambini, gli sfollati interni, i rimpatriati, i nuclei familiari con persone disabili e, in generale, i poveri. A questo va aggiunto che l'impatto dei disastri provocati dal clima che cambia e la dipendenza dall'acqua della pioggia o dello scioglimento della neve limitano la produttività nell'agricoltura, fonte primaria di reddito per il 45% della popolazione.

Il blocco dei fondi dei donatori. L'Agenzia delle Nazioni Unite, nel suo rapporto segnala anche che occorrerebbero circa 220 milioni di dollari al mese per affrontare seriamente la questione e sottolinea che, comunque, la situazione alimentare in Afghanistan era vicina al collasso anche prima della presa del potere dei taliban, nell’agosto scorso. Da quel momento in poi, la mancata legittimazione da parte del resto del mondo (con qualche eccezione) delle bande islamiste al governo, ha di fatto paralizzato l'afflusso dei fondi dei donatori internazionali, in un luogo da quarant'anni ormai costretto e abituato a sopravvivere di aiuti provnienti da Paesi stranieri.

Il "buio" oltre i varchi della frontiera europea.  Come è facile immaginare, dal momento che le crisi umanitarie finiscono sempre per provocarne altre, c'è un'altra importante Agenzia dell'ONU - l'UNHCR - la quale mette in guardia sul prevedibile aumento esponenziale dei flussi migratori, sia interni che extra-confine afghano. Le stime finora diffuse- ma assai probabilmente in difetto - dicono che al momento, dall'inizio di quest'anno, circa 750mila afgani hanno già lasciato tutto ciò che avevano per cercare rifugio e protezione altrove. Una quota importante di queste masse migratorie punta verso l'Europa, prevalentemente attraverso la "rotta balcanica". Un' Europa che però quelle persone scopriranno divisa e in profondo disaccorso sui principi e sui metodi di accoglienza. E dove, anzi, il problema principale sembra invece essere quello di non farli neanche avvicinare ai propri confini. Il buio, insomma, oltre i varchi di frontiera.

L'eterna logica dell'esternalizzazione. Nonostante le promesse e gli impegni annunciati qua e là, il Vecchio Continente prosegue a praticare la politica dell'esternalizzazione dei propri confini: la logica del portafoglio pronto per pagare chi tra i Paesi extraeuropei è disposto a "sporcarsi le mani" con i migranti - le persone - che premono e chiedono aiuto per entrare. Del resto, Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione europea, responsabile del coordinamento per il nuovo Patto per la migrazione e l’asilo, circa un mese fa ha spiegato chiaramente il nuovo programma di Cooperazione con i Paesi confinanti con  l’Afghanistan, in particolare con il Pakistan e con l'Iran, con lo scopo di fermarli prima di cominciare il viaggio verso Occidente.

La triste classifica dell'accoglienza europea. I dati resi noti dagli uffici dell'ONU dicono che sarebbero più di 2.5 milioni i profughi afgani in fuga verso diverse parti del mondo e che quasi 1 milione e mezzo sarebbero già in Pakistan e circa 800 mila in Iran. Le persone che invece sono riuscite in qualche modo a rggiungere l'Europa devono confrontarsi con un "gioco" a sorpresa per la diversità dei criteri e dei metodi di accoglienza e verifica delle domande di asilo. Tutto dipende da quale frontiera euroea si trovano a dover varcare. Finora - a quanto pare - è la Grecia il luogo dove sono state verificate e accolte il maggior numero di richieste d'asilo degli afgani. Secondo i dati elaborati da Openpolis - Fondazione indipendente che promuove progetti per l'accesso alle informazioni pubbliche, la trasparenza e la partecipazione democratica - la Grecia ha accolto più del doppio di persone rispetto alla Germania e alla Francia e l'Italia solo 1/4 rispetto a queste due ultime nazioni europee. Sempre secondo Openpolis, l'"ultima della classe" in questa triste classifica europea sarebbe la Spagna. 

Corridoi umanitari per l'Italia nei prossini due anni. Un qualche spiraglio di apertura - almeno per quanto riguarda il governo italiano - s'è aperto qualche giorno fa con la vice ministra degli Esteri, marina Sereni la quale, intervenendo al Festival Sabir di Lecce, ha ricordato come l'Italia sia tato il Paese più capace di affrontare l'emergenza durante quelle giornate di metà agosto quando da Kabul si riuscì a portar via migliaia di persone attraverso un ponte aereo efficientissimo, ed ha poi annunciato che fra qualche giorno, esattamente il 4 novembre, l’Italia sottoscriverà un’intesa per accogliere 1.200 afghani nei prossimi 2 anni, attraverso corridoi umanitari dall'Iran e dal Pakistan, che verranno realizzati anche grazie ai contributi dell'ARCI, della Caritas, della CEI, della Comunità di Sant’Egidio e Chiese Valdesi, dell’Unhcr.