Mozambico, la guerra sempre meno latente: "La pandemia qui ce la siamo dimenticata: abbiamo ben altri problemi"
ROMA (Agenzia DIRE) - "Del Covid-19 ci siamo quasi dimenticati che esista, abbiamo ben altre lotte da affrontare". Scrive così don Silvano Daldosso, missionario nel Nord del Mozambico, denunciando arresti e abusi dei diritti umani legati all'estendersi del conflitto tra militari e ribelli. La testimonianza arriva dal distretto di Memba, proprio al confine con Cabo Delgado, la provincia più ricca di idrocarburi del Paese, epicentro delle violenze. Secondo don Daldosso, veronese, responsabile della Missao de Nossa Senhora da Conceicao a Cavà, i giorni di Natale saranno segnati dall'incertezza. "La mia gente - dice il sacerdote - riceverà l'eucarestia con la paura nel cuore per il terrorismo che sta raggiungendo anche il nostro distretto".
La minaccia dei "difensori della tradizione". Il riferimento è ad Ansar al-Sunna, i cosiddetti "difensori della tradizione", uno dei gruppi attivi a Cabo Delgado, f…
ROMA (Agenzia DIRE) - "Del Covid-19 ci siamo quasi dimenticati che esista, abbiamo ben altre lotte da affrontare". Scrive così don Silvano Daldosso, missionario nel Nord del Mozambico, denunciando arresti e abusi dei diritti umani legati all'estendersi del conflitto tra militari e ribelli. La testimonianza arriva dal distretto di Memba, proprio al confine con Cabo Delgado, la provincia più ricca di idrocarburi del Paese, epicentro delle violenze. Secondo don Daldosso, veronese, responsabile della Missao de Nossa Senhora da Conceicao a Cavà, i giorni di Natale saranno segnati dall'incertezza. "La mia gente - dice il sacerdote - riceverà l'eucarestia con la paura nel cuore per il terrorismo che sta raggiungendo anche il nostro distretto".
La minaccia dei "difensori della tradizione". Il riferimento è ad Ansar al-Sunna, i cosiddetti "difensori della tradizione", uno dei gruppi attivi a Cabo Delgado, formazione islamica sunnita irachena che ha combattuto contro le truppe USA e i loro alleati locali durante la guerra in Iraq. Erano basati soprattutto nell'Iraq settentrionale e centrale e comprendeva combattenti iracheni (sia arabi sunniti che curdi sunniti). Nel 2007, si è diviso in due gruppi: uno ha iniziato a operare sotto il nome di Ansar al-Islam, e il secondo gruppo si è chiamato Ansar al-Sunnah Shariah Committee, prima di cambiare nome in Ansar al-Ahlu Sunnah nel 2011.
Ci sono già più di 740 mila sfollati. Nella provincia, secondo stime delle Nazioni Unite, gli sfollati sono almeno 740mila. A preoccupare non sono però solo le violenze dei ribelli. "Da tre settimane a Memba è arrivato un contingente di 150 militari in assetto antiterrorismo", riferisce don Daldosso. "Il governo ha distribuito questi soldati nelle aree della costa più a rischio ma la loro presenza non è una sicurezza per noi, bensì un motivo per altri soprusi e abusi". Secondo il missionario, "in questi giorni molte persone sono state picchiate senza motivo" e altre sono state "portate in carcere solo perché giravano per strada dopo il tramonto".
La guerra e gli interessi delle multinazionali dell'energia. Il conflitto, cominciato nel 2017, ha assunto una dimensione internazionale. A tutelare le concessioni delle multinazionali dell'energia, come l'americana Exxon Mobil o la francese Total, che sfruttano i giacimenti di gas a largo di Cabo Delgado, sono da alcuni mesi anche contingenti inviati dal Ruanda. Proprio la loro forza d'urto avrebbe contribuito all'ampliarsi del raggio di azione di Ansar Al-Sunna. "La settimana scorsa", riferisce don Daldosso, "si sono verificati attacchi nella provincia nord-occidentale di Niassa". I mozambicani mantengono però speranza e fede, garantisce il missionario. Don Daldosso riferisce anche di temperature molto diverse rispetto a quelle di questi giorni in Europa, "26 gradi di prima mattina, che nelle ore successive arrivano a 38° o 40° con un'umidità dell'80%". Ci sono poi le persone, il lavoro, la quotidianità.
Le ormai regolari infiltrazioni jihadiste. Quella del Mozambico è una zona di guerra uscita quasi totalmente dall'orizzonte dei media internazionali. Ma l'attentato sanguinoso del marzo scorso, con oltre 180 vittime nell’hotel Amarula nella città di Palma - centro nevralgico dei cospicui investimenti statunitensi e francesi per l'estrazione di idrocarburi, per tre giorni interi sotto l'assedio di un centinaio di miliziani di Ansar al-sunna al-Shabaab - ha evidenziato le dimensioni della posta in gioco di una crisi sempre meno latente. L'agguato omicida c'è stato nell’estremo Nord del Mozambico, l’ex colonia portoghese sull’Oceano Indiano, dove "fermenta" un miscuglio prossimo alla deflagrazione, fatto di povertà estrema, gigantesche riserve di gas off shore (tra le più grandi del mondo) e una minoranza musulmana umiliata, terreno fertile - ormai è la regola - s'infiltrano le formazioni jihadiste, che sfruttano i disagi sociali e le disuguaglianze, per arruolare nuovi miliziani pronti a combattere.