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Guerra, le storie di razzismo e discriminazione contro asiatici e africani al confine tra l'Ucraina e la Polonia

Guerra, le storie di razzismo e discriminazione contro asiatici e africani al confine tra l'Ucraina e la Polonia
Forme di intolleranza da parte delle forze dell'ordine ucraine e polacche, in contrasto con la diffusa disponibilità all'accoglienza della popolazione polacca. Le testimonianze di chi fugge raccolte sul posto
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MEDYKA-SHEHYNI (confine Polonia-Ucraina) - Tina Bazoladio, 27 anni, studentessa di medicina all'università nazionale di Kharkiv, sta finalmente per prendere posto in uno degli scompartimenti del treno in partenza da Leopoli, destinazione Przemysl Polonia. Dopo quattro giorni di viaggio e oltre sei ore di attesa, è arrivato il suo turno e può avvicinarsi ad una delle porte di entrata: sembra che l'odissea, in fuga dai bombardamenti, stia per arrivare a conclusione. Subito dopo aver messo piede dentro uno scompartimento, un poliziotto ucraino la strattona, intimandole di scendere. I militari dividono i passeggeri in due categorie: chi è bianco, chi non lo è. "Alla fine sono riuscita a salire, ma solo all'ultimo secondo, schiacciata contro la porta del vagone, dopo che tutte le donne ucraine erano state fatte sedere.

Asiatici e africani lasciati sui binari. Sui binari eravamo rimasti soltanto noi, gli stranieri asiatici e africani - racconta Tina che, a Kharkiv dal 2017, parla correntemente il russo e l'ucraino - "una volta in viaggio sono stati distribuiti dei panini, ma puntualmente la polizia, quando ci passava accanto, faceva finta di non vederci, né me, né gli altri ragazzi indiani." Quella di Tina è soltanto una delle diverse testimonianze di razzismo nell'Ucraina in guerra. I racconti che continuano a provenire dal posto di frontiera di Medyka - Shehyni, il percorso più battuto dai profughi per la sua vicinanza, appena settanta chilometri, con Leopoli, e da dove sono già passate più di 350.000 persone dall'inizio dell'invasione russa, sono altrettanto pesanti.

Le cariche della polizia sui somali e i nigeriani. Studenti nigeriani, somali, pachistani, fra gli altri, dichiarano di essere stati caricati dalla polizia locale, di aver aspettato dalle sette alle dieci ore in più rispetto ai cittadini ucraini per attraversare la frontiera e di non aver ricevuto, in molti casi, il permesso di espatriare. "Siamo rimasti fermi in macchina per tre giorni. Le guardie di frontiera ucraine ci hanno chiesto più volte dei soldi per farci attraversare il confine - racconta Ahmed, un ragazzo somalo di 23 anni al quale, dice, è stato rotto il telefono con un colpo di manganello durante uno scontro con la polizia del giorno precedente - ci hanno trattato come delle bestie, e dire che in fondo stiamo cercando di fare tutti quanti la stessa cosa: salvarci la vita". Accanto a lui Ismail, uno studente nigeriano di ingegneria all'università di Ivano-Frankivs'k, mostra il video una ragazza di colore, con in braccio un bambino di non più di tre anni, cui, in mezzo alla folla del confine con la Polonia, viene negato il passaggio.

La protesta degli africani al Consiglio di Sicurezza Onu. Una situazione così complessa, quella della profilazione etnica di cui sono accusate le autorità ucraine, da aver suscitato le proteste ufficiali di numerose nazioni africane al Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite. "Condanniamo con forza gli episodi di razzismo registrati in Ucraina, dannosi per lo spirito di solidarietà che è così urgentemente necessario oggi", ha affermato l'ambasciatore keniota all'ONU, Martin Kimani. "I maltrattamenti dei popoli africani ai confini dell'Europa devono cessare immediatamente", ha aggiunto Michel Xavier Biang, ambasciatore del Gabon, mentre l'Unione Africana, in una nota, ha affermato che: "E' inaccettabile che i cittadini africani in fuga dall'Ucraina subiscano un trattamento differenziato. Se tutto ciò fosse confermato, si tratterebbe di una evidente violazione del diritto internazionale: bisogna mostrare la stessa empatia e lo stesso sostegno per tutte le persone in fuga dalla guerra, a prescindere dalla loro identità razziale".

In Polonia le ronde razziste notturne. Anche sul lato polacco del confine si sono registrati, purtroppo, atti di razzismo. Se va menzionata la straordinaria ondata di solidarietà che la popolazione civile della Polonia sta dimostrando nei confronti dei profughi in arrivo dall'Ucraina, senza distinzione razziale e con un grande dispiego di volontari e ONG (organizzazioni non governative) sul campo, restano infatti sullo sfondo gli attacchi di alcuni gruppi nazionalisti polacchi a ragazzi africani e medio-orientali appena giunti nella cittadina di Przemysl, a pochi chilometri dal posto di frontiera di Medyka-Shehyni. Gli aggressori, due giorni fa, hanno organizzato delle ronde notturne alla ricerca di rifugiati non ucraini: tre indiani, due dei quali finiti in ospedale, sono stati picchiati da un gruppo di cinque uomini.

"Tornate nel vostro Paese". "Sono arrivati e hanno iniziato a urlare contro i gruppi di rifugiati africani e arabi che si trovavano fuori dalla stazione ferroviaria" racconta Kamil, un volontario polacco che dà una mano nella distribuzione dei beni di prima necessità ai profughi subito dopo il passaggio della frontiera. “Gli dicevano ‘tornate alla stazione dei treni! Tornate nel vostro paese', mentre cantavano 'Przemy?l è polacca' ". Anche per questo motivo il comandante della polizia provinciale di Rzeszów, il centro di riferimento nella regione orientale dei Transcarpazi, ha disposto il pattugliamento, 24 ore su 24, di una squadra antisommossa per la stazione di Przemy?l, trasformatasi ormai, a causa dell'emergenza, non solo in uno dei più grandi campi profughi d'Europa, ma anche nell'ennesimo, assurdo, palcoscenico dell'esasperato nazionalismo polacco.