Africa occidentale, almeno 27 milioni di persone stanno soffrendo la fame la peggiore crisi alimentare degli ultimi dieci anni
di Antonella Sinopoli , di Antonella SinopoliACCRA - Almeno 27 milioni di persone stanno soffrendo la fame in Africa occidentale. Si tratta della peggiore crisi alimentare degli ultimi dieci anni e il numero potrebbe salire a 38 milioni tra un paio di mesi a meno che non vengano presi provvedimenti urgenti. È questo l’appello lanciato da undici organizzazioni internazionali nell’ambito della conferenza sulla crisi alimentare e nutrizionale nel Sahel e nel lago Chad organizzata dall'Unione europea e dal Sahel and West Africa Club Secretariat, le cui previsioni sono ancora più tragiche. Addirittura si stimano 65 milioni di persone che rischiano di entrare nel circolo infernale del bisogno.
Le popolazioni maggiormente interessate. Sono quelle del Burkina Faso, Chad, Camerun, Mali, Mauritania, Niger e Nigeria che rappresentano il 92% delle persone colpite dalla crisi alimentare. Una crisi che è andata peggiorando negli anni e che ora la guerra in Ucraina non migliorerà di certo. Nel corso…
ACCRA - Almeno 27 milioni di persone stanno soffrendo la fame in Africa occidentale. Si tratta della peggiore crisi alimentare degli ultimi dieci anni e il numero potrebbe salire a 38 milioni tra un paio di mesi a meno che non vengano presi provvedimenti urgenti. È questo l’appello lanciato da undici organizzazioni internazionali nell’ambito della conferenza sulla crisi alimentare e nutrizionale nel Sahel e nel lago Chad organizzata dall'Unione europea e dal Sahel and West Africa Club Secretariat, le cui previsioni sono ancora più tragiche. Addirittura si stimano 65 milioni di persone che rischiano di entrare nel circolo infernale del bisogno.
Le popolazioni maggiormente interessate. Sono quelle del Burkina Faso, Chad, Camerun, Mali, Mauritania, Niger e Nigeria che rappresentano il 92% delle persone colpite dalla crisi alimentare. Una crisi che è andata peggiorando negli anni e che ora la guerra in Ucraina non migliorerà di certo. Nel corso dell’incontro è stato sottolineato che la produzione di cereali in alcune parti del Sahel è diminuita di circa un terzo rispetto allo scorso anno. Intanto, le scorte di cibo delle famiglie (ma anche quelle degli Stati) stanno finendo e la siccità, le inondazioni, i conflitti e gli impatti economici del Covid-19 hanno costretto milioni di persone ad abbandonare la propria terra e vendere i pochi beni che possiedono.
Una crisi nella crisi E' quella dei rifugiati e sfollati che continuano a cercare un luogo sicuro dove vivere. Secondo gli ultimi dati dell’UNCHR oltre 4.6 milioni di persone – 2 milioni in più rispetto al 2020 - rientrano nella categoria di rifugiati o richiedenti asilo nell’area centrale del Sahel (quindi Burkina, Mali e Niger) in Chad e Mauritania. Mentre sono quasi 3 milioni gli sfollati. In questo contesto già molto difficile, nell’Africa occidentale continuano ad aumentare i prezzi dei generi alimentari: +36%, +26%, +24% e +18% rispettivamente per mais, miglio, sorgo e riso.
Gli aumenti maggiori. I forti aumenti dei prezzi si osservano principalmente in Sierra Leone, Liberia, Ghana, Togo, Benin e Nigeria. Aumenti dovuti all'inflazione economica, ai costi di trasporto aggiuntivi causati dalle misure per contenere la pandemia, ma anche all'aumento dei prezzi di alcune materie prime (appunto: mais, riso, grano, zucchero, oli) sul mercato internazionale. Va anche notato l’aumento vertiginoso dei prezzi dei fertilizzanti, cosa che colpisce soprattutto i piccoli agricoltori. Questa situazione è in gran parte il risultato dell'impennata dei prezzi mondiali e rischia di avere ripercussioni negative sulla produzione agropastorale e sui prezzi dei generi alimentari.
Cala la disponibilità del grano. Inoltre, è probabile che la crisi provochi una significativa diminuzione della disponibilità di grano per i Paesi dell'Africa occidentale che importano almeno il 30%, e in alcuni casi più del 50%, del loro grano dalla Russia e dall'Ucraina (qui i recenti dati della FAO). L’organizzazione delle Nazioni Unite con sede a Roma ha sottolineato recentemente che la guerra in Ucraina può scatenare l’aumento del 20% dei prodotti alimentari in tutto il mondo. In Africa potrebbe voler dire il ritorno di disordini sociali e delle food riots degli anni anni 2007-2008 e delle Rivoluzioni del Nord Africa del 2011. Un altro probabile effetto della crisi in Europa è un forte calo degli aiuti internazionali al Continente. Molti donatori hanno già indicato che potrebbero tagliare i loro finanziamenti all'Africa.
L'esortazione delle organizzazioni umanitarie. Le organizzazioni umanitarie stanno dunque esortando i governi e i donatori a non ripetere i fallimenti dello scorso anno. Nel 2021, infatti, è stato finanziato solo il 48% del piano di risposta umanitaria in Africa occidentale. È il motivo per cui l’ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA) sta spingendo affinché i Paesi donatori colmino il deficit di finanziamento di 4 miliardi di dollari necessari per affrontare la crisi in questa regione del Continente. Uno degli elementi che fa capire la drammaticità della situazione è il costante aumento della malnutrizione. Secondo le Nazioni Unite quest'anno 6,3 milioni di bambini sotto i cinque anni in sei Paesi del Sahel, saranno gravemente malnutriti - inclusi più di 1,4 milioni di bambini nella fase di malnutrizione acuta grave - rispetto ai 4,9 milioni di bambini che risultavano gravemente malnutriti nel 2021.