Mondo Solidale

Sri Lanka, il Paese soffoca nella crisi economica: sospesi i pagamenti di 35 miliardi di dollari ai creditori stranieri, ma i problemi arrivano da lontano

Sri Lanka, il Paese soffoca nella crisi economica: sospesi i pagamenti di 35 miliardi di dollari ai creditori stranieri, ma i problemi arrivano da lontano
L'economia del Paese era già compromessa per la cattiva gestione dei governi, negli ultimi anni, al punto che anche gli ex sostenitori dell'esecutivo hanno dato vita a violente proteste su piazza. Il ruolo delle organizzazioni umanitarie
3 minuti di lettura

ROMA - Il Paese asiatico - scrive Ivana Pisciotta dell'Agenzia Italia (AGI) - è entrato ufficialmente in default, annunciando che avrebbe sospeso i pagamenti sui 35 miliardi di dollari che il governo deve ai creditori stranieri. In una nazione in cui il turismo rappresenta un'importante fonte di reddito, e quindi già fortemente penalizzato dalla pandemia, l'impennata dei prezzi dei generi alimentari e dell'energia e il risultato della perturbazione dei mercati delle materie prime causati dalla guerra in Ucraina, hanno inferto un altro, gravissimo, colpo decretandone il fallimento. L'economia del Paese pertanto era già mal gestita negli ultimi anni al punto che anche gli ex sostenitori del governo hanno dato vita a violente proteste su piazza, per l'aumento di stridenti disuguaglianze tra gli strati sociali. E lo Sri Lanka potrebbe non essere l'unico Paese ad arenarsi nelle condizioni pericolose che rischiano di far deragliare la ripresa post-pandemica a causa della guerra in Ucraina.

Una nazione già povera in ginocchio. La situazione tragica dello Sri Lanka è al centro dell'attenzione di organizzazioni umanitarie come il National Fisheries Solidarity Organization (Nfso) un gruppo di organismi organizzati che si batte per i diritti economici e sociali dei lavoratori e che ha più volte sollecitato il Governo di Colombo ad adottare misure per proteggere l’industria della pesca, il principale comparto economico trainante del Paese, assieme al turismo. Ora, con l'aumento dell'inflazione e dei tassi d'interesse gli equilibri sono saltati e mettono in ginocchio gli strtati già molto poveri della societa. I prezzi degli alimenti sono aumentati di quasi il 20% quest'anno e un importante distributore di carburante - Lanka IOC, che rappresenta un terzo del mercato - ha aumentato proprio oggi i suoi prezzi di ben il 35%. Sempre oggi, il paese si prepara a cruciali colloqui con il Fondo Monetario Internazionale per tentare un disperato salvataggio.

Una morsa sulla peggiore crisi dal 1948. Lo Sri Lanka è dunque nella morsa della sua peggiore crisi economica dall'indipendenza nel 1948, è andato in default sul suo debito estero già da circa un mese. La rupia si è svalutata di oltre il 60% nell'ultimo mese. E quanto ai prezzi, l'inflazione complessiva ha raggiunto quasi il 20% ad aprile, e il 30% per il settore alimentare. Molto più rapido è stato l'aumento del costo dell'energia: basti pensare che dall'inizio dell'anno, la benzina è aumentata del 90%, mentre il diesel, usato per il trasporto pubblico, del 138%. Il Paese che conta 22 milioni di abitanti soffre da mesi di carenza di beni essenziali (cibo, carburante, medicine), e di lunghe interruzioni quotidiane di energia elettrica. 

Oltre 50 miliardi di debito con l'estero. Con oltre 50 miliardi di dollari (46 miliardi di euro) di debito estero e una carenza di riserve in valuta estera, sta attualmente lottando per pagare le importazioni essenziali. Ciò ha portato a forti aumenti del prezzo di beni essenziali come riso, carburante e latte. Intanto il nuovo ministro delle finanze dello Sri Lanka, Ali Sabry, si è recato a Washington, nel tentativo di assicurarsi un salvataggio di 3-4 miliardi di dollari dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). Pandemia e guerra a parte, i problemi del Paese risalgono a molto più lontano.

Il ricorso alle obblilgazioni sovrane. Dall'inizio degli anni 2000, i governi dello Sri Lanka hanno preso sempre più in prestito dai mercati internazionali dei capitali privati attraverso l'emissione di obbligazioni sovrane, contribuendo seriamente alla precarietà della bilancia dei pagamenti del Paese. Un forte calo dei prezzi di mercato di queste obbligazioni - i titoli sovrani internazionali (ISB) costituiscono una parte importante del debito estero del paese - ha fatto seguito all'annuncio di martedì scorso dello Sri Lanka di un default preventivo. Il governo del presidente dello Sri Lanka Gotabaya Rajapaksa subito dopo il suo insediamento nel 2019 ha cercato di correre ai ripari riducendo le tasse indirette sui consumi e attuando tutta una serie di tagli fiscali che hanno portato a squilibri macroeconomici su tutti i fronti e hanno esacerbato la crisi economica. Per gli analisti, ci vorranno almeno cinque anni da riprendersi da questo pasticcio. 

Proprio oggi che inizia la missione a Washington, - Rajapaksa - peraltro fortemente contestato dalla piazza - ha deciso di fare un rimpasto di governo, confermando cinque ministri e allargandolo a 17 nuovi senza includere membri della sua famiglia che sono stati eliminati proprio a causa delle proteste. Il fratello maggiore del presidente, Mahinda Rajapaksa, rimane comunque primo ministro. Secondo gli analisti, è l'instabilità politica ora a rappresentare un ostacolo a trovare un modo per uscire dalle turbolenze finanziarie e dai crescenti disordini popolari. Migliaia di cingalesi hanno protestato fuori dall'ufficio del presidente a Colombo per oltre una settimana, chiedendo che lasciasse il governo. Ma per ora hanno assistito solo ad un rimpasto, del modello gattopardesco, e cioé secondo il principio che "tutto cambia perché nulla cambi"