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Repubblica Centrafricana, imperversano le violenze: "Hanno ammazzato i miei tre figli che ho seppellito in una fossa comune"

E' la testimonianza di Jeremy raccolta dall'équipe di Medici Senza Frontiere nel campo per sfollati di Yetomane di Ippy, a circa 40 km da casa sua. Un Paese ricchissimo di risorse, letteralmente al tracollo
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ROMA – Lontano dall’attenzione dei media internazionali, violenze armate imperversano in molte aree della Repubblica Centrafricana (RCA), costringendo intere comunità ad abbandonare le proprie case e a confrontarsi con morte e disperazione. Un conflitto interno, questo, cominciato dopo che alcune formazioni armate - che nascono e scompaiono e che servono più che altro a controllare le zone - hanno accusato il governo del presidente François Bozizé di non riuscire a rispettare gli accordi di pace firmati nel 2007 e nel 201. La guerra civile viene spesso rappresentata, dai pochi medium che se ne occupano, come uno scontro interreligioso. Ma non è esattamente così. All'origine, sì, era questa la ragione. Oggi la guerra, che ha messo radici nel profondo del tessuto sociale, oppone la maggioranza cristiana alla minoranza musulmana, ma ha una matrice politica e geografica, peraltro assai frequente nei conflitti africani. Ma ha…

ROMA – Lontano dall’attenzione dei media internazionali, violenze armate imperversano in molte aree della Repubblica Centrafricana (RCA), costringendo intere comunità ad abbandonare le proprie case e a confrontarsi con morte e disperazione. Un conflitto interno, questo, cominciato dopo che alcune formazioni armate - che nascono e scompaiono e che servono più che altro a controllare le zone - hanno accusato il governo del presidente François Bozizé di non riuscire a rispettare gli accordi di pace firmati nel 2007 e nel 201. La guerra civile viene spesso rappresentata, dai pochi medium che se ne occupano, come uno scontro interreligioso. Ma non è esattamente così. All'origine, sì, era questa la ragione. Oggi la guerra, che ha messo radici nel profondo del tessuto sociale, oppone la maggioranza cristiana alla minoranza musulmana, ma ha una matrice politica e geografica, peraltro assai frequente nei conflitti africani. Ma ha soprattutto una ragione legata al controllo da parte di sedicenti gruppi "ribelli" delle immense ricchezze custodite nel sottosuolo del Paese.

Ancora una volta, grandi ricchezze e profonde povertà. Vale la pena comunque ricordare che la Repubblica Centrafricana è uno di quegli Stati quasi invisibili sulla carta geografica, tra i più poveri, se non il più povero, del mondo secondo la Banca Mondiale, figurando spesso 188° posto (su 189) nella classifica dell’Indice di Sviluppo umano del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDEP). Ma è anche un luogo zeppo di ricchezze incalcolabili, di risorse naturali, che vanno dai diamanti all’oro: una condizione, comune a molte nazioni africane depredate dal colonialismo e dal post-colonialismo, che ha gettato la popolazione nel baratro di una crisi che ha ciclicamente portato al governo dittatori spietati o faccendiari stipendiati dall’ex potere coloniale.

Si muore fuggendo dagli orrori. All’inizio del 2022, l’area di Ippy - nel centro del Paese, a circa 490 Km a Nord Est della capitale Bangui - ha vissuto nuovi scontri tra gruppi dei cosiddetti "ribelli" e le truppe governative. In fuga dalla violenza, migliaia di persone sono fuggite dai villaggi rurali, in direzione della città di Ippy e dei campi per sfollati interni nell’area, allestiti negli ultimi mesi e anni. “Quando sono scoppiate le violenze siamo fuggiti nel villaggio vicino, ma anche quello è stato attaccato e i miei tre figli sono stati uccisi”, racconta Jeremy, che si è trasferito con sua moglie e i suoi figli nel campo per sfollati di Yetomane di Ippy, a circa 40 km da casa sua. “Li abbiamo seppelliti in una fossa comune e siamo ripartiti. Da allora non sono più riuscito a dormire”. Olga e Jean-Claude hanno percorso quasi 140 chilometri con i loro sei figli per raggiungere il campo per sfollati interni di Bogouyo. “Abbiamo camminato per una settimana, con anziani, bambini e malati” raccontano. “Alcuni sono morti lungo la strada e siamo stati costretti ad abbandonare i loro corpi nella boscaglia, senza poterli seppellire. Erano solo coperti di erba. I bambini hanno visto tutto. Come faranno a dimenticare queste immagini?”

L’intervento di medici Senza Frontiere. A febbraio, MSF ha inviato un team di emergenza a Ippy per fornire supporto medico a persone vulnerabili come Jeremy, Olga e Jean-Claude. “Nei campi i bisogni essenziali non erano coperti e così la nostra prima priorità è stata quella di limitare il rischio di malattie legate all’acqua e alla scarsa igiene.” afferma René Colgo, capomissione di MSF in RCA. “Nella fase di emergenza abbiamo costruito 269 latrine, installato punti di distribuzione d’acqua e organizzato donazioni di sapone e taniche”. L'installazione di questi punti di distribuzione ha consentito di aumentare l'accesso all'acqua potabile a 15 litri al giorno per persona, quando prima dell’arrivo di MSF era solo di 1,6 litri. Quando altre organizzazioni sono arrivate e hanno assunto la gestione di queste installazioni, le équipe di MSF hanno concentrato il supporto su due strutture sanitarie locali.

In soli due mesi ricoverati 381 bambini. “L'assistenza sanitaria di base era disponibile per gli sfollati, ma i casi medici più complessi necessitavano di cure più adeguate, soprattutto per i bambini e le donne in gravidanza, categorie particolarmente a rischio”, continua Colgo di MSF. “Abbiamo quindi fornito personale e attrezzature per rafforzare i servizi pediatrici e neonatali, la gestione delle complicanze legate alla gravidanza e per il trasferimento dei pazienti verso altre strutture mediche ". Con il supporto di MSF, in soli due mesi sono stati ricoverati 381 bambini, la maggior parte dei quali affetti da una grave forma di malaria. I team di MSF hanno garantito assistenza medica anche a 31 donne con complicazioni durante la gravidanza, praticato 20 parti cesarei e trasferito decine di pazienti a Bambari affinché potessero ricevere cure più critiche.

La Campagna di vaccinazione. All’inizio di maggio, MSF ha inoltre avviato una campagna di vaccinazione per garantire una protezione di base contro malattie come il morbillo, la poliomielite, la febbre gialla, la meningite e la tubercolosi a circa 20.000 bambini sotto i 10 anni e a 9.000 donne incinte. Partita dalla città di Ippy, la campagna di immunizzazione ha incluso anche la vaccinazione contro il Covid-19, che continuerà fino a luglio. 

I bisogni restano enormi. Nonostante oggi la situazione a Ippy sia leggermente più tranquilla, con i residenti che cominciano a tornare nei villaggi o in città, le condizioni di vita restano drammatiche e incerte dopo anni di insicurezza cronica e sfollamenti. “Mentre le persone lasciano i campi, i bisogni rimangono enormi nell’area” dichiara Colgo di MSF. “L’accesso ai servizi sanitari e all’acqua era limitato a Ippy, ancor prima che si verificassero le ultime ondate di sfollamento. I recenti eventi hanno ulteriormente aggravato la situazione. Molte persone sono indigenti e non hanno i mezzi per pagare l’assistenza sanitaria o il cibo. Alcuni sono traumatizzati dalle violenze fisiche e sessuali subite durante il viaggio o dalle condizioni di vita nei campi. È evidente come ci sia bisogno di un sostegno duraturo”.