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Libano, si affronta la crisi economica e sanitaria tra le peggiori al mondo con alcuni farmaci che costano il doppio di uno stipendio

Amnesty International: il governo libanese ha tolto le sovvenzioni pubbliche per la maggior parte dei farmaci, con il risultato che la gran parte della popolazione non può più permettersi le cure
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ROMA - Amnesty International nel suo rapporto “Libano: il governo deve garantire la disponibilità dei farmaci a prezzi convenienti” lancia l’allarme sulla grave crisi economica e sanitaria che sta vivendo la popolazione libanese da quando il governo, un anno fa, ha rimosso i sussidi per la maggior parte dei farmaci. Il governo inoltre non ha rispettato l’impegno di aumentare i finanziamenti per i centri di assistenza sanitaria di base, che forniscono farmaci gratuiti o a basso costo. Una crisi che la Banca Mondiale descrive come una delle peggiori depressioni nazionali del mondo, che oltre tutto ha un impatto devastante sulle famiglie più vulnerabili del paese, compresi i rifugiati siriani, che sono più di un milione e mezzo. 

Crisi sanitaria e politiche inefficaci. Per affrontare le difficoltà economiche causate dalla rapida perdita di valore della Lira libanese e dall’esaurimento delle riserve di valuta estera della Banca centrale, il 9 novembre 2021 il Ministero della Sanità Pubblica ha revocato con effetto immediato i sussidi su tutti i farmaci, molti dei quali salvavita, a eccezione di quelli per il trattamento del cancro e di altre malattie croniche. La conseguenza è che i prezzi della maggior parte dei medicinali sono aumentati in modo esponenziale.

La ricerca di Amnesty. Durante una missione compiuta tra il 19 luglio e il 12 agosto 2022, l’Organizzazione ha visitato tre centri che prestano assistenza sanitaria di base nelle zone di Beirut e di Baalbek. I ricercatori hanno intervistato ventitré persone tra operatori sanitari, funzionari della sanità, farmacisti, operatori di ONG e pazienti. Il quadro che è emerso è piuttosto grave. “Le persone stanno affrontando sofferenze inimmaginabili, mentre le autorità libanesi continuano a sottrarsi alla responsabilità di salvaguardare il diritto alla salute”, ha detto la vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa, Aya Majzoub.

I centri di assistenza sanitaria di base. Supervisionati dal Ministero della Sanità Pubblica e gestiti dalle organizzazioni non governative insieme alle autorità locali, questi centri sono diventati l’ultima speranza per chi ha bisogno di medicine gratuite o a basso costo. Tuttavia, nonostante il sostanziale aumento del numero di persone in stato di necessità, i centri non hanno ricevuto maggiori finanziamenti e di conseguenza mancano i farmaci salvavita.

Alcuni farmaci costano il doppio di uno stipendio. Secondo le stime riportate da Amnesty i nuovi prezzi dei farmaci, venuto meno il sussidio pubblico, sono fuori portata per la gran parte della popolazione. In alcuni casi addirittura il prezzo è il doppio del salario minimo. Il numero dei pazienti che accede ai centri sanitari di base è aumentato del 62 per cento dal 2020 a oggi, stando alla testimonianza di un funzionario del Ministero della Sanità Pubblica ascoltato dall’organizzazione.

La spesa pubblica nel settore sanitario. La spesa pubblica complessiva è stata ridotta del 40 per cento tra il 2018 e il 2022. Il finanziamento ai centri sanitari base è rimasto invariato: il 3 per cento del bilancio sanitario totale. Ma poiché è diminuito quello generale, nei fatti risulta inferiore anche quello ai centri di assistenza.

I farmaci antitumorali. Sono tra i pochi, insieme a quelli per alcune malattie croniche, ad avere conservato le sovvenzioni del governo. Ma in tutto il paese mancano le scorte. Il Ministero della Sanità Pubblica attribuisce in parte la responsabilità di queste carenze ai commercianti e ai contrabbandieri, che acquistano i farmaci a basso costo e li accumulano nei magazzini per poi immetterli sul mercato a prezzi gonfiati quando la crisi diventa più seria. Tuttavia – scrive Amnesty – gli sforzi messi in atto dal governo per contrastare questa pratica fino a oggi sono stati molto deboli. I malati di cancro stanno anche comprando dall’estero i propri farmaci chemioterapici in modo da continuare il trattamento negli ospedali. Altri pazienti invece stanno razionando o sostituendo la medicina per risparmiare denaro, con gravi ripercussioni sulla salute.

Le storie. Fadia, malata di cancro al seno, ha dovuto saltare già una seduta di radioterapia a causa della mancanza di farmaci. “Ogni volta sento sempre la stessa promessa: la settimana prossima. Intanto sono passati tre mesi. Vivo nella costante paura di non trovare la medicina per la prossima sessione di terapie", ha raccontato all’ONG. Richard, un uomo di 35 anni affetto dal morbo di Crohn, una malattia autoimmune cronica dell'apparato digerente, è stato costretto ad acquistare i suoi farmaci all'estero poiché dal 2021 in Libano non sono più disponibili. I ritardi nelle cure gli hanno già causato gravi complicazioni di salute.

La crisi economica. Nel Paese mancano anche molti farmaci non sovvenzionati a causa della crisi finanziaria in corso. Un membro dello staff di un'azienda farmaceutica locale ha spiegato ad Amnesty International che la fornitura di farmaci non sovvenzionati è incostante a causa dei debiti accumulati dagli importatori locali nei confronti delle aziende all'estero. Le aziende farmaceutiche straniere, infatti, non accettano nuovi ordini fino a quando non vengono saldati i vecchi conti. Nel luglio 2022, il capo del Sindacato delle industrie farmaceutiche in Libano ha chiarito che gli importatori locali devono alle società farmaceutiche internazionali 400 milioni di dollari. Di conseguenza, le importazioni farmaceutiche del Libano sono crollate da 1,184 miliardi di dollari nel 2020 a 750 milioni di dollari nel luglio 2022.