Repubblica Centrafricana: gli incidenti causati dagli ordigni esplosivi indeboliscono l’intervento umanitario
ROMA - Secondo l’ultimo rapporto dello United Nations Mine Action Service (UNMAS) nelle prime sei settimane del 2023 si sono verificati quattordici incidenti causati dagli ordigni esplosivi nella zona occidentale della Repubblica Centrafricana. Esplosioni che hanno causato sette morti, cinque feriti, e l’interruzione dell’assistenza umanitaria. Nel 2022, sempre secondo le stime dello United Nations Mine Action Service, si sono verificati 53 incidenti con ordigni esplosivi, quasi tutti concentrati nell’Ovest del Paese. Il bilancio è di dodici morti e 46 feriti. Il 21 gennaio di quest’anno una nuova esplosione, provocata da un attacco armato nei pressi dell’ufficio doganale di Beloko, ha comportato la chiusura del confine con il Camerun fino al 27 gennaio, con gravi ripercussioni sull’ingresso degli aiuti umanitari nel Paese. Vale la pena ricordare che la Repubblica Centrafricana vanta ingenti risorse naturali - una ricchezza che, come avviene in molti Paesi africani potenzialmente ricchissimi, si trasforma in una vera "maledizione" - ed è alle prese, dal 2013, con una grave situazione politico-militare che non ha lasciato scampo a rappresaglie e violazioni dei diritti umani nonostante una presenza dei "caschi blu" delle Nazioni Unite.
La crisi umanitaria. Gran parte della popolazione continua ad affrontare una grave crisi umanitaria, in particolare nelle aree dell’entroterra, dove gli scontri etnici e l’insicurezza generalizzata costringono molte persone a spostarsi. Più di un centrafricano su cinque è sfollato all'interno del paese o nei paesi vicini. L'accesso ai servizi di base come la sanità e l'istruzione, nonché ai mezzi di sussistenza, compresa l'agricoltura, continua a essere gravemente limitato. Nel 2023 si stima che 3,4 milioni di persone avranno bisogno di protezione umanitaria: un numero cresciuto del 10 per cento rispetto al 2022.
I bisogni umanitari. I settori con le maggiori richieste di intervento sono quelli che riguardano l’acqua potabile, i servizi igienico-sanitari, la sicurezza alimentare e la protezione. Inoltre lo stress all'interno delle famiglie dovuto all'insicurezza alimentare ha portato a un aumento significativo della violenza di genere, che colpisce migliaia di donne e ragazze.
Il contesto politico. A distanza di quasi dieci anni dal colpo di stato che ha gettato il Paese nel caos e portato allo scioglimento delle Forze armate centrafricane (FACA), i militari hanno ristabilito la loro presenza in tutti i principali centri urbani. I vantaggi di questo ridispiegamento rischiano tuttavia di essere compromessi dalle procedure di reclutamento opache dell'esercito, dalle molteplici catene di comando, dalla mancanza di formazione e dalla cattiva gestione finanziaria, secondo l’analisi del Crisis Group.
La questione dell’esercito. Nel 2017, dopo una turbolenta transizione, la Repubblica Centrafricana ha adottato un Piano di Difesa Nazionale con il sostegno della missione di pace delle Nazioni Unite (MINUSCA). Le FACA dovevano essere ristrutturate in un esercito regolare e i soldati assegnati a basi permanenti con le loro famiglie. Il Piano prevedeva anche l'aumento del numero delle truppe a 9.800, in linea con le priorità strategiche di difesa dell'integrità territoriale del Paese e di protezione della popolazione.
La deroga all’embargo di armi. Nel 2018 il Comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite ha allentato l’embargo di armi stabilito in precedenza e autorizzato non solo la consegna di armamenti da Mosca, ma anche il dispiegamento di istruttori russi per addestrare le FACA e accompagnarle nei territori dell’entroterra.
La svolta del 2020. La situazione è cambiata radicalmente nel dicembre 2020, quando uno dei principali gruppi ribelli, l’Unione del Patrioti per il Cambiamento, guidato da François Bozizé, ha minacciato di impadronirsi della capitale, Bangui, poiché ha giudicato le elezioni presidenziali e legislative come illegittime. Le FACA, insieme alle forze alleate russe e ruandesi inviate su richiesta del presidente Faustin Archange Touadéra, hanno lanciato una controffensiva che tra gennaio e marzo 2021 ha ridotto il controllo dei gruppi armati sull'entroterra. Alcuni ribelli sconfitti hanno scelto l'esilio in Ciad, insieme a Bozizé, altri nel vicino Sudan. Altri si sono dedicati al banditismo. Sebbene la controffensiva abbia contribuito a ridistribuire le truppe nei principali centri urbani del paese, lo ha fatto a caro prezzo di vite umane. Le autorità centrafricane devono ancora adottare misure adeguate per sanzionare i responsabili delle gravi violazioni dei diritti umani registrate. Queste operazioni hanno anche allontanato il governo dagli obiettivi iniziali del Piano di difesa nazionale.
L’addestramento dei soldati. Le nuove reclute delle FACA non sono sottoposte ad alcuna forma di controllo. In diversi casi, secondo fonti vicine ai gruppi armati intervistati da Crisis Group, gli ex ribelli che aderiscono al programma di Smobilitazione, Disarmo e Reintegrazione creato dall'accordo di pace del febbraio 2019 e facilitato dalla MINUSCA, vengono integrati direttamente nelle FACA. Questo fenomeno è evidente nel centro del Paese, dove le divisioni all'interno di uno dei principali gruppi ribelli, l'Unione dei Patrioti per il Cambiamento, hanno portato alla defezione di circa 400 combattenti che sono passati alle FACA senza alcun addestramento.
La qualità della formazione. Secondo le informazioni ottenute da Crisis Group, le reclute ricevono dalle tre alle cinque settimane di addestramento militare dalle forze russe. La formazione è stata inizialmente affidata alla missione europea EUTM e comprendeva sei mesi di esercitazioni militari, oltre a corsi sul rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Ma l'Unione Europea l’ha sospesa nel dicembre 2021 a seguito dell'interferenza del gruppo di sicurezza privata russa Wagner nel comando delle FACA. La formazione fornita dagli istruttori russi dal 2018 è durata inizialmente tre mesi ma è stata ridotta nel 2021 a poche settimane per accelerare gli schieramenti.