ROMA - Si aggrava in Sudan il bilancio degli scontri tra le forze armate dell'esercito regolare e truppe di supporto rapido (RSF). A farne le spese - come sempre - è soprattutto la popolazione civile. Le persone uccise, al momento, sono almeno 56; i feriti circa 600. Lo si apprende da un twitter diffuso dal Comitato centrale dei medici sudanesi. Solo nella capitale Khartoum si contano per ora 27 morti e 300 feriti. Tra le vittime ci sono anche dei militari. A combattere per le strade di Khartoum ci sono tra le truppe dell'esercito fedeli a quello che, di fatto, è il leader del Paese africano, il generale Abdel Fattah al-Burhan, contrapposte alle Forze di Supporto Rapido (RSF),, al comando dal numero 2 del Sudan, Mohamed Hamdan Dagalo, comandante dei famigerati Janjaweed, accusato di una quantità davvero impressionante di crimini contro l'umanità e massacri di interi villaggi di neri nel Darfur e nel Kordofan.
Combattimenti per tutta la notte. Tutte e due le forze in campo fanno sapere di tenere sotto il loro controllo l'aeroporto della capitale e di altri luoghi-chiave. Le raffiche dei ficili automatici e le esplosioni si sono sentite tutta la notte - riferiscono gli operatori umanitari di EMERGENCY, che lavorano nel Centro Salam di cardiochirurgia a Khartoum. Le formazioni di supporto rapido hanno anche rivendicato di essere presenti e di controllare altre tre scali aerei sudanesi, la residenza del capo dell'esercito e del palazzo presidenziale. Affermazioni invece smentite in un'intervista ad Al-Jazeera da un generale dell'esercito regolare. conflitti a fuoco sono stati segnalati anche a ridosso della stazione televisiva di Stato, al memento pare controllata dalle forze di intervento rapido.
Uccisi tre dipendenti dell'PAM-WFP. Intanto il numero delle vittime aumenta di ora in ora. Uno dei sindacati dei medici sudanesi ha fatto sapere di non poter calcolare, al omento, quante sono esattamente le vittime civili. Si è sapero però che tre dipendenti del Programma Alimentare Mondiale (PAM-WFP), un organismo delle Nazioni Unite che fornisce assistenza alimentare alle comunità vulnerabili, sono stati uccisi durante uno scontro tra le forze armate che stanno combattendo nella regione occidentale del Paese. Altri due membri dello staff sono stati gravemente feriti. si ha notizia anche di saccheggi dei militari delle forze di intervento rapido ai veicoli del PAM.
Il naufragio verso la transizione democratica. La guerra civile è scoppiata non solo per le tensioni fra le due fazioni militari, in un contesto di passaggio al governo civile, ma anche per contrapposti interessi economici. La transizione ad un governo a guida civile, dopo il colpo di Stato del 25 ottobre 2021, quando il generale Abdel Fattah al-Burhan prese il potere con le armi. Si interruppe così, drasticamente, una faticosa transizione democratica cominciata nell'aprile 2019, quando Omar Hassan el Bashir era stato deposto a furor di popolo, dopo 30 anni di governo. Il naufragio del tentativo di costruire un assetto democratico nelle mani delle forze politiche civili, e il tentativo di integrare le RSF nell'esercito regolare - osteggiato da Mohamed Hamdan Dagalo, capo dei janjaweed - ha riportato il Paese nel caos.
Le voci degli operatori di EMERGENCY. “Al momento abbiamo rimodulato l’attività nei nostri centri – spiega Muhameda Tulumovic, direttrice del programma in Sudan dell'Organizzazione fondata da Gino Strada - nel Centro Salam di cardiochirurgia a Khartoum molti membri dello staff sudanese non possono tornare a casa per motivi di sicurezza e rimarranno qui. Abbiamo chiuso il Centro pediatrico di Mayo, alle porte della capitale, facendo evacuare lo staff. Dalle città dove operiamo con gli altri nostri due centri pediatrici le notizie che ci giungono al momento sono, da Port Sudan, di forze dell’ordine, esercito e carri militari in strada, pronti a intervenire in caso del diffondersi degli scontri anche se al momento la situazione è ancora sotto controllo; da Nyala, di aeroporto e negozi chiusi e forze armate appena fuori dalla città”. Va ricordato che EMERGENCY è presente in Sudan con il Centro Salam e con i centri pediatrici di Mayo (Khartoum), Nyala (Sud Darfur) e Port Sudan dove offre cure gratuite ai minori di 14 anni.