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Sudan, oltre 200 bambini sono stati uccisi e altri 1.800 circa sono rimasti feriti da quando il conflitto è scoppiato, il 15 aprile scorso

Sudan, oltre 200 bambini sono stati uccisi e altri 1.800 circa sono rimasti feriti da quando il conflitto è scoppiato, il 15 aprile scorso
Il report dell'UNICEF. I bambini vivono in mezzo a terribili violenze da quasi tre settimane e un numero crescente di famiglie si sta spostando per mettersi al sicuro oltre i suoi confini del Paese. Anche gli operatori umanitari hanno subito attaccati
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ROMA - Fin da stamattina ci sono stati altri combattimenti nelle zone a Sud di Khartoum, proprio mentre gli inviati delle parti in guerra erano in Arabia Saudita per colloqui che i mediatori internazionali sperano possano porre fine ad un conflitto che dura dal 15 aprile scorso. Anche se al momento non si è in grado di confermare le stime delle vittime civili a causa dell'intensità della violenza, l'UNICEF segnala che circa 200 bambini sono stati uccisi e altri 1.700 sono rimasti feriti da quando il conflitto è scoppiato. E' una guerra tutta interna al Paese africano, dove la questione cruciale è quella del ruolo delle forze armate e della loro composizione. L'esercito in Sudan, infatti, ha sempre svolto un ruolo decisivo, non solo strettamente politico, ma anche economico, dal momento che gli alti ranghi delle forze armate controllano molte attività produttive e dei servizi fondamentali per il Paese.

Uno scontro armato senza esclusione di colpi. Va ricordato che sabato 15 aprile le forze armate sudanesi hanno risposto ad un tentativo di golpe nella capitale dove le milizie paramilitari hanno fatto arrivare propri mezzi e uomini in tenuta da guerra. E' iniziato uno scontro armato senza esclusioni di colpi, sia sul terreno che per via aerea, con i bombardamenti dell’aviazione militare. Gli scontri sono culminati in un conflitto politico tra due protagonisti al potere nel Paese: il generale Abdel Fattah Al Burhan, comandante delle Forze armate sudanesi e capo del Consiglio Sovrano, attuale organo di governo in Sudan e il suo vice presidente, oltre che leader delle Forze di supporto rapido, il generale Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemeti.

I bambini al centro di violenze impressionanti. I bambini vivono in mezzo a terribili violenze da quasi tre settimane e innumerevoli famiglie si stanno spostando per mettersi al sicuro oltre i suoi confini del Sudan. Anche gli operatori umanitari sono stati attaccati, mentre le strutture, i veicoli e le forniture umanitarie - comprese quelle dell'UNICEF - sono state saccheggiate o distrutte. Questi attacchi stanno compromettendo la nostra capacità di raggiungere i bambini in tutto il Paese con servizi sanitari, nutrizionali, idrici e igienici salvavita. È fondamentale che le parti in conflitto rispettino il diritto internazionale, garantendo che gli attori umanitari possano operare in sicurezza sul campo per sostenere i civili in difficoltà. Chiediamo l'importazione illimitata, senza ostacoli e senza interruzioni di forniture umanitarie e commerciali essenziali, tra cui cibo e carburante, via mare, aerea e strada - indipendentemente da chi controlla queste aree.

La testimonianza del capo missione di COOPI. “Improvvisamente hanno iniziato a sparare da diversi punti della città e non hanno mai smesso, intrappolando i civili all’interno dei quartieri”. E' la testimonianza riferita ad uno dei giorni appena trascorsi di Andrea Lorenzetti, il capo missione in Sudan di COOPI.  Lui, così come altri dieci operatori internazionali della Ong si trovavano già a Khartoum e in Darfur quando il conflitto è scoppiato. Intere famiglie si sono chiuse in casa, lontano dalle finestre per evitare proiettili vaganti, con le scorte di cibo e acqua in esaurimento. Molte altre sono fuggite di notte, nei rari momenti in cui i militari non sparavano. Il Sudan è un Paese che vive da anni un’emergenza umanitaria importante e ora più che mai ha bisogno dell'aiuto del sistema umanitario. Per questo COOPI non si fermerà: è lì dal 2004 e ha scelto di restare, nonostante questa guerra.