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Congo, gli ospedali sono diventati un bersaglio, per gli oltre 700 mila sfollati anche l'assistenza sanitaria è diventata pericolosa

Il racconto di Medici senza Frontiere che opera con diversi centri nella provincia di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, ex colonia belga
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ROMA – Il conflitto decennale nella Repubblica Democratica del Congo ha costretto circa 700 mila persone a lasciare le proprie case a Djugu, nella provincia di Ituri. I processi di pace avviati nel passato non sono andati a buon fine e la situazione è peggiorata dall'inizio dell'anno. Solo nel 2023 sono state sfollate oltre 150 mila persone, la gran parte delle quali ha difficoltà di accedere alle cure mediche e ai servizi essenziali. Quando i combattimenti incalzano e si avvicinano alle strutture mediche, tra l'altro, il personale sanitario è costretto a scappare e a interrompere i servizi di assistenza. In alcune zone le equipe di Medici senza Frontiere sono rimaste le uniche ad assistere gli sfollati.

Il racconto. L' ospedale di Drodro, per esempio, con i suoi 100 posti letto, si è svuotato in meno di mezz'ora a causa del rumore degli spari a circa un chilometro di distanza. Alcuni pazienti sono riusciti a fuggire rapidamente dall'area, prima che le strade diventassero troppo pericolose, riporta Medici senza Frontiere. Ed è la terza volta dall'inizio dell'anno che le strutture sanitarie della zona sanitaria di Drodro vengono disertate a causa degli scontri. "Ero nel letto d'ospedale con il mio bambino quando le altre madri sono venute da noi e hanno detto che bisognava scappare perché sentivano gli spari", ha detto Joécie, il cui bambino di 17 mesi è in cura per malnutrizione grave e anemia "La gente correva in giro in preda al panico. Ho avvolto il mio bambino in una coperta e me ne sono andata". Poi le condizioni di suo figlio sono peggiorate, quindi Joécie è dovuta tornare in ospedale di notte.

Gli ospedali in guerra. La violenza cronica e la paura di un'ulteriore escalation hanno lasciato le persone in tutta la provincia di Ituri con profonde cicatrici psicologiche. Molti hanno paura di andare in ospedale perché li considerano come potenziali bersagli. Altrove gli ospedali sono spesso usati dalla popolazione civile come luogo di rifugio durante i conflitti, ma nella Repubblica Democratica del Congo non è così, spiega MSF. Oggi funzionano solo otto delle sedici strutture sanitarie della zona sanitaria di Drodro, nella provincia di Ituri. MSF continua a fornire aiuti in base alle esigenze, tuttavia la violenza cronica e gli sfollamenti continui stanno inevitabilmente interrompendo le attività mediche.

L'intervento di MSF. L'organizzazione sta collaborando con il ministero della Salute per aumentare le attività di sostegno agli sfollati. Ha allestito, per esempio, una clinica mobile nel campo di Rho per fornire assistenza sanitaria di base e indirizzare i pazienti che necessitano di ulteriori cure specialistiche all'ospedale di Drodro. Ma il numero di persone che vivono nel campo è quasi raddoppiato dall'inizio dell'anno e ha raggiunto quota 700 mila. Sta riattivando il centro sanitario di Blukwa'Mbi, dove un gran numero di sfollati vive con famiglie ospitanti, per trasformarlo in un centro in grado di fornire cure mediche specialistiche. "La costruzione di una sala operatoria a energia solare consentirà alle équipe mediche di eseguire procedure come il taglio cesareo", ha affermato Soumana Ayouba Maiga, coordinatrice del progetto di MSF. "Vogliamo fornire l'accesso a cure più specialistiche per le persone che non possono andare all'ospedale di Drodro".

La fame. "Quello che mi preoccupa di più oggi è l'accesso al cibo", ha detto Micheline, conosciuta nella sua comunità come "leader delle mamme" per aver ospitato dieci persone in fuga dalla violenza nella sua casa. “La maggior parte di noi non mangia tutti i giorni, nemmeno i bambini. Non è il momento del raccolto ora, quindi non c'è niente. Non c'è nemmeno l'acqua potabile a portata di mano”. Oltre all'assistenza sanitaria, gli 1,7 milioni di sfollati nella provincia di Ituri hanno bisogno di cibo, di acqua pulita, di servizi igienici adeguati, di ripari sicuri e istruzione, sebbene ricevano poca attenzione e copertura politica o internazionale. L'insicurezza cronica rende impossibile l'agricoltura, che è una delle principali fonti di reddito nella zona.

I dati. Le cifre della violenza riportate da Medici senza Frontiere danno un quadro, seppur parziale, di come si vive nella provincia di Ituri. Da gennaio 2023 a oggi l'organizzazione ha curato 850 bambini per la manutenzione, 165 persone sopravvissute a episodi si violenza sessuale e prestato sostegno psicologico a oltre 435 pazienti in difficoltà.

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