Mondo Solidale

Myanmar: cresce il numero di bambini costretti a lavorare per aiutare le famiglie, soprattutto nelle regioni più povere

Myanmar: cresce il numero di bambini costretti a lavorare per aiutare le famiglie, soprattutto nelle regioni più povere
Il nuovo dossier dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro fa luce sulla piaga del lavoro minorile in Myanmar, tra negazione dell'infanzia e abusi dei diritti
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ROMA – Più del 70 per cento dei bambini del Myanmar è costretto a lavorare, spesso per lunghe ore, in condizioni pericolose e per salari da fame, per aiutare le famiglie. Lo denuncia un nuovo dossier dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO). La questione del lavoro minorile è sempre stata di attualità nel Paese, ma dal COVID in poi, ovvero da quando le scuole sono state chiuse per lunghi periodi, è diventata una vera e propria piaga. La povertà cresce e così i genitori sono costretti a mandare i figli a lavorare, preferendo un piccolo beneficio economico immediato a un investimento di lungo periodo come quello dello studio. Che in molti, tra l'altro, non possono permettersi.

Lo sfruttamento minorile. Agricoltura, edilizia, settore domestico: sono questi i campi in cui la forza lavoro minorile è particolarmente impiegata, nell'impunità generale. Molti datori di lavoro - denuncia l'ILO - il più delle volte non conoscono neppure le leggi sul lavoro del proprio Paese. Altri, intervistati per la ricerca, hanno candidamente ammesso di preferire il lavoro dei bambini perché i più piccoli sono più controllabili, costano di meno e si lamentano di meno. Eppure i bambini intervistati hanno confessato che se potessero, preferirebbero andare a scuola per studiare e cercare di realizzare i propri sogni. Costretti a lavorare per molte ore sotto il sole e senza un momento di pausa, molti dei bambini intervistati hanno raccontato di avere subito lesioni personali legate alle condizioni di lavoro.

Scuole chiuse a lungo. Come in altri posti del mondo, anche in Myanmar le scuole sono state chiuse a lungo per cercare di frenare il contagio durante la pandemia, che ha avuto un impatto devastante sulla già fragile economia del Paese asiatico, poiché ha praticamente azzerato diversi settori produttivi, come quello del turismo e quello dei trasporti. Nel caso specifico del Myanmar, si aggiungono anche le questioni legate all'ordine pubblico, dato l'aumento di manifestazioni e scontri contro la giunta militare che attualmente ha il controllo del Paese. In questo contesto sociale ed economico molte famiglie, oltre ad avere effettivamente bisogno del lavoro dei figli, hanno preferito comunque non farli tornare tra i banchi per motivi di sicurezza.

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