Sudan, una squadra di Medici senza Frontiere aggredita a Khartoum, non lontano dall’ospedale turco, che l’organizzazione gestisce
ROMA – L'ultimo episodio di violenza che ha coinvolto il personale di Medici Senza Frontiere (MSF) a Khartoum, in Sudan, ha messo a repentaglio la continua presenza dell’organizzazione in uno degli ospedali della città. Nel pomeriggio del 20 luglio un'équipe di MSF composta da 18 persone, mentre trasportava forniture mediche nell’ ospedale turco nel Sud della capitale, è stata fermata da un gruppo di uomini armati. Dopo aver discusso sui motivi della presenza di MSF, gli uomini armati hanno aggredito fisicamente il team, hanno trattenuto l'autista di uno dei veicoli e lo hanno minacciato di morte, poi lo hanno liberato. Alla fine hanno rubato il veicolo.
La voce di Medici senza Frontiere. “Se la nostra capacità di trasportare le forniture mediche continua a essere ostacolata, allora, purtroppo, la nostra presenza nell'ospedale turco diventerà presto insostenibile", commenta Christophe Garnier, Responsabile dell’emergenza per il Sudan. In seguito a questo incidente, MSF avverte che le attività dell'ospedale sono in serio pericolo e che l’organizzazione non sarà in grado di continuare a fornire assistenza medica se non verranno rispettate le garanzie minime di sicurezza.
L’ospedale turco. E’ uno dei due ospedali aperti nel Sud di Khartoum, ed è supportato da MSF, una delle poche organizzazioni medico-umanitarie internazionali ancora presenti in città, a sostegno degli ospedali a Khartoum Est e a Omdurman, oltre che a Khartoum Sud. Oltre, naturalmente alla storica presenza di EMERGENCY, con il Salam Center di cardiochirurgia, che opera ormai da 16 anni in Sudan. L’ultima aggressione è avvenuta a soli 700 metri dall'ospedale, dove centinaia di pazienti, compresi i bambini, sono attualmente in cura. Solo ieri la struttura ha accolto 44 pazienti rimasti feriti