ROMA – L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), ha rivolto un appello a tutti gli Stati affinché si astengano dal rimpatrio forzato delle persone in Burkina Faso, perché attualmente il Paese è colpito da un conflitto violento e vive una delle peggiori crisi di sfollati del mondo.
La sicurezza nel Paese. Purtroppo la situazione continua a deteriorarsi, tra uccisioni di civili, sparizioni forzate, torture e rapimenti. I bambini sono inoltre esposti a rischi di gravi violazioni dei diritti umani come il reclutamento forzato da parte di gruppi armati, il lavoro minorile, nonché altri tipi di abusi, sfruttamento, matrimoni precoci e forzati, violenza di genere. Il numero di scuole chiuse perché mancano le condizioni minime di protezione per bambini e ragazzi è aumentato da circa 3.000 nel novembre 2021 a 6.334 scuole al 31 marzo 2023. La maggior parte dei minori sfollati non può frequentare le lezioni. Si stima che la metà di tutti i bambini in Burkina Faso sia esposta a violenza di genere o maltrattamenti, e i numeri raggiungono l'82 per cento per le ragazze.
Il bisogno di aiuti. L’UNHCR stima che 4,7 milioni di persone in tutto il Paese abbiano bisogno di assistenza umanitaria per sopravvivere, ovvero oltre il 20 per cento della popolazione del paese. La violenza e il conflitto hanno anche distrutto infrastrutture importanti, con ripercussioni sui servizi in tutte le aree colpite dal conflitto. A giugno 2023, oltre 67 mila persone del Burkina Faso hanno cercato rifugio nei paesi vicini come Mali, Niger, Costa d'Avorio, Togo, Benin e Ghana, mentre più di 2 milioni di persone sono sfollate all'interno del Paese. Quella del Burkina Faso oggi viene considerata dalle Nazioni Unite come una delle peggiori crisi di sfollati nel mondo e sicuramente la più importante del continente africano.
La protezione internazionale. L'UNHCR ritiene che le persone che fuggono dall'aggravarsi dell'insicurezza e dalle violazioni dei diritti umani in Burkina Faso abbiano molto probabilmente bisogno di protezione internazionale. Motivo per cui ha lanciato un appello affinché tutti gli Stati applichino rigorosamente il principio di non respingimento e garantiscano che nessun cittadino del Burkina Faso sia forzatamente rimpatriato in un Paese in cui la sua vita, la sua libertà o i suoi diritti sono in pericolo. E ancora l’Agenzia delle Nazioni Unite chiede a tutti i Paesi di consentire l'accesso sui propri territori ai civili in fuga dal Burkina Faso.
La situazione politica. Nell'aprile 2023 il governo militare di transizione del Burkina Faso, nato nell'ottobre 2022, ha annunciato una mobilitazione generale per riconquistare il territorio perso a causa degli attacchi dei gruppi armati islamisti. Tutti i governi di Ouagadougou dal 2015 in poi hanno dovuto fare i conti con l’insurrezione islamista proveniente dal vicino Mali. I combattimenti negli ultimi anni si sono intensificati al punto che la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale ritiene che Al-Qaeda, insieme con Jama'at Nasr al-Islam wal Muslimin (Gruppo per il sostegno dell'Islam e dei musulmani) e, in misura minore, lo Stato islamico, controllano fino al 40 per cento del territorio del Burkina Faso. Nel Paese dal 2022 a oggi ci sono stati due colpi di stato, determinati proprio dall’esigenza di recuperare il controllo del territorio. Le autorità hanno reclutato 50 mila ausiliari civili, i cosiddetti Volontari per la Difesa della Patria, per rafforzare l’esercito. Ma la risposta dei gruppi armati islamisti non si è fatta attendere: i combattenti hanno attaccato tutti i villaggi accusati di sostenere le milizie e costretto la gente a scappare.
La difficoltà di vivere. Le aggressioni sono così frequenti che nel Paese le persone non possono muoversi liberamente neanche per comprare acqua, cibo, medicine. I prezzi sono aumentati moltissimo, a causa anche della guerra in Ucraina. Il Famine Early Warning Systems Network, che fornisce allerta precoce e analisi sull'insicurezza alimentare acuta, ha riferito che il prezzo del miglio nella zona di Djibo – una delle più esposte agli attacchi jihadisti - è aumentato di oltre il 500 per cento rispetto al 2022 e Djibo è sull’orlo della carestia. Medici senza frontiere ha detto che all'inizio di maggio dei 300 mila abitanti di Djibo, quasi 270 mila risultano sfollati, la metà dei quali sono bambini che vivono nei campi o presso famiglie ospitanti. Le comunità sfollate dipendono dall’assistenza umanitaria, che in questo momento ha difficoltà a raggiungere le zone assediate dagli islamisti. A ottobre 2022 l’unico cibo consumato dai residenti di Djibo sono state le foglie selvatiche.