Mondo Solidale

Ciad, i feriti arrivano qui per sfuggire alle violenze in Sudan: migliaia di persone attraversano il confine verso Adré, nella parte orientale del Paese

Ciad, i feriti arrivano qui per sfuggire alle violenze in Sudan: migliaia di persone attraversano il confine verso Adré, nella parte orientale del Paese
Combattimenti, violenze e attacchi su larga scala contro i civili. Riaccese le linee di frattura tra le comunità nel Darfur: arabi nomadi contro neri africani, agricoltori stanziali
2 minuti di lettura

ROMA – Quando è scoppiato il conflitto in Sudan, a metà aprile, la regione del Darfur aveva già affrontato guerre e violenze etniche per oltre due decenni. Il conflitto nella regione del Darfur, che ha assunto spesso proporzioni drammatiche, è riconducibile prevalentemente a rivalità tra etnie con radicati e atavici interessi opposti: da un lato, i pastori arabi tradizionalmente nomadi e, dall'altro, le tribù di neri africani, sedentari, agricoltori o allevatori. I combattimenti di oggi hanno riacceso le linee di frattura nelle comunità di tutto il Darfur, in particolare nella città di El Geneina.

Attacchi violentissimi alla popolazione civile. Intensi combattimenti, violenze tra le comunità e attacchi su larga scala contro i civili hanno spinto centinaia di migliaia di persone a fuggire attraverso il confine verso Adré, nel Ciad orientale. Come altre città lungo il confine tra Ciad e Sudan, Adré ha lottato per accogliere il rapido e massiccio afflusso di rifugiati poiché l'accesso a cibo, cure mediche e altre necessità era già limitato prima del loro arrivo.

In prima linea le équipe di Medici Senza Frontiere. Le donne e gli uomini di Medici Senza Frontiere (MSF) garantiscono assistenza ad Adré fin dal 2021, ma le operazioni sono aumentate negli ultimi tre mesi per espandere la capacità delle strutture sanitarie locali e migliorare la qualità dell'assistenza. Un gran numero di persone continua ad arrivare dal Sudan, spesso con ferite da arma da fuoco e altre ferite riportate lungo la strada da El Geneina.

Le testimonianze raccolte. Nelle testimonianze raccolte nelle ultime settimane, molti pazienti hanno affermato di essere stati vittime delle milizie arabe all'interno di El Geneina e durante il loro viaggio verso il Ciad. Riferiscono di essere stati presi di mira a causa della loro identità Masalit. Oltre 600 cittadini sudanesi feriti con armi da fuoro sono arrivati all'ospedale di Adré. Mentre la violenza infuria nel Darfur occidentale, i feriti continuano dunque ad arrivare a ondate ad Adré in Ciad, dove vengono presi in cura dagli staff di MSF.  Alla fine di maggio e all'inizio di giugno, la violenza si è intensificata nel Darfur occidentale. Eppure solo pochi feriti sono riusciti a fuggire attraverso il confine verso un'unità chirurgica di emergenza allestita dalle nostre équipe in collaborazione con il Ministero della Salute del Ciad nell'ospedale di Adré.

Il saccheggio delle strutture sanitarie. Ci sono state segnalazioni di centinaia, se non migliaia, di feriti che si sono trovati nell’impossibilità di accedere a cure mediche vitali in Darfur, dal momento che molte strutture sanitarie erano state saccheggiate, danneggiate e comunque senza più personale né minime attrezzature mediche. La strada principale che collega Adré a El Geneina, la capitale del Darfur occidentale, è stata chiusa. Tutto è cambiato il 15 giugno, quando le persone sono riuscite a fuggire ad Adré dopo essere rimaste bloccate per due mesi a El Geneina. Solo quel giorno l'ospedale di Adré ha ricevuto 261 feriti di guerra.

In 3 giorni oltre 800 feriti: anche un bambino di 2 mesi. L’afflusso di vittime all'ospedale di Adré è stato uno dei maggiori, in termini di volume, che le équipe di MSF abbia mai visto, con 858 feriti di guerra ricevuti dal 15 al 17 giugno, di cui 387 solo il 16 giugno. Nei giorni successivi, il pronto soccorso ha ricevuto una media di 46 feriti al giorno. La stragrande maggioranza dei pazienti soffriva di ferite multiple da arma da fuoco, in particolare all'addome, alla schiena e alle gambe. Erano principalmente uomini, con una percentuale minore di donne e bambini. Il paziente più giovane ricoverato aveva due mesi; il più anziano aveva più di 70 anni. Sette pazienti erano già morti all'arrivo.

Il dramma dei servizi pediatrici. "Stiamo curando tra i 200 ei 250 bambini – dice il dottoor Japhet Niyonzima, capo dell'équipe medica di MSF – l'ottanta per cento di loro soffre di grave malnutrizione acuta con complicazioni. Una delle priorità oggi deve essere quella di ampliare i servizi pediatrici e nutrizionali nei centri sanitari e nei luoghi dei rifugiati per curare prima i bambini, prima che le loro condizioni peggiorino”.

I commenti dei lettori