ROMA – Più di cinquemila morti e circa diecimila dispersi: è il bilancio, temporaneo, del disastro provocato dall’uragano Daniel che ha travolto la Libia orientale nel corso dello scorso fine settimana. I dati sono riportati dalla Federazione Internazionale della Croce Rossa e dalla Mezzaluna Rossa (video), che operano sul territorio.
I quartieri spazzati via. Secondo l'Agenzia meteorologica delle Nazioni Unite, WMO, due dighe sono crollate durante le alluvioni dello scorso fine settimana, trascinando in mare interi quartieri della città di Derna, tra le più colpite insieme a Al-Bayda, Al-Marj e Sousse. Le acque hanno raggiunto il picco domenica nel nord-est della Libia, con venti fino a 80 chilometri orari. I quali hanno interrotto le comunicazioni e abbattuto tralicci elettrici e alberi. "I bisogni umanitari sono enormi e vanno ben oltre le capacità della Mezzaluna Rossa libica, e anche al di là delle capacità del governo", ha sottolineato Tamar Ramadan, capo della delegazione della Federazione Internazionale della Croce Rossa in Libia, parlando da Tunisi in videoconferenza. Di inondazioni di proporzioni epiche parla, invece, Margaret Harris, portavoce dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale ha aggiunto che è la prima volta che la Libia si trova ad affrontare una tempesta come questa. Il direttore del Centro nazionale di meteorologia, Ali Jahidar, ha spiegato che il livello delle precipitazioni nelle aree colpite ha superato i quattrocento millimetri e si tratta delle piogge più forti registrate negli ultimi quarant’anni. La media delle precipitazioni annuali in Libia - scrive Libya Herald - è di 270 millimetri a Bengasi e 332 a Derna.
La situazione umanitaria. L’OMS sta distribuendo aiuti nelle aree colpite, tra cui sacchi per i cadaveri per contenere i rischi sanitari. Secondo le stime dell’organizzazione, le piogge torrenziali hanno colpito fino a 1,8 milioni di persone e hanno danneggiato e addirittura spazzato via alcuni ospedali. Il governo libico ha annunciato tre giorni di lutto in tutte le città colpite, che ha definito "aree disastrate", e bandiere a mezz’asta in tutti gli edifici pubblici. I soccorritori, gli impiegati governativi e i residenti sopravvissuti stanno scavando tra le macerie alla ricerca di persone ancora in vita che hanno bisogno di essere messe in salvo.
Gli sfollati. La seconda priorità dell’OMS è aiutare gli sfollati. In Libia ci sono già moltissime persone che vivono in condizioni precarie, oltre al fatto che il Paese è un punto di partenza fondamentale per i migranti provenienti da oltre quaranta Paesi, molti dell’Africa sub-sahariana, e che vogliono raggiungere l’Europa. Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni ci sono circa 600 mila migranti in Libia in questo momento e la gran parte di essi si trovano in aree difficili da raggiungere anche perché le inondazioni hanno distrutto i collegamenti in molte zone, il che rappresenta anche un ulteriore ostacolo nell’organizzazione e nell’invio degli aiuti. Intanto è stata annunciata la creazione di un ponte aereo da Tripoli verso est per trasportare tutti i feriti più gravi.