ROMA – Il Sottosegretario Generale e Consigliere Speciale delle Nazioni Unite per la Prevenzione del Genocidio, Alice Wairimu Nderitu, mette in guardia sul rischio che in Etiopia si verifichi un genocidio a causa delle atrocità commesse durante gli scontri tra le truppe governative e le milizie locali nel Tigray, nella zona di Amhara, di Afar e di Oromi.
L’orrore, anche qui. Nella guerra etiope assume diversi volti. Ci sono rapporti che documentano l’uccisione di intere famiglie e che denunciano la pratica di costringere i parenti ad assistere ai crimini perpetrati contro i loro cari. Intere comunità sono state sfollate, espulse dalle loro case. Aumentano gli stupri, gli omicidi di massa sono sempre più diffusi, si combatte contro la fame, le scuole e le strutture mediche sono state rase al suolo, le detenzioni arbitrarie e le sparizioni forzate sono parte ormai della strategia di questo conflitto violento. Il rapporto dell’International Commission for Human Rights Expert in Etiopia denuncia un aggravarsi della situazione soprattutto a Oromia e ad Amhara, dove l’impunità è ormai radicata e la dissoluzione dello stato ha innescato una spirale pericolosa di altri crimini.
Gli abusi su base etnica. Nel dossier si legge che gli attacchi contro i civili tigrini sono stati spesso accompagnati da un linguaggio offensivo o dispregiativo. E questo indica senza possibilità di equivoco l’intenzione di prendere di mira il gruppo solo per ragioni etniche. Le Nazioni Unite denunciano che i tigrini vengono sistematicamente definiti come un “cancro” e che la sistematica uccisione di donne e bambini o anche solo la pratica di distruggere la capacità riproduttiva delle donne è un chiaro segnale del rischio di genocidio che incombe in alcune zone dell’Etiopia.
Gli stupri. Il rapporto della Commissione denuncia la pratica dello stupro diffuso, di quello multiplo e di altre forme di violenza sessuale contro le donne di etnia Amhara e Agew in almeno undici città e villaggi del Paese. La situazione è peggiorata in maniera drammatica da quando nell’agosto 2023 è stato proclamato lo stato di emergenza nella zona di Amhara. Il 24 settembre, secondo quanto riferiscono le fonti locali citate nel rapporto ONU, la storica città di Gondar nell’Amhara è stata teatro di pesanti combattimenti quando le milizie locali sono entrate in città e hanno iniziato a combattere con le truppe governative causando una carneficina.
L’impunità. Il governo dell’Etiopia non è riuscito né a prevenire né a indagare efficacemente sulle violazioni commesse in questi anni. Ma la mancanza di giustizia e il fatto di non individuare i responsabili dei crimini commessi ai danni dei civili serve solo a rafforzare l’impunità e alimenta un circolo vizioso di violenza. Quando non sono considerati colpevoli – spiega Alice Wairimu Nderitu - gli autori dei reati non vedono nulla di sbagliato nei loro comportamenti e continuano a delinquere. Nel caso specifico, a commettere crimini di guerra. In questo modo l’impunità costituisce un elemento che facilita ulteriori violazioni dei diritti umani. Per le vittime, invece, la mancanza di giustizia si trasforma in una rabbia profonda che potrebbe stimolare future ritorsioni e possibili attacchi al solo scopo di vendicarsi. In questo modo la spirale della violenza non avrebbe più fine.