ROMA – L’esercito del Myanmar ha attaccato un villaggio che ospitava centinaia di sfollati nello stato di Kachin il 9 ottobre, uccidendo ventotto civili, tra cui undici bambini, e ferendone almeno sessanta. L’aggressione non puntava a obiettivi militari per cui rappresenta chiaramente un crimine di guerra, denuncia Human Rights Watch, che sottolinea la necessità di un embargo sulle armi.
L’aggressione. Human Rights Watch ha esaminato venti tra immagini e video delle conseguenze dell'attacco, e tutti suggeriscono che i militari hanno prima attaccato il villaggio dall’aereo e poi hanno sparato una raffica di mortai da terra. Le immagini delle aree colpite mostrano detriti e danni coerenti con gli effetti delle onde d'urto delle bombe ad alto potenziale esplosivo sganciate dagli aerei. Il generale Zaw Min Tun, portavoce militare, nega la responsabilità dell'attacco parlando ai media controllati dal regime e suggerisce che l'esplosione è stata causata dalle bombe custodite nel villaggio dal KIA.
L’Esercito per l’Indipendenza Kachin. Il villaggio di Mung Lai Hkyet si trova a circa cinque chilometri dal quartier generale dell'Esercito per l'Indipendenza Kachin (KIA) a Laiza, vicino al confine con la Cina. Per decenni il KIA ha combattuto con l’esercito del Myanmar, che nello Stato Kachin ha alle spalle una lunga storia di soprusi e crimini di guerra. Dopo la rottura del cessate il fuoco con il KIA nel 2011, Mung Lai Hkyet ha iniziato a ospitare gli sfollati interni in fuga dalle ostilità. Gli scontri nello Stato Kachin sono aumentati da quando il KIA si è opposto al colpo di stato militare nel febbraio 2021.
I crimini di guerra. L’esercito del Myanmar ha ripetutamente condotto attacchi aerei su aree popolate in violazione delle leggi di guerra. Ad aprile i militari hanno ucciso almeno 160 persone utilizzando una bomba termobarica, o ad aria compressa, nella regione di Sagaing. Secondo i dati dell’organizzazione Armed Conflict Location and Event Data (ACLED) gli attacchi aerei in Myanmar da febbraio di quest’anno sono aumentati ogni mese. Le leggi di guerra vietano le aggressioni che prendono di mira i civili e i loro beni, che non distinguono tra civili e combattenti e che si prevede possano causare danni sproporzionati. Chi deliberatamente colpisce gli obiettivi civili è responsabile di crimini di guerra, sottolinea HRW. Così i ripetuti attacchi contro Mung Lai Hkyet, senza dimostrare la presenza di obiettivi militari, non possono che considerarsi tali.
L’embargo sulle armi. Diversi funzionari delle Nazioni Unite, Human Rights Watch, Amnesty International e altri gruppi di pressione e organizzazioni non governative chiedono da tempo che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite imponga un embargo sulle armi all’esercito del Myanmar e fissi delle misure per tagliare il carburante per l’aviazione, in modo da bloccare gli attacchi aerei. Quest’ultima è una strada percorsa da alcuni governi che hanno autonomamente stretto accordi bilaterali proprio per impedire le vendite e i trasferimenti di carburante. “L’esercito del Myanmar non smetterà di commettere atrocità finché tutti gli altri governi non lavoreranno insieme per imporre reali restrizioni economiche e blocchi significativi alle armi e al carburante”, commentano da Human Rights Watch. “Se la situazione dovesse restare quella attuale, si avranno solo più crimini di guerra e molti altri morti civili”.