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Repubblica Democratica del Congo: le violenze nella regione orientale del Paese fanno aumentare gli sfollati interni e la gente in fuga oltre confine

Repubblica Democratica del Congo: le violenze nella regione orientale del Paese fanno aumentare gli sfollati interni e la gente in fuga oltre confine

Il dossier di UNHCR: a ottobre oltre novantamila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case in fretta

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ROMA – Le continue violenze e le costanti violazioni dei diritti umani nella province orientali della Repubblica Democratica del Congo hanno innescato una nuova ondata di sfollamenti, sia all’interno che verso l’esterno del Paese. Nonostante un recente accordo per il cessate il fuoco nella provincia del Nord Kivu, l’UNHCR scrive che oltre 90 mila persone nei territori di Rutshuru e Masisi sono state costrette ad abbandonare in fretta e furia le proprie case durante le prime settimane di ottobre. Le famiglie sfollate hanno bisogno di cibo, di acqua pulita e di rifugi sicuri, ma la distribuzione degli aiuti è fortemente limitata dai conflitti in corso e dalla mancanza di finanziamenti sufficienti a provvedere alle esigenze di tutti.

Gli sfollati. La provincia del Sud Kivu ospita 260 mila sfollati interni, persone vulnerabili particolarmente esposte al rischio di subire soprusi. Solo nel mese di settembre sono state raccolte denunce per un totale di 8.243 tra reati e violazioni dei diritti umani: uccisioni, saccheggi e stupri. Le epidemie, in particolare quelle di colera e di morbillo, aggravate dalla mancanza di acqua potabile, mettono a rischio la salute pubblica nei siti che ospitano i profughi nel Nord Kivu. Un milione di persone ha urgentemente bisogno di rifugi sicuri mentre i bambini del Nord Kivu rimangono esclusi dalla scuola poiché le aule vengono utilizzate per ospitare le famiglie sfollate.

Gli aiuti. Le organizzazioni umanitarie che operano nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo hanno ricevuto i finanziamenti necessari per aiutare solo 2,7 milioni di persone, ma sono 5,5 milioni quelle in stato di necessità, a cui manca tutto. La mancata possibilità di aiutare le persone sul posto favorisce la migrazione internazionale, soprattutto all'interno dei paesi africani, scrive l’UNHCR. Da gennaio ad agosto 2023 circa 45 mila nuovi rifugiati dalla Repubblica Democratica del Congo sono scappati nei Paesi vicini, tra cui Uganda, Tanzania e Ruanda. Ma anche nei luoghi di accoglienza le esigenze di alloggio e di protezione dei nuovi arrivati crescono a dismisura e contrastano con la effettiva possibilità di aiutare e di soddisfare le esigenze basilari.

I paesi di accoglienza. In Burundi l’assistenza medica è stata ridotta al 70 per cento e il Ruanda non può neanche più permettersi di garantirla. L’UNHCR ha messo la parola fine a tutti i programmi di sostegno in denaro per i rifugiati in Ruanda e il Programma Alimentare Mondiale ridurrà il supporto economico agli sfollati e ai rifugiati a partire da novembre. La possibilità di ricevere denaro in contanti serve alle persone per acquistare cibo e acqua potabile e contribuisce dunque a ridurre l'insicurezza alimentare e tutte le conseguenze che ne derivano. In Tanzania la situazione non è molto diversa. La distribuzione del sapone nei campi è ferma, le aule fatiscenti delle scuole non possono essere riparate perché mancano i fondi e l’assistenza alle persone con bisogni specifici, per esempio i sopravvissuti alla violenza di genere o i bambini a rischio, è stata drasticamente ridotta. L’Uganda invece ha un problema serio di infrastrutture. Il numero di arrivi dalla Repubblica Democratica del Congo non può essere supportato adeguatamente dai servizi igienico sanitari presenti nel Paese e mancano le risorse per migliorare la qualità della vita nei campi profughi.

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