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Libia, dopo le alluvioni, arriva la stagione delle piogge e inizia la corsa contro il tempo per evitare una seconda emergenza

Libia, dopo le alluvioni, arriva la stagione delle piogge e inizia la corsa contro il tempo per evitare una seconda emergenza
(reuters)

Il lavoro delle organizzazioni umanitarie sul campo per mettere in sicurezza il territorio di Derna prima che tornino le piogge

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ROMA – A Derna il diluvio, il mese scorso, è arrivato nel cuore della notte. “Abbiamo sentito quella che sembrava un'esplosione alle due del mattino”, ha raccontato Adel, un cittadino libico. “All'improvviso l'acqua ci è entrata in casa”. I temporali causati dalla tempesta Daniel, che ha colpito la parte orientale del Paese, hanno provocato la rottura di due dighe e in pochissimo tempo hanno spazzato via le città costiere della regione. “Il livello dell'acqua era a sei o sette metri", racconta Adel, che in questa tragedia ha perso il fratello, la moglie e sei figli.

Morti, dispersi e sfollati. Le inondazioni di settembre hanno ucciso più di 4.300 persone e l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che oltre ottomila siano dispersi. Le prime immagini satellitari riprese con i droni mostravano interi quartieri cancellati dalla mappa, edifici ridotti in macerie e strade e ponti distrutti in modo irreparabile. Le infrastrutture di base di Derna lungo le rive del fiume sono state rase al suolo dalla forza della tempesta e tre bacini idrici sono stati danneggiati. Più di 43 mila persone oggi sono sfollate, rimaste senza nulla e hanno bisogno di cibo, acqua pulita, tetti sicuri, assistenza sanitaria e sostegno finanziario.

Il costo dei prodotti alimentari. I prezzi degli alimenti di base come il pane, l’olio da cucina e le verdure sono aumentati vertiginosamente. L’industria della pesca è a un punto morto, lasciando coloro che vivono di mare senza lavoro, senza soldi, senza la possibilità di sostenere le proprie famiglie. Inoltre con le infrastrutture distrutte il rischio che dall’acqua contaminata nascano delle epidemie è molto serio. E ancora: le acque alluvionali hanno spostato i terreni, che in Libia purtroppo sono ancora contaminati dalle mine antiuomo e dalle bombe inesplose, eredità della guerra iniziata nel 2011.

Effetti del clima ed effetti della guerra. Ed è proprio la combinazione di fattori data dal disastro naturale verificatosi a settembre e dalle conseguenze della guerra che ha portato distruzione e insicurezza in tutto il Paese, che la ripresa può essere particolarmente difficile. Subito dopo il disastro, a metà settembre, una squadra di funzionari delle Nazioni Unite ha visitato Derna, Al Bayda e Sousa per capire quali fossero le necessità più impellenti.

Le stime del disastro. L’UNDP, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei programmi di sviluppo, analizzando le immagini satellitari e i dati ad accesso libero del Centro satellitare delle Nazioni Unite, della NASA e dell'Unione Europea, scrive che le inondazioni hanno lasciato dietro di sé più di un milione di tonnellate di detriti, una quantità equivalente al volume necessario a riempire 65 campi da calcio. Per affrontare l’emergenza, l’agenzia ha lanciato un appello per raccogliere 71 milioni di dollari con l’obiettivo di fornire sostegno umanitario a 250 mila persone.

La corsa contro il tempo. Mancano poche settimane all’inizio della stagione delle piogge in Libia e se il terreno non viene messo in sicurezza, potrebbe subire ulteriori smottamenti e causare ulteriori danni. Per questo le organizzazioni sul campo puntano a ripulire in fretta le macerie, a ripristinare velocemente le infrastrutture idriche e igienico-sanitarie e a garantire che le persone possano guadagnarsi da vivere e avere accesso a denaro contante, in modo che i sopravvissuti alle alluvioni di settembre non siano costretti ad affrontare una seconda emergenza.

Le fragilità della Libia. I libici erano vulnerabili anche prima di questa tragedia. Le stime della Banca Mondiale mostrano che il Paese ha registrato un calo del 50 per cento del PIL pro capite tra il 2011 e il 2020 e che la disoccupazione è elevata. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni stima che già prima della tempesta Derna ospitasse 2.801 sfollati libici, oltre ai migranti provenienti dai paesi vicini.

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