ROMA – L’Organizzazione Mondiale della Sanità non può ancora distribuire carburante e forniture sanitarie essenziali ai principali ospedali nel nord di Gaza poiché mancano le garanzie di sicurezza lungo tutta la Striscia. L’OMS chiede un cessate il fuoco immediato per motivi umanitari.
Gli ospedali in attesa di rifornimenti. Tra le strutture in attesa delle forniture e del carburante da parte dell’OMS nel nord di Gaza c’è l’ospedale Al-Shifa, dove l’occupazione dei letti è già vicina al 150 per cento. La scorsa notte, l'ospedale è stato costretto a chiudere alcuni servizi essenziali proprio a causa della mancanza di carburante e ora funziona con capacità limitate. E così anche il Turkish Friendship Hospital, l’unica struttura oncologica nella Striscia di Gaza, dove duemila malati di cancro rischiano di perdere la possibilità di ottenere cure e trattamenti.
Operare senza strumenti. I medici stanno eseguendo interventi chirurgici senza anestesia. Senza carburante, i camion non possono muoversi, i generatori non possono produrre energia elettrica non solo per gli ospedali, ma anche per i panifici e per gli impianti di desalinizzazione dell'acqua. Fino a duecento donne al giorno partoriscono nella Striscia e hanno difficoltà a trovare un luogo sicuro dove dare alla luce il proprio bambino. E’ molto probabile che più della metà di esse vada incontro a complicazioni da parto e rischi di non ricevere le cure necessarie.
I focolai sono solo una questione di tempo. La mancanza di acqua pulita, insieme al sovraffollamento, sono le due principali cause che fanno esplodere le epidemie. A Gaza sono disponibili da uno a tre litri di acqua pulita a persona al giorno, ma il minimo è di quindici litri a persona al giorno e con una carenza di queste proporzioni diventa quasi inevitabile fare ricorso all'acqua contaminata. Prima dello scoppio di questa nuova fase della guerra, le malattie più diffuse, soprattutto tra i bambini, erano la scabbia, le infezioni delle vie respiratorie e la diarrea.
Gli ospedali chiusi. Oltre a quelli che hanno dovuto chiudere a causa dei danni o degli attacchi, ce ne sono almeno sei – scrive l’OMS - che hanno già dovuto fermare le attività per mancanza di carburante e quindi di energia elettrica. A meno che non vengano consegnati con urgenza a Gaza carburante e forniture sanitarie aggiuntive, migliaia di pazienti vulnerabili rischiano la morte o le complicazioni mediche. Tra questi si contano mille persone in dialisi, 130 neonati prematuri e pazienti in terapia intensiva o in attesa di un intervento chirurgico.
Le ultime consegne. Il 23 ottobre l’OMS, con il sostegno dell’UNRWA, ha distribuito 34 mila litri di carburante a quattro importanti ospedali nel sud di Gaza e alla Mezzaluna Rossa Palestinese per i servizi di ambulanza. Tuttavia la quantità consegnata basta solo per mantenere in funzione le ambulanze e i servizi ospedalieri più importanti per poco più di 24 ore. Per gli abitanti della Striscia di Gaza la situazione è disperata, scrive l’OMS. E diventerà catastrofica senza il passaggio sicuro e continuo di carburante, di forniture sanitarie e di ulteriori forme di assistenza umanitaria.
Sul confine. Al di là della frontiera con l’Egitto l’OMS ha a disposizione medicinali e attrezzature mediche sufficienti per operare 3.700 pazienti traumatizzati, per assistere 110 mila persone e 20 mila pazienti affetti da malattie croniche. Ma anche se si dovesse riuscire ad attraversare il confine per portare aiuti e rifornimenti, la consegna agli ospedali è compromessa dagli enormi rischi per la sicurezza che affronta anche il personale delle Nazioni Unite. L’UNRWA ha già perso 35 dipendenti, la maggior parte dei quali erano essi stessi sfollati e lavoravano all’interno dei rifugi e dei campi profughi gestiti dall'agenzia per aiutare circa 400 mila persone.