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Sudan: lo staff di Medici Senza Frontiere sospende gli interventi chirurgici a Khartoum, mancano le forniture sanitarie

Sudan: lo staff di Medici Senza Frontiere sospende gli interventi chirurgici a Khartoum, mancano le forniture sanitarie

Gli ospedali della capitale non hanno più scorte, le autorità impediscono l’ingresso di medicinali

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ROMA – Medici Senza Frontiere (MSF) ha deciso di sospendere le attività chirurgiche presso l'ospedale universitario Bashair, nella parte meridionale di Khartoum, tra cui la chirurgia traumatologica e il taglio cesareo, dopo che le autorità militari hanno impedito la consegna delle nuove forniture mediche.

La decisione. L’organizzazione non governativa sta ritirando, almeno temporaneamente, la sua équipe chirurgica, ma continua a supportare l’assistenza materna, quella di emergenza e ambulatoriale presso il Bashair Teaching Hospital. MSF continua a essere presente anche in altri tre ospedali di Khartoum e Omdurman, ma anche in queste strutture le scorte stanno finendo. Le forniture chirurgiche presso l’ospedale turco nel sud dell capitale sudanese, anch’esso interessato dal blocco stabilito dalle autorità militari, termineranno invece entro due settimane.

La testimonianza di MSF. “È devastante dover smettere di fornire cure e trattamenti salvavita al Bashair Hospital”, racconta Shazeer Majeed, un chirurgo che lavora con l’organizzazione. “Da metà maggio il pronto soccorso dell’ospedale ha accolto quasi 5.000 pazienti e l’équipe chirurgica di MSF ha eseguito più di 3.000 interventi. I bisogni sono enormi. Bloccare i farmaci e i materiali necessari per eseguire un intervento chirurgico significa privare le persone dell’assistenza sanitaria di cui hanno bisogno”. MSF ha iniziato a lavorare presso il Bashair Teaching Hospital a metà maggio. Dall'8 settembre, le autorità militari impediscono all’organizzazione di portare nuove forniture chirurgiche dai magazzini a Wad Madani, nello stato sudanese di Al-Jazeera, agli ospedali nel sud di Khartoum.

L’attacco agli ospedali. L’istituto di ricerca svizzero Insecurity Insight ha identificato almeno 202 attacchi al sistema sanitario del Sudan tra il 1° gennaio e il 27 settembre 2023. In questi incidenti, almeno 29 operatori sanitari sono stati uccisi, 51 feriti, 7 rapiti e 17 arrestati. Inoltre, le strutture sanitarie sono state danneggiate in 48 occasioni. Sei mesi di guerra hanno gettato il Sudan in uno dei peggiori incubi umanitari della storia recente, con oltre 9 mila persone uccise, più di 5,6 milioni costrette ad abbandonare le proprie case e 25 milioni bisognose di aiuti. Da più di sei mesi i civili – in particolare a Khartoum, nel Darfur e nel Kordofan – vivono nel terrore, tra stupri, violenze sessuali e scontri su base etnica, in particolare in Darfur. Gli operatori umanitari non riescono a raggiungere le persone più in difficoltà, a causa dell’insicurezza ma anche della burocrazia, la stessa che adesso impedisce la consegna di nuove forniture mediche. Almeno 45 operatori umanitari sono stati uccisi o detenuti dal 15 aprile, ovvero da quando è esploso il conflitto.

Gli sfollati. Dopo più di sei mesi dall’inizio del conflitto, il Sudan è diventato il teatro della più grande crisi di sfollati interni al mondo, con oltre 7,1 milioni di persone sparpagliate all’interno del Paese, secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). 18.750 persone hanno abbandonato le proprie abitazioni in Sudan la scorsa settimana, così il numero totale di sfollati in tutto il Paese da metà aprile a oggi è di 4,57 milioni.

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