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Siria, scendono le temperature e i profughi nei campi bruciano le proprie scarpe per provare a scaldarsi

Siria, scendono le temperature e i profughi nei campi bruciano le proprie scarpe per provare a scaldarsi

Il resoconto di Medici senza Frontiere: due milioni di persone vivono ancora negli insediamenti d’emergenza dopo dodici anni di conflitto

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ROMA – Le équipe di Medici Senza Frontiere hanno visitato 23 campi nelle aree di Dana, Atma e Maarat Misrin, nella provincia di Idlib, dove oltre 4.400 famiglie non hanno coperte né giacche pesanti, né qualsiasi altro materiale di base utile a proteggersi dal freddo. Le tende dei profughi avrebbero dovuto essere dei rifugi temporanei, quindi non sono abbastanza forti per resistere al vento forte, alle piogge e alle rigide temperature che soprattutto di notte si fanno sentire.

Il racconto. “Lo scorso inverno abbiamo dovuto utilizzare scarti di plastica e scarpe per produrre un po’ di calore perché non erano disponibili materiali riscaldanti sicuri”, racconta Ahmed Al-Mohammed, che vive in un campo per sfollati a Dana, nella provincia di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria. “La vita nel campo è davvero dura e negli inverni qui si soffre un freddo paralizzante”. Ancora due milioni di persone vivono nei campi nel Nord-Ovest siriano dopo essere state costrette ad abbandonare le loro case per la guerra cominciata dodici anni fa. Gli insediamenti sono sovraffollati e le infrastrutture sono appena quelle di base, quando non mancano del tutto. All’interno di questi villaggi sorti dal nulla, che sono il simbolo del disastro prodotto dal conflitto, mancano le strade, la corrente elettrica, manca l’acqua corrente, i servizi igienici, le docce e i canali di scolo. Il più delle volte si trovano in zone lontane dai centri abitati e quindi dai servizi, dalle scuole, dai mercati, dai centri sanitari. Sono particolarmente esposti alle intemperie e alle inondazioni. Le pessima condizione delle strade e l’insicurezza generale, inoltre, contribuiscono a isolare ulteriormente i profughi, che vivono relegati in questi spazi senza possibilità di spostarsi.

I terremoti, le bombe a grappolo. Le condizioni di vita all’interno dei luoghi in cui abitano gli sfollati sono peraltro peggiorate ancora dopo i terremoti che hanno colpito tutta la regione nel febbraio scorso. Dal 5 ottobre, inoltre, si registra un aumento della violenza con attacchi effettuati anche con bombe a grappolo dalle forze governative siriane e dagli alleati russi che hanno provocato nuovi flussi di sfollati. In poco più di un mese dall’inizio della nuova ondata di guerra già 40 mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case e a trasferirsi nei campi.

L’inverno sotto le tende. Il freddo dunque aumenta, le temperature in questa zona della Siria arrivano spesso a 5 gradi centigradi, spesso con forti venti e piogge persistenti che causano inondazioni che spazzano via le tende dove vivono gli sfollati del campo. Assieme alle temperature in questi ultimi anni è calata anche l’assistenza alle persone più deboli perché sono diminuiti i finanziamenti, come denunciano gli staff di MSF. “Gli sfollati hanno utilizzato, per proteggersi, tende che dovevano essere rifugi provvisori e invece sono diventati permanenti, nonostante all’interno dei campi manchino i beni di prima necessità”, racconta Marwan Al-Samao, supervisore logistico di MSF nella provincia di Idlib. La maggior parte delle tende nei campi nel Nord-Ovest della Siria avrebbero bisogno di essere rafforzate con tessuti in grado di creare un isolamento termico e di essere dotate di arredi di base come materassi e coperte, spiega l’operatore di MSF.

Le stufe nelle tende che prendono fuoco. Uno dei problemi cruciali è la carenza di combustibile per le stufe. Molte persone accendono fuochi all'interno delle tende stesse per scaldarsi. Ma questo è un problema in più, perché il materiale con il quale sono realizzate è materiale infiammabili e, oltre tutto, sono montate una accanto all'altra, in spazi assai angusti. Nel 2022 sono stati segnalati più di 180 incendi. “Il tessuto di plastica che copre la nostra tenda è completamente usurato, non viene sostituito da quattro anni”, continua a raccontare Ahmed Al-Mohammed, che vive in un campo nella zona montuosa molto aspra nella provincia di Idlib, spesso isolata a causa delle inondazioni e dalla quale è difficile spostarsi verso i centri abitati, vista la pessima condizione delle strade.

Le 7 cliniche di Medici Senza Frontiere. L’organizzazione gestisce sette cliniche mobili che forniscono assistenza sanitaria di base in 23 campi per sfollati nella provincia di Idlib. Nel mese di ottobre, le équipe mediche hanno distribuito kit invernali contenenti materiali per l’isolamento termico, coperte, materassi e indumenti pesanti a più di 3.800 famiglie. Ma le forniture distribuite ancora non bastano a garantire che tutti gli sfollati possano affrontare l’inverno in condizioni più o meno dignitose. “Fornire sostegno alle persone nei campi durante l'inverno può avere un impatto significativo sulla riduzione delle malattie legate al freddo”, spiega Al-Samao. Dopo la recente escalation militare, tra l’altro, il numero di sfollati è aumentato notevolmente e così anche le sofferenze e i bisogni delle persone, anche in termini di protezione e assistenza medica.

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