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Crisi climatica: colpisce i bambini e la mancanza di acqua potabile produce gli effetti più gravi per la loro salute

Crisi climatica: colpisce i bambini e la mancanza di acqua potabile produce gli effetti più gravi per la loro salute

Il rapporto dell’UNICEF: 436 milioni di minori nel mondo è a rischio per mancanza di servizi igienico-sanitari sufficienti

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ROMA – I dati di un nuovo rapporto dell’UNICEF ci dicono che 1 bambino su 3, vale a dire 739 milioni di bambini in tutto il mondo, vive già in aree esposte a scarsità d’acqua elevata o molto elevata e i cambiamenti climatici minacciano di peggiorare la situazione. Il doppio problema della mancanza di acqua potabile unito all’inadeguatezza e all’insufficienza cronica dei servizi igienico-sanitari, inoltre, rende la situazione ancora più complessa e costituisce un'ulteriore minaccia per la crescita e per la salute dei più piccoli. Il dossier The Climate Changed Child, pubblicato prima del vertice COP28 sul cambiamento climatico che si terrà a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre – ecco il programma – mette in luce la minaccia che i bambini subiscono a causa della vulnerabilità idrica, che è anche uno degli aspetti più pericolosi del cambiamento climatico.

Il peso sulle spalle dei bambini. Il rapporto delinea la molteplicità di altri modi in cui i bambini sopportano il peso maggiore degli impatti della crisi climatica: contraggono malattie, subiscono l’inquinamento atmosferico e sono coinvolti in alluvioni devastanti o in lunghi periodi di siccità. Dal momento del concepimento fino all'età adulta, la salute e lo sviluppo del cervello, dei polmoni, del sistema immunitario e di altre funzioni cruciali per la salute dei bambini sono influenzati dall'ambiente in cui crescono. I bambini – si sottolinea nel rapporto UNICEF – hanno maggiori probabilità di soffrire dell’inquinamento atmosferico rispetto agli adulti. Questo perché respirano più velocemente e il loro cervello, i polmoni e altri organi vitali, sono ancora in via di sviluppo e dunque maggiormente influenzabili. In un mondo che sta mutando, anche i bambini avrebbero bisogno di un cambiamento che tenga conto delle loro esigenze, eppure questo non avviene mai, spiega Catherine Russell, direttore esecutivo di UNICEF.

I minori più a rischio. La percentuale maggiore di bambini e adolescenti esposta alle conseguenze della scarsità di acqua si trova nelle regioni del Medio Oriente, del Nord Africa e dell’Asia meridionale. Sono zone del mondo dove le risorse idriche scarseggiano e la siccità assieme alle alluvioni si alternano portando distruzione. Al giorno d’oggi sono 436 milioni i bambini e i ragazzi che si trovano ad affrontare il doppio fardello della scarsità d’acqua a livelli già elevati e di altrettanto elevati tassi di mancanza di acqua potabile. Quest’ultimo elemento in particolare, che gli addetti ai lavori definiscono come vulnerabilità idrica, è uno dei principali fattori di morte tra i bambini con meno di cinque anni per malattie che in altri luoghi del mondo, dove l’acqua potabile abbonda, sarebbero invece facilmente evitabili. I Paesi più colpiti in assoluto sono il Niger, la Giordania, il Burkina Faso, lo Yemen, il Ciad e la Namibia. In tutti questi luoghi otto bambini su dieci – sice l’UNICEF - sono esposti agli effetti della mancanza di acqua pulita.

Cosa fare? In queste circostanze, gli investimenti per garantire acqua potabile e servizi igienico-sanitari sufficienti rappresentano una prima linea di difesa essenziale per proteggere i più piccoli dagli impatti dei cambiamenti climatici. L’analisi del Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia, nato l’11 dicembre del 1946 – l’UNICEF, appunto – avverte inoltre che i cambiamenti del clima stanno anche producendo una crescita del cosiddetto stress idrico, ovvero il rapporto tra la domanda di acqua e le forniture rinnovabili disponibili. Se non si aumentano i finanziamenti in questo ambito di problemi si prevede che entro il 2050 altri 35 milioni di bambini saranno esposti a livelli elevati o molto elevati di stress idrico, con il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Asia meridionale sempre in testa.

I piccoli dimenticati dal dibattito pubblico. Nonostante la loro vulnerabilità, i più piccoli vengono quasi sistematicamente dimenticati dal dibattito pubblico e dalla politica. Per esempio, solo il 2,4 per cento dei finanziamenti per il clima provenienti dai principali fondi multilaterali sostiene progetti che incorporano attività a favore dei bambini. Alla COP28 l’UNICEF chiede ai leader mondiali e alla comunità internazionale di cominciare a fare qualcosa per garantire una vita sana a tutti i piccoli del mondo. “I bambini e i giovani hanno costantemente lanciato appelli urgenti affinché la loro voce sulla crisi climatica fosse ascoltata, ma non hanno nessun riconoscimento nel processo decisionale. Raramente vengono presi in considerazione nei piani e nelle azioni esistenti di adattamento, mitigazione o finanziamento del clima”, spiega Russell. “È nostra responsabilità collettiva mettere ogni bambino al centro di un’urgente azione globale”.

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