ROMA – Vivere ad Aden, la città più grande dello Yemen meridionale, significa combattere quotidianamente con la mancanza di acqua potabile e di energia elettrica. Il diritto alla salute, quello all’istruzione e all’assistenza sanitaria di milioni di persone sono compromessi. Succede soprattutto d’estate, quando le temperature raggiungono i 40 gradi e l’umidità diventa soffocante.
La guerra. I combattimenti in Yemen sono iniziati nel 2014 quando il movimento ribelle degli Houthi, una milizia sciita appoggiata dall’Iran, ha preso il controllo della parte settentrionale del Paese fino a Sanaa, la capitale, costringendo il presidente Abdrabbuh Mansour Hadi all’esilio all’estero. Il conflitto è diventato più cruento a marzo del 2015, quando l’Arabia Saudita e altri otto stati, per lo più sunniti, sostenuti dalla comunità internazionale, hanno lanciato offensive aeree contro gli Houthi, con lo scopo preciso di riportare Hadi al suo posto. Nonostante le violenze dilagassero in quasi tutto il Paese, Aden è sempre rimasta relativamente stabile. Gli Houthi sono entrati in città nella primavera del 2015, ma sono stati poi espulsi dopo mesi di combattimenti dalle forze guidate dal governo yemenita e dalla coalizione di cui faceva parte Riad. Nel maggio 2017 ad Aden è stato creato il Consiglio di Transizione per il Sud, un’organizzazione politica secessionista informalmente sostenuta dagli Emirati Arabi Uniti con l’obiettivo di creare uno Stato del sud con capitale Aden.
Il problema dell’acqua e dell’elettricità. Prima dell’inizio del conflitto nel 2014, documenta Human Rights Watch, gli abitanti di Aden godevano di forniture d’acqua ed elettricità regolari. Oggi invece molte persone ricevono l’acqua dalla rete pubblica ogni due o tre giorni e alcuni non la ricevono affatto. Nei mesi di luglio e agosto 2023, la compagnia elettrica gestita dal governo è stata in grado di distribuire la corrente solo per quattro-sei ore al giorno. E’ un lieve miglioramento rispetto a giugno, quando l’elettricità era disponibile solo per circa due o tre ore al giorno, e questo lasciava molte famiglie senza aria condizionata, con temperature medie superiori ai 38 gradi e un tasso di umidità oltre il 65 per cento.
Gli sfollati. Ancora più difficoltà ad accedere all’acqua potabile trovano gli sfollati interni. Il direttore di uno dei più grandi campi della città ha raccontato a HRW che per soddisfare i bisogni dei profughi deve fare affidamento sulle organizzazioni non governative per l’erogazione dell’acqua all’interno del campo. Durante la scorsa estate ad Aden sono scoppiate diverse proteste di persone che chiedevano che il Consiglio di Transizione si impegnasse a rendere disponibile l’acqua e l’elettricità. Il Sana’a Center, un’organizzazione che si occupa di ricerca, ha raccontato a HRW che la polizia ha usato persino la forza per reprimere i manifestanti e scoraggiare cortei. Lo Yemen è da tempo uno dei paesi con il maggior deficit idrico al mondo, un problema esasperato dalla storica cattiva gestione del governo e dalle violazioni delle parti in guerra. A peggiorare la crisi dell’acqua nel Paese si sono aggiunti eventi naturali legati al cambiamento climatico, tra cui siccità e inondazioni.
I più vulnerabili. La carenza idrica colpisce in modo sproporzionato donne e bambini, a cui in genere viene anche affidato l’onere di andare a prendere l’acqua per portarla nelle case. Spesso trascorrono ore camminando su strade pericolose, dove sono esposti al rischio di violenza sessuale, di attacchi dei cecchini e delle mine antiuomo. I bambini, soprattutto le bambine e le ragazze, saltano giorni di scuola per andare a prendere l’acqua da portare in famiglia. Secondo l’UNICEF, l’assenza di acqua potabile sicura e sufficiente e di servizi igienico-sanitari adeguati ha contribuito ad un aumento delle malattie, inclusa un’epidemia di colera dal 2016 al 2021 che ha causato oltre 2,5 milioni di vittime.