Mondo Solidale

Gaza, MSF si mobilita in tutto il mondo per chiedere un cessate il fuoco che sia permanente

2023 Anadolu
2023 Anadolu 

La testimonianza di Medici Senza Frontiere: ospedali trasformati in obitori, staff sanitari e pazienti uccisi. Le amputazioni senza anestesia di arti dei bambini

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ROMA – Oggi, in tutto il mondo, Medici Senza Frontiere (MSF) lancia la mobilitazione “Gaza: Stop Now” per chiedere a tutte le parti in causa di adoperarsi per garantire un cessate il fuoco immediato e permanente nella Striscia di Gaza. “È ora che le diplomazie internazionali, Italia compresa – si legge in un documento diffuso dall’Organizzazione Premio Nobel per la Pace – chiedano al governo israeliano di porre fine agli attacchi mortali contro i civili palestinesi e far entrare aiuti umanitari salvavita nella Striscia. Azione oggi più che mai necessaria alla luce della nuova offensiva lanciata nel Sud. A Gaza ogni principio di umanità è stato completamente violato – si legge ancora nella nota – vediamo ospedali attaccati e trasformati in obitori con staff e pazienti uccisi”.

Pur ribadendo il dolore e l’orrore provato in seguito all’attacco di Hamas del 7 ottobre scorso MSF contro i civili israeliani, attacco condannato in modo inequivocabile, MSF, oggi, dopo quasi due mesi – si legge nel documento - “Non trova le parole per descrivere l’assoluto orrore inflitto dal governo israeliano ai civili palestinesi con questa guerra incessante e indiscriminata sferrata sotto gli occhi del mondo intero. Le autorità israeliane – prosegue - hanno mostrato un evidente e totale disinteresse per la protezione delle strutture sanitarie di Gaza. Sono state colpite da attacchi aerei, carri armati e spari, circondate e assaltate, staff e pazienti sono stati uccisi”.

Le amputazioni di arti di bambini. Il personale medico, compreso quello di MSF, è completamente esausto – racconta il comunicato di MSF - per essere stati costretti ad amputare arti di bambini pluri-ustionati e gravemente feriti. E senza anestesia, né strumenti chirurgici sterilizzati. A causa delle evacuazioni forzate imposte dai soldati israeliani, alcuni medici si sono trovati nella condizione di dover abbandonare i propri pazienti affrontando una scelta impossibile: la propria vita o quella dei loro pazienti. “Non c’è alcuna giustificazione possibile che possa legittimare azioni di tale atrocità”, conclude il documento diffuso da Medici Senza Frontiere.

Arriva a Gaza un team d’emergenza di MSF. E’ stato recentemente inviato a Gaza un team internazionale di emergenza per sostenere i colleghi palestinesi con servizi medici e chirurgici forniti alle strutture sanitarie. Purtroppo, le loro attività sono state gravemente limitate dall'elevato numero di feriti, dalla distruzione delle infrastrutture, dalla mancanza di materiali essenziali come il carburante e dalla persistente insicurezza. “Gaza, sotto il blocco imposto da Israele dal 2007 – recita ancora il comunicato di MSF - è la più grande prigione a cielo aperto al mondo. Dall’inizio della campagna militare il governo israeliano ha attuato un assedio totale sulla Striscia, vietando l’ingresso di acqua, cibo, carburante e forniture mediche per i 2,3 milioni di civili intrappolati nell’enclave. Sottoporre un’intera popolazione a una punizione collettiva – dice la nota – è un crimine di guerra per il Diritto Internazionale Umanitario”.

Nessun luogo è sicuro. Intanto, il Nord di Gaza rischia di essere cancellato dalle mappe. Almeno 1,7 milioni di persone sono sfollate secondo le Nazioni Unite. A questi civili è stato imposto con la forza di trasferirsi a Sud ma le autorità israeliane stanno bombardando anche quell’area. Nessun luogo è sicuro. MSF chiede che i feriti, così come chiunque desideri lasciare Gaza, possa farlo in sicurezza attraverso il valico di Rafah, senza pregiudicare il loro diritto al ritorno.

E’ urgente il “cessate il fuor” permanente. Un cessate il fuoco permanente è l’unico modo per fermare l’uccisione di altre migliaia di civili e garantire il passaggio di aiuti umanitari disperatamente necessari. MSF chiede, inoltre, l’istituzione di un meccanismo indipendente per supervisionare un flusso adeguato, prevedibile e costante di forniture umanitarie a Gaza.

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