ROMA – Negli ultimi anni la crisi umanitaria in Camerun è diventata più grave, complice la pandemia di Covid-19 che dal 2020 ha esasperato una situazione già difficile, con milioni di imprese che hanno dovuto chiudere i battenti e un mercato del lavoro fermo. Le condizioni generali di sicurezza nel Paese, poi, costituiscono un ulteriore problema. Alcuni dati parlano chiaro: nel Nord la malnutrizione acuta globale è al 12,6%; colpisce 115 mila bambini sotto i cinque anni; il 40% dei minori – circa 350 mila – soffrono di malnutrizione cronica.
La crisi del Camerun. Una confluenza di fattori rendono la situazione economica e sociale del Camerun particolarmente delicata. Innanzitutto il Paese vive in una condizione di insicurezza generale a causa delle incursioni dei gruppi armati non statali che agiscono soprattutto nelle regioni settentrionali; crescono anche le tensioni intercomunitarie, con famiglie costrette ad abbandonare i propri villaggi e una violenza diffusa che colpisce donne e bambini. Le donne sono esposte ad abusi sessuali; i matrimoni precoci sono ancora largamente praticati; i bambini vengono allontanati da scuola e reclutati con forza a combattere. La povertà spinge verso una continua lotta per l’accaparramento delle risorse, in particolare acqua e pascoli, mentre le inondazioni, effetto del cambiamento climatico che ha colpito soprattutto le regioni africane, distruggono le coltivazioni e provocano una spirale di insicurezza alimentare che tocca soprattutto i più vulnerabili.
I numeri della fame. Secondo i risultati di ottobre 2023 del Cadre Harmonisé – uno strumento che produce analisi sulla sicurezza alimentare nel mondo - il 10,6 per cento degli abitanti del Camerun si trova ad affrontare livelli di fame acuta. Concretamente significa che 2.940.807 persone non hanno abbastanza cibo per nutrirsi. Inoltre l’aggiornamento di metà anno del Rapporto globale 2023 contro le crisi alimentari del World Food Programme (WFP) rivela che il 22 per cento e il 10 per cento della popolazione si trovano rispettivamente nella fase 2 e 3 dei livelli di insicurezza alimentare acuta, che corrispondono a una difficoltà a reperire cibo nel primo caso, a una vera e propria crisi alimentare, nel secondo. E’ un dato significativo poiché nel 2022 solo l’11 per cento della popolazione era nella fase 2 e nel 2021 solo il 10 per cento.
La storia. “In famiglia siamo in undici, inclusi i miei tre figli e mia moglie. Nel 2018 siamo stati costretti a fuggire dal nostro villaggio, da allora abbiamo difficoltà a procurarci cibo, persino il riso bianco”, racconta ad Action contre la faim Booba, uno sfollato interno di 37 anni di Belo, nella parte nordoccidentale del Paese. In Camerun la guerra civile, esplosa nel 2017, è conosciuta come “crisi anglofona” perché vede contrapposti i separatisti di lingua inglese e l’esercito regolare. Il governo centrale ha tentato di reprimere l’insurrezione, che finora si è concentrata soprattutto nella regione Nord-Ovest e Sud-Ovest, ma il rischio è che le violenze si estendano anche ad altre zone del Paese, come è avvenuto recentemente in Sudan.
La crisi economica. Nonostante gli sforzi delle autorità per controllare l’inflazione, incluso il divieto di esportare il grano da dicembre 2021, i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati in media del 13,3 per cento nel 2023 e continuano a essere la causa principale dell’elevata inflazione che si registra nel Paese. I prezzi dei prodotti importati come riso, grano e olio hanno ormai superato non solo la media dei prezzi del 2022 ma anche degli ultimi cinque anni. I dati di ottobre 2023 mostrano che a settembre il costo di sorgo e mais in alcuni mercati era del 50 per cento più alto rispetto all’anno precedente e quasi il 70 per cento più caro rispetto alla media dei cinque anni precedenti.