ROMA – “Ero a casa quando ho visto l'acqua entrare fino al tetto. Siamo dovuti andare via senza poter portare nulla con noi. Ci siamo rifugiati in un capannone con altre centinaia di famiglie”, racconta Anastasie Lusamba, una delle tante persone colpite dalle inondazioni a Kinshasa. Per diverse settimane le piogge abbondanti hanno causato l’innalzamento del livello delle acque del fiume Congo e hanno provocato inondazioni che, secondo i dati ufficiali, hanno ucciso 12 persone e distrutto 1.177 case. Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) lavorano a Limete, uno dei sette comuni più colpiti. Come Anastasie, molte delle persone costrette a scappare e ad abbandonare le proprie case non hanno avuto il tempo di prendere nulla da portare con sé e così sono rimaste senza mezzi di sostentamento.
Le alluvioni. “Oggi ho perso tutto: i miei vestiti, gli utensili da cucina, il mio letto e tutti i miei beni”, racconta Marie Makese, arrivata con la sua famiglia più di due settimane fa nel centro per sfollati di Mbukalisu, allestito nella parrocchia di Saint Ngoza a Limete, grazie all’intervento di una chiesa che si è data da fare per accogliere le tante famiglie vittime delle alluvioni. “I miei figli non hanno più materiale scolastico. Mentre gli altri vanno a scuola, loro restano in cortile a giocare”. Prima dell'arrivo di MSF, decine di famiglie vivevano in un rifugio improvvisato che avrebbe potuto accogliere al massimo cinque persone. Altre in mancanza di un riparo sicuro hanno trascorso diverse notti sotto le stelle. In generale la gran parte degli sfollati vive senza elettricità e senza disponibilità di acqua potabile e latrine, con il rischio di contrarre malattie infettive, spiegano da Medici senza Frontiere.
L’assistenza umanitaria. Le piogge hanno fatto straripare i fiumi a Kinshasa e in diverse altre province del Paese. Le autorità nazionali stimano che almeno 600 mila persone siano state colpite in otto province: Sud Kivu, Kasaï Centrale, Kasaï, Tshuapa, Mongala, Tshopo, Haut Uele e Kinshasa. Dall’inizio di gennaio MSF ha inviato un’équipe composta da esperti in logistica e medici per affrontare le esigenze di 400 famiglie per un totale di oltre 2.500 persone, soprattutto donne e bambini. L’organizzazione ha installato sei latrine, sei docce, 10 tende per ospitare le vittime, sistemi l’illuminazione provvisoria, zanzariere contro la malaria e distribuisce acqua potabile. Una clinica mobile fornisce assistenza sanitaria di base e di salute mentale alle vittime, con un’attenzione particolare alle persone con disabilità, che sono quelle che soffrono di più in questo genere di disastri. Le principali patologie finora curate sono la malaria, le infezioni delle vie urinarie e la febbre tifoide: tutte malattie legate alle cattive condizioni igieniche e uno stile di vita inadeguato.