Repubblica Democratica del Congo: gli oltre centomila sfollati nel Nord Kivu lottano con la mancanza di cibo e di acqua potabile, aumentano i casi di colera
ROMA – Oltre 133 mila persone fuggite dai combattimenti nel Nord Kivu, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, vivono in condizioni inimmaginabili: senza un solo bagno a disposizione né acqua potabile, rischiano di ammalarsi di colera mentre i bambini sono sempre più vulnerabili alla malnutrizione, denuncia Oxfam.
Le condizioni di vita degli sfollati. 40 centesimi di dollari per utilizzare una doccia o un bagno: sono le tariffe imposte dalle popolazioni che ospitano gli sfollati del Nord Kivu, denuncia Oxfam. Ma molti di quelli che sono stati costretti a scappare dalla guerra non hanno più nulla con sé, neanche i soldi per comprare da mangiare per i figli, figurarsi per una doccia. La situazione nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo diventa ogni giorno più grave ed espone soprattutto i più vulnerabili al rischio di violenze e malattie. Le donne, per esempio, che sono responsabili della raccolta di acqua potabile, sono costrette a camminare anche fino a 25 km per fare rifornimenti: uno sfibrante viaggio di quattro ore con il pericolo di subire abusi sessuali o le minacce dei gruppi armati. La carenza di acqua potabile, invece, sta già portando malattie tra gli sfollati: sono aumentati i casi di diarrea e si contano i primi morti. “Le necessità delle persone scappate dalla guerra superano di gran lunga le risorse disponibili”, spiega Justine Gomis Tossou, direttrice dell’organizzazione nella Repubblica Democratica del Congo. I campi profughi improvvisati sono sovraffollati, moltissime persone dormono all’aria aperta oppure stipate in capannoni, ospedali e scuole, che quindi sono inutilizzabili. Qualcuno è riuscito a costruirsi degli alloggi precari, così sono nati dei campi provvisori, informali, dove però mancano l’acqua, i bagni, il cibo, i medici per l’assistenza sanitaria, per cui il rischio è che esplodano nuove epidemie e aumentino i casi di malnutrizione, soprattutto tra i bambini.
Le testimonianze. In uno di questi campi profughi improvvisati, un membro dello staff di Oxfam ha incontrato una donna che è riuscita a scappare dai combattimenti con uno solo dei suoi quattro figli, mentre non ha più notizie né degli altri tre né del marito. Durante la fuga è stata violentata da un gruppo di uomini armati, mentre girava in una foresta alla ricerca di legna da ardere, nella speranza di venderla per acquistare una razione di cibo e di acqua per sé e per il figlio. I campi profughi in cui Oxfam lavora dallo scorso anno nella Repubblica Democratica del Congo sono diventati un problema di sanità pubblica. Molte persone per settimane intere non riescono a farsi una doccia, così aumenta il rischio di malattie come il colera, che già è comparso sia nel Nord che nel Sud Kivu. Nei primi sei mesi del 2023 sono stati segnalati più di 20 mila casi di questa malattia, triplicati rispetto allo stesso periodo del 2022, secondo le informazioni diffuse da UNICEF.
I bambini. Per i più piccoli quella attuale è la crisi di colera più grave dal 2017. Nei primi sette mesi del 2023 si sono registrati almeno 31242 casi e 230 decessi, molti dei quali di minori. Secondo il Ministero della Sanità Pubblica, la provincia più colpita, il Nord Kivu, ha contato oltre 21.400 malati, tra cui più di ottomila erano bambini sotto i 5 anni. Nel 2017 la RDC ha vissuto un’epidemia simile, con il colera che ha colpito tutto il Paese uccidendo oltre mille persone. La Repubblica Democratica del Congo ha sulle spalle una delle peggiori crisi di sfollati in Africa e tra le peggiori a livello globale, con oltre 6,3 milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case e i propri villaggi. Una serie di indagini condotte dal Ministero della Sanità Pubblica a maggio e giugno scorsi tra le famiglie con casi di colera nel Nord Kivu, ha rilevato che tra il 62 e il 99 per cento delle persone colpite dalla malattia erano sfollate. L’inchiesta ministeriale ha anche mostrato che chi combatte con il rischio del colera affronta, allo stesso tempo, anche altre complicanze tra cui la malnutrizione, la mancanza di cure prenatali e la carenza di vaccini.
La crisi umanitaria. Secondo il Displacement Tracking Matrix dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni le recenti violenze nel Nord Kivu hanno costretto 186.422 persone a fuggire. 133.530 di esse - riporta Oxfam - vivono in sei campi improvvisati. Se la crisi non si ferma, nel 2024 più di 25,4 milioni di persone, ovvero un quarto della popolazione totale, avrà bisogno di aiuti per sopravvivere, soprattutto nelle province orientali. Purtroppo però la RDC, come altre crisi umanitarie importanti, affronta una grave carenza di finanziamenti: nonostante sia una delle emergenze alimentari più difficili del mondo, a oggi solo il 39,5 per cento delle richieste delle Nazioni Unite sono state soddisfatte.