ROMA – Dodici morti, la metà dei quali sono bambini con meno di tre anni: è il bilancio delle vittime di un drone che ha colpito la città di Odessa sabato, come documenta la Missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite (HRMMU). “E’ l’attacco più doloroso di questi ultimi nove mesi”, commenta Danielle Bell, a capo della missione. “Almeno tre famiglie hanno subito perdite: una madre con il suo bambino, un padre con il figlio e una coppia di genitori con i tre figli, a dimostrazione del continuo e terribile impatto che la guerra della Russia contro l'Ucraina provoca sui civili, in particolare sui bambini, che sono molto esposti all’attacco di queste munizioni a lungo raggio”, conclude Bell.
La disperazione. Il personale dell'HRMMU che ha visitato il luogo poco dopo l’aggressione di sabato con il drone ha trovato persone in stato di shock e squadre di soccorso che cercavano di raggiungere i civili rimasti sepolti sotto le macerie dell'edificio parzialmente crollato. L’esplosione è stata così potente che una serie di oggetti all’interno delle case sono stati scagliati fuori con forza e sono rimasti intrappolati tra i rami degli alberi. I sopravvissuti sono corsi fuori dall'edificio ancora con le coperte addosso, in attesa dei soccorritori.
I dati. Secondo i dati della Missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite più di 10 mila civili sono stati uccisi e oltre 20 mila hanno riportato ferite da quando la Federazione Russa ha lanciato un attacco su larga scala contro l’Ucraina a febbraio 2022, ma HRMMU avverte che il numero reale potrebbe essere significativamente più alto perché da alcuni territori è difficile ottenere una stima precisa delle vittime. La maggior parte delle persone morte sono state uccise dalle armi esplosive ad ampio raggio come missili, droni e proiettili di artiglieria.
Il lavoro umanitario. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) documenta che gli attacchi indiscriminati contro le aree più popolate dell’Ucraina sono aumentati a dicembre 2023 e hanno colpito soprattutto le infrastrutture energetiche, lasciando milioni di persone senza elettricità proprio quando le temperature sono scese di diversi gradi sotto lo zero, accompagnate da forti nevicate e venti. Nel 2023 le organizzazioni non governative che lavorano sul territorio e le agenzie delle Nazioni Unite hanno assistito quasi undici milioni di persone, di cui 400 mila vicine alla linea del fronte, con aiuti e servizi vitali, coprendo quasi il 70 per cento dei 3,9 miliardi di dollari necessari per soddisfare i bisogni umanitari. Nel 2023 si sono verificati 227 incidenti contro gli operatori delle ONG: 50 persone sono state uccise o ferite, undici di queste sono morte mentre lavoravano. Poiché in questo inizio di 2024 la linea del fronte nel Paese non è cambiata, l’accesso umanitario subisce ancora i medesimi limiti e le stesse complicazioni del 2023. Il centro di analisi ACAPS riferisce che è diventato più difficile, per le organizzazioni umanitarie, raggiungere le aree controllate da Kiev perché è diventato più complicato per il personale internazionale ottenere i visti. Gli attacchi continui sulle città e il clima invernale inoltre non favoriscono le operazioni di soccorso e di assistenza perché mancano le condizioni di sicurezza per poter operare. Nelle aree occupate dai russi le missioni di soccorso sono ancora più impegnative e rischiose rispetto a quelle gestite dagli ucraini perché le condizioni imposte dalle autorità di Mosca non lasciano ampi spazi di manovra.
Sfollati e rifugiati. A dicembre 2023 gli sfollati interni erano circa 3,5 milioni, leggermente in calo rispetto ai 3,7 milioni di giugno scorso. A dicembre 2023 i rifugiati erano circa 6,4 milioni, in aumento rispetto a giugno 2023, scrive ACAPS. Lo scorso dicembre 4,4 milioni di ucraini hanno fatto ritorno ai propri luoghi di origine sia dall’estero che da altre zone dell’Ucraina. 14,6 milioni di persone avranno bisogno di assistenza umanitaria in questo 2024, in calo rispetto ai 17,6 milioni del 2023, ma questo non significa che i bisogni sono meno gravi rispetto all’anno scorso, soprattutto per chi si trova vicino alla linea del fronte.