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Haiti: il Paese è sotto assedio, l’economia ferma da cinque anni, il numero di sfollati cresce di ora in ora

Haiti: il Paese è sotto assedio, l’economia ferma da cinque anni, il numero di sfollati cresce di ora in ora

Nazioni Unite: 4000 persone uccise e 3000 rapite nel 2023 a causa della guerriglia tra le bande armate

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ROMA – Quindicimila persone sfollate in una sola settimana: è il bilancio dell’ondata di violenza che affligge Haiti dalla fine di febbraio. Negli ultimi giorni le bande armate che tengono sotto scacco il Paese con l’obiettivo di rovesciare il Primo Ministro Ariel Henry, hanno assaltato le prigioni, preso il controllo del porto, dato fuoco a dozzine di negozi e stazioni della polizia, bloccato l’aeroporto internazionale. Henry, che è anche Presidente ad interim, era in Kenya a negoziare l’invio di un contingente internazionale sostenuto dall’ONU con lo scopo di riportare ordine nel suo Paese quando è riesplosa la crisi il 29 febbraio e non è riuscito a rientrare a Port-au-Prince. Migliaia di persone sono state costrette a scappare per la recrudescenza degli scontri e la gran parte di esse – chiarisce l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) - viveva già nei campi e aveva già subito altri sfollamenti. In totale sono dieci i siti che accoglievano gli haitiani rimasti senza casa, sgomberati a causa della guerriglia, mentre sono 160 mila in tutto gli sfollati nell’area metropolitana di Port-au-Prince.

Il caos. Le ultime elezioni si sono tenute sette anni fa, Henry durante un incontro con i leader dei Paesi caraibici ha annunciato il voto per la metà del 2025, mentre tre anni fa è stato assassinato il giovane Presidente Jovenel Moïse: da allora il Paese vive in uno stato di guerra costante che impedisce lo sviluppo e la vita stessa. Gli haitiani convivono con la paura ogni giorno, ogni ora, con traumi sempre più grandi. L’insicurezza dilaga a livello nazionale: scontri nel dipartimento di Artibonite, al centro del Paese; blocchi stradali a Cap Haitien, una delle città più popolose, situata nel Nord; a Sud manca il carburante; Port-au-Prince è diventata un carcere a cielo aperto: chi vive nella capitale non può spostarsi, non ci sono luoghi sicuri dove fuggire, i gruppi armati hanno circondato ogni quartiere, è una città sotto assedio. Sono due in particolare le coalizioni rivali: G9, guidata da Jimmy Chérizier, un ex poliziotto, e Gpèp, che non ha un unico leader. Prima della rivolta di questi giorni le gang controllavano più dell’80 per cento di Port-au-Prince.

Ospedali sotto attacco. Il collasso del sistema sanitario, gli assalti agli ospedali da parte dei gruppi armati e la mancanza di servizi di salute mentale sono alcuni degli elementi che aggravano la crisi umanitaria. Alcuni ospedali sono stati assaltati dalle bande criminali e hanno dovuto fare evacuare sia il personale che i pazienti, compresi i neonati. I medici non riescono più a fare il loro lavoro. Anche le forze di polizia sono sottodimensionate, con circa 10 mila agenti in servizio in tutto il Paese mentre, secondo le Nazioni Unite, ne servirebbero 26 mila.

I traumi. Con migliaia e migliaia di persone costrette continuamente a spostarsi perché in pericolo di vita, servirebbero servizi psicologici di sostegno, che invece mancano del tutto. Molti degli sfollati ascoltati dall’OIM hanno sperimentato sulla propria pelle la violenza, lo stupro, tutti vivono in siti provvisori sovraffollati e che non possono garantire condizioni di vita dignitose. In questo scenario sono in costante aumento anche le tendenze suicide tra la popolazione.

I numeri della violenza. Nel 2023 quasi 4.000 persone sono state uccise e 3.000 rapite a causa della violenza legata alle bande, afferma l’ONU. La violenza sessuale è sempre più una piaga: a ottobre gli attacchi contro le donne sono stati 1.100. Gli sfollati sono 362 mila, il 15 per cento in più rispetto all’inizio dell’anno, la metà sono bambini. La mancanza di beni e di risorse contribuisce a peggiorare una situazione economica già precaria, paralizzata da almeno cinque anni. Ogni volta che si verifica un’ondata di sfollamento, come in questi giorni, i luoghi di accoglienza presentano una serie di sfide da risolvere con urgenza come l’accesso all’acqua potabile e ai servizi di base. L’OIM, che lavora ad Haiti dal 1994, interviene distribuendo coperte, lampade solari, set da cucina, teli di plastica, assistenza sanitaria e in denaro ai gruppi più vulnerabili e supporto psico-sociale attraverso le cliniche mobili.

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