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Repubblica Democratica del Congo: uomini armati hanno assaltato un ospedale e ucciso i pazienti, l’Ituri è quasi del tutto isolato a causa dei combattimenti

Agnes Varraine-Leca/MSF
Agnes Varraine-Leca/MSF 

il report di Medici Senza Frontiere : la provincia dell’Ituri è isolata, mancano acqua, cibo e il numero degli sfollati cresce di giorno in giorno

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ROMA – Cresce l’intensità della violenza nella Repubblica Democratica del Congo. Nella provincia di Ituri un gruppo di uomini armati, nella notte tra il 6 e il 7 marzo, ha attaccato e saccheggiato l’ospedale nella città di Drodro, rubato le attrezzature mediche e ucciso una paziente che era a letto, denuncia Medici senza Frontiere (MSF). “Quello che è successo a Drodro è terrificante”, commenta Stéphanie Giandonato, responsabile del programma di MSF per la RDC. “Tutte le parti in conflitto dovrebbero rispettare e proteggere i pazienti, il personale medico, le strutture sanitarie, i civili e gli operatori umanitari”.

I fatti. L’ondata di violenza ha innescato un esodo di massa dalla zona, con migliaia di persone in cerca di protezione e rifugi sicuri nel campo per sfollati allestito a Rho, che si trova a circa 10 km a nord-est di Drodro. Il sito, originariamente progettato per ospitare un massimo di 30 mila persone, ora ne ospita più del doppio. L’ospedale che è stato attaccato la settimana scorsa adesso non può più funzionare, per cui altre migliaia di persone a Drodro sono rimaste senza cure e senza possibilità di assistenza medica. Tutta la zona è isolata – sottolinea l’organizzazione - per i profughi nel campo di Rho è difficile reperire anche l’acqua e il cibo.

L’evacuazione. Dopo l'attacco all'ospedale MSF ha temporaneamente evacuato il personale dalla città, anche se le sue équipe continuano a fornire assistenza sanitaria di base, cure di stabilizzazione per i casi critici, consulenza sessuale e riproduttiva, supporto per la salute mentale e servizi idrici e igienico-sanitari alle persone rifugiate nel campo di Rho. Il problema è che con l’aggravarsi della violenza la zona diventa sempre meno sicura e sempre più isolata e il rischio è che finiscano le scorte.

Il contesto. Alla fine del 2023 la Repubblica Democratica del Congo contava circa 7 milioni di sfollati interni, molti dei quali vivevano nelle province orientali, vittime dei combattimenti tra le Forze Armate della RDC e il Movimento 23 Marzo (M23). L'uso di artiglieria pesante e di mortai in aree densamente popolate come la periferia della città di Goma ha causato danni enormi. Le infrastrutture civili come ospedali, scuole e campi per sfollati ormai vengono abitualmente presi di mira, peggiorando il bilancio dei morti e dei profughi. Per sfuggire alla violenza dall’inizio di quest’anno quasi 215 mila persone hanno abbandonato case e villaggi e si sono aggiunte ai 500 mila sfollati che già vivono nelle aree intorno a Goma.

Le minacce dei gruppi armati agli operatori umanitari. Nel Nord Kivu sono 2,6 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria. Alcune strade sono regolarmente bloccate dagli scontri tra i gruppi armati, per cui gli operatori umanitari non possono lavorare. Centinaia di civili hanno bisogno di acqua, di cibo, di medicinali, ma è sempre più difficile raggiungerli, spiega l’organizzazione francese Hi, che lavora nella RDC ma che, come altre ONG, sta evacuando il personale dalle aree più pericolose per concentrare le operazioni nei dintorni di Goma, dove il flusso di profughi in arrivo è in costante aumento.

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