ROMA – L’1 per cento – ovvero 1 bambino su 3 sotto i 2 anni – nella Striscia di Gaza settentrionale soffre di malnutrizione acuta grave: una crescita impressionante rispetto al 15,6 per cento di gennaio. L’Unicef documenta che almeno 23 bambini sono morti per malnutrizione e disidratazione nelle ultime settimane. In totale il numero di bambini morti a causa dell’impatto devastante della guerra e dei ritardi nella consegna degli aiuti umanitari è di circa 13.450 secondo il Ministero della Sanità palestinese.
I dati raccolti dall’Unicef. Dagli screening nutrizionali condotti dall’organizzazione insieme ai suoi partner nel nord della Striscia a febbraio emerge che il 4,5 per cento dei bambini soffre di grave deperimento, che è la forma di malnutrizione più pericolosa per la vita perché li espone al rischio di complicazioni mediche e di morte, a meno che non ricevano alimentazione e cure terapeutiche urgenti, che però attualmente non sono disponibili. La malnutrizione acuta tra i bambini sotto i 5 anni nel nord è aumentata dal 13 al 25 per cento. “La velocità con cui si è sviluppata questa catastrofica crisi di malnutrizione infantile a Gaza è impressionante, soprattutto quando l’assistenza di cui questi bambini avrebbero urgente bisogno è disponibile a poche miglia di distanza”, spiega Catherine Russell, Direttrice dell’UNICEF. “Abbiamo ripetutamente tentato di fornire aiuti e abbiamo continuamente chiesto che se ne facilitasse la consegna. Invece la situazione dei bambini peggiora ogni giorno che passa. I nostri sforzi per fornire aiuti salvavita sono ostacolati da restrizioni inutili e i bambini stanno pagando con la vita”. Da un’altra analisi condotta per la prima volta a Khan Younis, nella zona centrale della Striscia di Gaza, è emerso che il 28 per cento dei bambini sotto i 2 anni soffre di malnutrizione acuta e più del 10 per cento dei quali presenta già i sintomi di un grave deperimento.
Cosa succede nella Striscia meridionale. Anche a Rafah, a sud, che è la zona con il maggior accesso degli aiuti umanitari, i risultati degli screening effettuati tra i bambini sotto i 2 anni mostra un’accelerazione dei casi di malnutrizione, che sono passati dal 5 per cento di gennaio al 10 per cento della fine di febbraio. Il numero di bambini già deperiti, invece, si è quadruplicato passando dall’1 per cento di inizio anno a oltre il 4 per cento di marzo. Le agenzie delle Nazioni Unite avvertono da dicembre che la Striscia di Gaza è a rischio carestia. A gennaio è stata superata la soglia di emergenza per la malnutrizione acuta infantile, che continuerà inevitabilmente ad aumentare in assenza di maggiori interventi umanitari e se non si ripristinano i servizi essenziali.
Il lavoro dell’Unicef. Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia è riuscito a curare una percentuale di bambini con gli alimenti terapeutici pronti all’uso, il latte artificiale e le donne incinte con degli integratori a base di ferro e altri nutrienti essenziali. Questa settimana dovrebbero arrivare altre forniture, che però non sono ancora sufficienti a soddisfare tutti i bisogni. “Stiamo facendo tutto il possibile per evitare un peggioramento della crisi umanitaria a Gaza”, dice Russell. “Un cessate il fuoco umanitario immediato continua a essere l’unica possibilità per salvare la vita dei bambini e mettere fine alle loro sofferenze. Così come sarebbe necessario garantire l’apertura e la sicurezza di più valichi di frontiera terrestri, anche nel Nord della Striscia, per garantire la distribuzione degli aiuti”.