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Siria: dopo tredici anni di guerra il numero di persone che sopravvive grazie agli aiuti umanitari è ancora altissimo

US Embassy Press Service (ap)
Organizzazione Mondiale della Sanità: il 65 per cento dei siriani ha ancora bisogno di assistenza sanitaria
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ROMA – Tredici anni di conflitto hanno lasciato 16,7 milioni di persone ancora dipendenti dagli aiuti umanitari e 15 milioni, ovvero il 65 per cento della popolazione, bisognose di assistenza sanitaria. E’ il numero più alto da quando nel 2011 è scoppiata la guerra, spiegano dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Un’intera generazione è nata in guerra e non conosce altro che insicurezza e privazioni. Il terremoto che ha colpito la Turchia e la Siria nel febbraio 2023, poi, ha aggiunto ancora distruzione e sofferenza. Inoltre da quando è riesploso il conflitto in Medio Oriente tra Israele e Palestina nell’ottobre 2023, anche la Siria vive, di riflesso, un livello di insicurezza ancora maggiore, in particolare nelle regioni nord-orientali e nord-occidentali.

I dati sulla situazione sanitaria. “Sono stato sfollato quattro volte”, racconta Muna Ahmad, originario di Hama, nella Siria centro-occidentale. “Voglio solo che questa guerra finisca così posso finalmente tornare a casa”. Oggi solo il 65 per cento degli ospedali e il 62 per cento dei centri sanitari di base in tutta la Siria sono pienamente operativi. Il prezzo che la popolazione paga, in termini di salute mentale, è altissimo, con tassi di depressione e disturbi legati allo stress in crescita rispettivamente del 200 e del 600 per cento, documenta l’OMS. Il peggioramento della crisi economica, aggravato dalle sanzioni, ha lasciato quasi il 90 per cento dei siriani che vive in povertà senza la possibilità di accedere neanche ai servizi di base, compresi quelli sanitari. “Ho 52 anni ma ne dimostro molti di più. Tredici anni di sofferenza non possono non riflettersi sul mio viso”, racconta un'infermiera che lavora in un centro di assistenza sanitaria di base nel nord-ovest del Paese. Suo marito è stato ucciso nel 2012 durante il conflitto.

Gli aiuti. Nel corso del 2023 l’OMS ha consegnato in tutta la Siria ambulanze, letti ospedalieri, medicinali e attrezzature mediche come ventilatori e macchine per l’emodialisi. L’organizzazione inoltre ha fornito supporto per la salute mentale a quasi 700 mila persone dal 2011 a oggi e ha curato più di 3.300 siriani nei centri di salute riproduttiva e infantile. L’anno scorso sono stati trattati oltre duemila bambini in stato di malnutrizione acuta grave in 23 strutture distribuite su tutto il territorio nazionale. Oggi i tagli ai finanziamenti che riguardano tutto il settore umanitario, dalle agenzie ONU alle organizzazioni non governative, OMS compreso, pongono una serie di preoccupazioni perché minacciano la fornitura di servizi essenziali, tra cui l’assistenza sanitaria materna e infantile, le cure di emergenza, il controllo delle malattie infettive, la salute mentale e la gestione delle malattie non trasmissibili, compreso quello per il cancro.

I tagli ai finanziamenti. I fondi per le attività sanitarie umanitarie sono stati ridotti di oltre il 27 per cento tra il 2022 e il 2023 e si prevede un’ulteriore diminuzione del 30 per cento nel 2024. Nella sola Siria nord-occidentale quindici ospedali hanno sospeso le attività nel 2023 e molti altri rischiano di chiudere nel 2024 perché mancano i soldi per renderli del tutto operativi. Il nord-ovest del Paese è interamente dipendente dai finanziamenti dei donatori, se questi vengono meno, due milioni di persone potrebbero perdere l’accesso all’assistenza sanitaria salvavita e di emergenza. Nel 2024 l’OMS ha bisogno di quasi 80 milioni di dollari per continuare a lavorare in Siria e sostenere la continuità, la qualità e l’accessibilità dei servizi sanitari. Solo così si può impedire che una situazione già molto critica per i siriani diventi catastrofica.

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