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Fame in Africa: incombe su 55 milioni di persone nelle regioni centrali e occidentali, una crescita di quattro volte superiore rispetto agli ultimi cinque anni

Fame in Africa: incombe su 55 milioni di persone nelle regioni centrali e occidentali, una crescita di quattro volte superiore rispetto agli ultimi cinque anni

Il Mali è il Paese più a rischio: migliaia di persone sono già sull’orlo della carestia ma la situazione è critica anche per Nigeria, Ghana e Sierra Leone

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ROMA – Secondo le ultime previsioni di marzo 2024 sulla sicurezza alimentare rilasciate dal Cadre Harmonisé - uno strumento che serve a produrre analisi rigorose e trasparenti sullo stato della fame del mondo – pubblicate dal Comitato interstatale permanente per il controllo della siccità nel Sahel (CILSS), quasi 55 milioni di persone nell’Africa centrale e occidentale avranno difficoltà a nutrirsi durante la stagione magra compresa tra giugno e agosto.

Il confronto con gli anni passati. Questa cifra – 55 milioni - rappresenta un aumento di quattro milioni del numero di persone che soffrono di insicurezza alimentare rispetto alle previsioni fatte a novembre 2023 ed evidenzia una crescita di quattro volte dei livelli di fame rispetto agli ultimi cinque anni. La situazione è particolarmente preoccupante nel nord del Mali, Paese colpito da un conflitto permanente e da continue turbolenze economiche. In Mali circa 2.600 persone sono sull’orlo della carestia, ovvero rischiano di sperimentare un livello di fame che gli addetti ai lavori definiscono “catastrofico”.

Cosa provoca la fame. Gli ultimi dati rivelano anche un cambiamento significativo dei fattori che determinano l’insicurezza alimentare in tutta la macro regione dell’Africa centrale e occidentale, al di là dei conflitti ricorrenti. Sfide economiche come la svalutazione monetaria, l’aumento dell’inflazione, la stagnazione della produzione e le barriere commerciali hanno peggiorato la crisi alimentare e colpito la gente comune in tutti i Paesi, con Nigeria, Ghana, Sierra Leone e Mali tra i più vulnerabili. I prezzi dei principali cereali sono aumentati in tutta l’area dal 10 a oltre il 100 per cento rispetto alla media degli ultimi cinque anni, spinti dall’inflazione valutaria, dai costi del carburante e dei trasporti, dalle sanzioni dell’ECOWAS – la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale a fine febbraio ha allentato alcune restrizioni nei confronti del Mali, che tra l’altro a fine gennaio ha annunciato il ritiro dall’ECOWAS insieme al Niger e al Burkina Faso - e dalle restrizioni sui flussi di prodotti agro-pastorali. L’inflazione è uno dei principali motori della volatilità dei prezzi soprattutto in Ghana, dove incide per il 23 per cento, in Nigeria, dove impatta per il 30 per cento, in Sierra Leone per il 54 per cento, in Liberia per il 10 per cento e in Gambia per il 16 per cento. Il tema più importante riguarda le importazioni. Tutti i paesi dell’Africa centrale e occidentale sono fortemente dipendenti dai prodotti acquistati all’estero per soddisfare i bisogni della popolazione, ma i prezzi delle importazioni continuano ad aumentare per le ragioni esposte poco sopra limitando, così, il potere di acquisto dei governi.

I cereali. Cala anche la produzione di cereali, che per la stagione agricola 2023-2024 è diminuita di 12 milioni di tonnellate. In termini concreti significa che la disponibilità pro capite di cereali è inferiore del 2 per cento rispetto all’ultima stagione agricola. La malnutrizione nell’Africa centrale e occidentale ha raggiunto ormai livelli allarmanti: 16,7 milioni di bambini sotto i cinque anni sono gravemente denutriti e più di 2 famiglie su 3 non possono permettersi una dieta completa e sana. Inoltre 8 bambini su 10 di età compresa tra 6 e 23 mesi non consumano il numero minimo di alimenti necessari per una crescita e uno sviluppo ottimali. La malnutrizione colpisce anche le donne, soprattutto se incinte. In alcune zone della Nigeria settentrionale il 31 per cento delle donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni soffre della forma acuta, che è già grave ma potrebbe ancora essere affrontata e curata con terapie nutrizionali specifiche.

Le iniziative umanitarie. In Senegal, Mali, Mauritania, Nigeria e Niger, milioni di persone beneficiano ora di programmi di protezione sociale sostenuti dall’UNICEF e dal World Food Programme, in collaborazione coi rispettivi governi. Entrambe le agenzie delle Nazioni Unite stanno lavorando per estendere il sostegno anche al Ciad e al Burkina Faso. Allo stesso modo la FAO e l’IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo agricolo) hanno unito le forze in tutto il Sahel per aumentare la produttività, la disponibilità e l’accesso al cibo nutriente. Le organizzazioni puntano a incoraggiare la diversificazione della produzione vegetale, animale e acquatica, che è l’unica via percorribile se si vuole salvaguardare la biodiversità e mitigare gli effetti del cambiamento climatico per proteggere la popolazione dalla fame e dalla povertà.

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