ROMA – Cresce il livello di insicurezza alimentare nei Paesi dell’Africa occidentale e centrale, denuncia l’International Rescue Committee (IRC). Secondo le previsioni del Cadre Harmonisé - uno strumento che aiuta a elaborare dati sui consumi alimentari presenti e futuri nei Paesi a rischio - Burkina Faso, Camerun, Ciad, Mali, Niger e Nigeria nel prossimo periodo di magra, che va da giugno ad agosto, si troveranno ad affrontare livelli di fame corrispondenti alla fase 3 della classificazione IPC, quella che gli addetti ai lavori considerano già come un livello di crisi.
La fame. Solo nel Sahel centrale: Burkina Faso, Mali e Niger, 7,5 milioni di persone soffrono la fame e le conseguenze della malnutrizione. L’anno scorso erano 5,4 milioni. La malnutrizione, che è strettamente correlata all’insicurezza alimentare, colpisce soprattutto i bambini sotto i cinque anni: in alcune parti del Mali, del Burkina Faso, del Niger e della Nigeria si prevede che i tassi di denutrizione acuta raggiungeranno livelli critici superiori al 15 per cento durante la stagione magra. In termini concreti significa che più di un bambino su sei subirà le conseguenze più gravi della fame. Nell’Africa centrale e occidentale l’insicurezza alimentare è progressivamente peggiorata negli ultimi cinque anni. I cambiamenti climatici, tra siccità ricorrenti e inondazioni, distruggono coltivazioni e allevamenti e trasformano la possibilità di acquistare e produrre cibo in una sfida quotidiana. Oggi la malnutrizione e l’insicurezza alimentare spingono migliaia di giovani, uomini e donne, a migrare sia all’interno che all’esterno della regione principalmente per combattere la fame.
Il caso del Mali. 1,37 milioni di persone dovranno affrontare livelli di insicurezza alimentare acuta tra giugno e agosto, mentre quasi 121 mila maliani vivono già la fase di emergenza e circa 2.600 sono al livello di catastrofe. I dati segnalano un leggero peggioramento rispetto al 2023, quando 1,26 milioni di persone avevano bisogno di assistenza umanitaria per sopravvivere. Il conflitto rimane il principale fattore che scatena l’insicurezza alimentare in Mali: i primi tre mesi di quest’anno hanno visto un intensificarsi della violenza contro i civili rispetto allo stesso periodo del 2023, soprattutto nelle aree settentrionali del Paese, dopo il ritiro della missione delle Nazioni Unite MINUSMA nel dicembre 2023. Le preoccupazioni più grandi si concentrano sulle regioni di Timbuktu, Ménaka, Gao e Kidal, dove i blocchi imposti dai gruppi armati limitano gravemente la circolazione delle merci e delle persone. Nella zona di Ménaka, dove il 65 per cento della popolazione è stata sfollata e diverse località sono inaccessibili alle organizzazioni umanitarie, i livelli di fame sono già vicini alla carestia.
I finanziamenti. L’International Rescue Committee ha iniziato ad affrontare la crisi alimentare in Africa in questi ultimi dieci anni, partendo da Mali, Niger e Ciad, per poi espandere gli interventi agli altri Paesi della regione. Con il piano di risposta umanitaria finanziato però, fino a oggi, solo per il 10 per cento, diminuiscono le probabilità di aiutare concretamente le 7,5 milioni di persone che tra giugno e agosto si troveranno in stato di bisogno.