ROMA – La sera di sabato 11 maggio un attacco aereo effettuato dalle Forze Armate Sudanesi (SAF) a 50 metri dall'ospedale pediatrico “South Hospital” gestito da Medici Senza Frontiere (MSF) a Al Fashir, nel Nord Darfur, ha provocato il crollo del tetto del reparto di terapia intensiva e la morte di tre persone, tra cui due bambini. L’ospedale pediatrico era una delle poche strutture specializzate nella cura dei piccoli pazienti malati ed era anche una delle poche rimaste operative da quando il 15 aprile 2023 è scoppiata la guerra.
La cronaca. L’incidente di sabato è avvenuto dopo i pesanti combattimenti del giorno precedente tra le SAF e le Forze di Supporto Rapido (RSF) nel Nord Darfur, quando 160 feriti, tra cui 31 donne e 19 bambini, sono arrivati all'ospedale di Al Fashir. 25 persone erano in condizioni gravissime quando hanno raggiunto il pronto soccorso e sono decedute poco dopo. Gli scontri di venerdì hanno avuto luogo in una zona della capitale vicino a Babiker Nahar e hanno costretto quasi tutti i pazienti a fuggire in cerca di sicurezza. Dei 115 bambini arrivati in ospedale, 10 erano stati ricoverati sabato quando è caduta la bomba, compresi i due piccoli pazienti che poi sono stati uccisi. Attualmente l'ospedale è chiuso.
La neutralità degli ospedali. MSF lancia un appello alle due parti in conflitto e ai loro alleati sul campo affinché proteggano i civili e garantiscano la sicurezza delle strutture sanitarie, come prevede il diritto umanitario internazionale e la Dichiarazione di Jeddah, firmata dal Sudan esattamente un anno fa. Il South Hospital di Al Fashir era stato già saccheggiato un anno fa, poco dopo l’inizio dei combattimenti. I piccoli pazienti che fino a sabato erano ricoverati al South Hospital erano in cura per i sintomi della malaria, della polmonite, della diarrea e per la malnutrizione.