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Haiti: stupri e violenze sessuali commessi dalle bande armate sono in aumento in tutta l’area di Port-au-Prince

Nessuno viene risparmiato: le testimonianze raccolte dall’Agenzia delle Nazioni Unite per la salute sessuale e riproduttiva
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ROMA – “Oggi ad Haiti uno dei problemi più grandi è l’insicurezza generale e la violenza fisica e sessuale che ne deriva”, dice Edrish Justilien, 36 anni, psicologa presso l’ospedale Petite Place Cazeau nella capitale Port-au-Prince. La quale, parlando con l’Agenzia delle Nazioni Unite per la salute sessuale e riproduttiva (UNFPA), sottolinea i rischi crescenti che affrontano donne e ragazze quotidianamente a causa della crisi umanitaria in corso nel Paese. Lo stupro – spiega la psicologa - è il reato più comune ed è commesso per lo più dalle bande armate.

Gli sfollati. L’estrema violenza, soprattutto a Port-au-Prince, mette in pericolo la salute e la vita di milioni di persone. Attualmente si contano 578 mila sfollati all’interno del piccolo stato centramericano: persone costrette ad abbandonare le proprie case; uomini, donne e bambini che vivono in rifugi temporanei dove rischiano stupri, rapimenti e problemi igienico-sanitari legati a condizioni di vita in luoghi precari e sovraffollati. Molti soffrono di gravi disagi psicologici, con un allarmante aumento delle tendenze suicide. Per le donne, poi, la battaglia viene combattuta contro il proprio corpo, poiché la violenza sessuale è ormai uno strumento utilizzato dalle bande come tattica per instillare paura e prendere il controllo di interi quartieri. “Nessuno viene risparmiato: questo ci fa vivere tutti in uno stato di vigilanza. Per quanto mi riguarda, ogni volta che un membro della mia famiglia esce di casa penso che gli succederà qualcosa”, dice la dottoressa Justilien.

Si denuncia ancora poco. Anche se le denunce di stupri e di abusi sessuali sono in aumento, il numero effettivo di questo genere di reati è ancora superiore a quello realmente conosciuto perché spesso le vittime preferiscono non rivolgersi alle forze dell’ordine per paure di ritorsioni, denuncia l’UNFPA. Poiché i servizi di protezione e intervento nei casi di violenza di genere sono limitati o sospesi a causa dell’insicurezza generale che vive il Paese, l’UNFPA aiuta l’ospedale Petite Place Cazeau nell’assistenza alle vittime, che include: supporto psicologico, contraccezione d’emergenza, test e trattamento delle infezioni a trasmissione sessuale.

La testimonianza. Fabienne è una delle tante donne sopravvissuta alla violenza sessuale. Dopo essere fuggita dalla sua casa a Port-au-Prince, era andata a vivere con uno zio in un quartiere relativamente più tranquillo. “Un vicino aveva un pozzo nel cortile dove potevamo prendere l’acqua”, racconta Fabienne. “Un giorno sono andata in cortile e ho trovato un gruppo di persone sedute lì ad aspettarmi: erano i membri di una banda, mi hanno legata sotto il sole cocente, mi hanno picchiata e poi violentata”. L'aggressione le ha causato traumi psicologici e fisici. “Prima ero una persona allegra ed estroversa. Oggi sono chiusa e diffidente con tutti. Piango sempre, non è stato facile per me superare questa prova”, racconta la donna.

Gli aiuti. L’accesso all’assistenza sanitaria, psicologica e ai servizi sociali è sempre più difficile. Molti ospedali hanno chiuso o ridotto le attività perché sono a corto di medicinali e di personale. Meno della metà delle strutture sanitarie di Port-au-Prince sono pienamente funzionanti e la maggior parte di esse è sopraffatta di lavoro. L’UNFPA fornisce medicinali a 12 strutture sanitarie nella capitale e nella zona circostante, oltre a sostenere tre ospedali a Port-au-Prince per garantire i servizi essenziali per la salute materna. Sono inoltre operative, in otto campi dove vivono gli sfollati, delle cliniche mobili che si occupano di salute sessuale e riproduttiva delle donne e delle ragazze.

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