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Repubblica Democratica del Congo: 850mila persone, la metà sono bambini, scappano per la guerra

(reuters)
Il resoconto e il lavoro dello staff dell’UNICEF. Più di 15 strutture sanitarie sono state distrutte. Segnalati 377 casi di colera. Oltre 1.000 scuole chiuse: 300.000 studenti seza istruzione
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ROMA – La recrudescenza del conflitto nella provincia di Kivu Sud, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, ha costretto più di 850.000 persone – quasi la metà delle quali bambini – a lasciare le proprie case. Molti vivono in condizioni precarie, rifugiati in scuole, chiese o all’aperto, con accesso limitato ad acqua pulita, servizi igienico sanitari, assistenza mendica e istruzione.

Le gravi violazioni contro i bambini. Le violenze in corso nella provincia hanno portato ad un aumento delle gravi violazioni contro i bambini. I casi verificati da gennaio 2025 sono aumentati, raggiungendo un incremento di circa il 150% rispetto a dicembre 2024. Queste violazioni comprendono violenza sessuale, uccisione, mutilazione e reclutamento e uso dei bambini da parte di gruppi armati.

Piccoli non accompagnati on cerca di un rifugio. Il rappresentante dell’UNICEF nella Repubblica Democratica del Congo, Jean François Basse, è stato in missione nella regione orientale agli inizi di marzo per vedere con i suoi occhi le conseguenze della crisi a Bukavu e valutare la risposta potenziata dell’organizzazione che è il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia. "Ho incontrato bambini non accompagnati alla ricerca di rifugio alla University Clinics – bambini che avevano perso tutto. Il loro stress è immenso, sono utilizzati come obiettivi, vengono uccisi come se niente fosse, reclutati nelle formazioni armate, separati dai genitori, esposti a violenze sessuali e fisicche”.

E poi i soliti effetti: le difficoltà di portare aiuti. La chiusura dell’aeroporto di Kavumu, a 25 km a nord di Bukavu – un punto di accesso vitale per la distribuzione di aiuti essenziali – e la chiusura delle banche hanno interrotto le operazioni sul campo e ritardato pagamenti e distribuzioni, con ospedali sovraffollati e la penuria di medicinali e attrezzature mediche. Più di 15 strutture sanitarie sono state parzialmente distrutte mentre le epidemie di colera, morbillo e mpox (il vaiono delle scimmie) si stanno diffondendo. Dal gennaio scorso, sono stati segnalati 377 casi di colera, con un aumento di 146 nuovi contagi a fine febbraio, che hanno colpito più di altri i siti per sfollati e le zone sanitarie a Minova e Uvira.

Il blocco delle attività scolastiche per 300mila studenti. Anche l’istruzione subisce conseguenze, con la chiusura di oltre 1.000 scuole nella provincia, l’interruzione dell’istruzione per oltre 300.000 studenti. Solo a Bukavu 19 scuole sono state trasformate in rifugi di fortuna per famiglie sfollate, sottolineando l’urgente bisogno di soluzioni alternative per supportare l’istruzione e i bisogni umanitari.

La risposta dell’UNICEF. In risposta a tutto questo, l’UNICEF, con altri partner locali, supporta bambini e famiglie. Soprattutto ci si sforza di riunire i minori non accompagnati con le loro famiglie. Quattro “centri di ascolto” sono già operativi, che forniscono supporto psicosociale e servizi per i bambini e le famiglie colpite. Anche l'accesso all'acqua potabile e ai servizi igienici sta migliorando, con tre stazioni di depurazione che forniscono 180.000 litri di acqua pulita al giorno.

Gli interventi per il colera. Nel frattempo, le squadre mobili dell'organizzazione stanno lavorando nelle aree colpite dal colera, per la disinfezione, la sensibilizzazione e le visite mediche. L’impegno sul terreno si concentra anche per riaprire le scuole, per valutare le strutture danneggiate e poi riabilitarle.

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