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Myanmar, il terrore e le punizioni sulla popolazione civile continuano ancora

Myanmar, il terrore e le punizioni sulla popolazione civile continuano ancora

Amnesty International, Human Rights Watch e Fortify Rights: le elezioni sono state manipolate, la repressione è cresciuta in quest’ultimo anno, il quinto dal golpe

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ROMA – La giunta militare del Myanmar ha commesso crimini di guerra e contro l’umanità sin da quando ha preso il potere il 1° febbraio 2021, ma le violenze si sono intensificate nell’ultimo anno, quando ha provato a consolidare il proprio potere attraverso operazioni militari abusive ed elezioni manipolate. La denuncia arriva da Amnesty International, Human Rights Watch e Fortify Rights, che sollecitano anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a sostenere maggiormente il popolo birmano, nonostante i veti posti da Cina e Russia.

I brogli elettorali. Le elezioni si sono svolte in tre fasi tra il 28 dicembre 2025 e il 25 gennaio 2026 ma sono state caratterizzate da brogli tali che i risultati preliminari indicano la vittoria del gruppo sostenuto dai militari: il Partito dell’Unione per la Solidarietà e lo Sviluppo. Non è un caso – commenta Fortify Rights – che la violenza dell’esercito sia diventata ancora più intensa in quest’ultimo mese.

Il modus operandi della giunta. Dal colpo di stato i militari hanno sistematicamente messo al bando decine di partiti e detenuto più di 30.000 prigionieri politici. A gennaio hanno intrapreso azioni legali contro più di 400 persone in base a una legge sulla “protezione elettorale”, approvata a luglio, che criminalizza le critiche alle elezioni e vieta discorsi o proteste che possano disturbare qualsiasi fase del processo elettorale. Con le ultime consultazioni elettorali la giunta ha tentato di schiacciare ogni opposizione politica e consolidare il controllo sul territorio. Cina e Russia, i principali fornitori di aerei e armi del Myanmar, hanno entrambi inviato osservatori elettorali. I due Paesi sostengono da tempo la giunta e bloccano l’azione internazionale contro le atrocità militari presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

I crimini dei militari. Tra le operazioni effettuate per terrorizzare la popolazione in vista delle elezioni si è registrato un aumento di attacchi aerei contro le persone e le infrastrutture civili, in particolare scuole, ospedali, siti religiosi e campi per sfollati. Oltre 2200 persone sarebbero morte da quando la giunta ha preso il potere. Il Myanmar è tra i pochi Paesi al mondo che continua a usare munizioni a grappolo e mine antiuomo. Da quando è stata promulgata la legge sulla coscrizione obbligatoria a febbraio 2024 la giunta ha sistematicamente rapito bambini e ragazzi. Maltrattamenti e violenza sessuale sono pratiche quotidiane nelle carceri, nelle basi militari e in qualsiasi altro luogo di detenzione. A luglio un attivista di ventisei anni, Ma Wutt Yee Aung, è morto nella prigione di Insein dopo essere stato torturato. La giunta gli ha negato le cure mediche. In questo contesto di violenza oggi si contano circa 3,6 milioni di sfollati che vivono senza aiuti perché la giunta ne ostacola la distribuzione. Il risultato è che oltre 15 milioni di persone lottano con una grave insicurezza alimentare, con la malnutrizione e le malattie trasmesse dall’acqua contaminata. Lo Stato del Rakhine è il più colpito.

Il caso dei Rohingya. Dalla fine del 2023 i civili Rohingya sono rimasti intrappolati in mezzo ai combattimenti tra la giunta e le forze dell'Esercito di Arakan, di etnia yemenita. Quest’ultimo ha imposto misure repressive come il lavoro forzato nel nord dello Stato di Rakhine. Respinti dal Bangladesh e perseguitati in Myanmar, i Rohingya sono tra i popoli più discriminati del mondo.

La tratta di esseri umani. Rifacendosi a un articolo di Foreign Policy dello scorso ottobre e a una denuncia di Amnesty, Human Rights Watch denuncia la presenza di numerosi centri che favorirebbero la tratta di esseri umani e il lavoro forzato. Si tratta di realtà criminali estremamente proficue, gestite da cittadini cinesi e disseminate lungo il confine tra Myanmar e Thailandia.

Il quadro internazionale. Gli abusi diffusi e sistematici da parte dell'esercito proseguono impunemente anche grazie a sforzi internazionali insufficienti. Le misure di accertamento delle responsabilità in corso presso la Corte Internazionale di Giustizia e la Corte Penale Internazionale (CPI) sono essenziali ma restano limitate alle violazioni precedenti al colpo di Stato. A novembre 2024 il procuratore della CPI ha spiccato un mandato di arresto per il comandante in capo dell’esercito, il generale Min Aung Hlaing, per presunti crimini contro l'umanità commessi nel 2017. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite invece non riesce ad adottare misure concrete contro i militari birmani, nonostante la risoluzione del dicembre 2022 accertasse gli abusi, a causa dell'opposizione di Cina e Russia.

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