ROMA - L’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) denuncia le restrizioni agli accessi umanitari che il governo del Sud Sudan sta imponendo in alcune aree dello stato di Jonglei controllate dall’opposizione, che offre un panorama complesso e anche assai “liquido”, che sta accompagnando da anni una guerra civile e una pericolosa instabilità sorta all’indomani dell’indipendenza dal Sudan, avvenuta con un referendum, nel 2011.
Queste restrizioni limitano la possibilità di MSF di fornire assistenza medica essenziale alle comunità, con conseguenze particolarmente pericolose per i bambini, le donne in gravidanza e i malati cronici o in pericolo di vita.
Pazienti malati che non si posoono trasferire in strutture specializzate. Si tratta di restrizioni, in vigore da dicembre 2025, che riguardando Lankien, Pieri e Akobo. Ciò significa che tutti i voli umanitari sono stati sospesi, rendendo difficile, se non impossibile, distribuire forniture essenziali e portare personale medico dov’è necessario. Pochi giorni fa, almeno 23 pazienti, provenienti da Lankien e Pieri e la cui vita è in serio pericolo, avevano bisogno di essere portati urgentemente verso strutture ospedaliere specializzate, ma questo non è stato possibile. “Quelle persone moriranno se il governo continuerà a bloccare l’accesso medico a Jonglei”, dice Abdalla Hussein, manager di MSF per il Sud Sudan.
La fuga dello staff di MSF assieme alla popolazione. In conseguenza dei divieti, MSF è stata costretta a evacuare il personale da Lankien e Akobo e a ridurre i servizi sanitari in queste strutture e in quelle di Pieri, limitandoli alle sole cure di emergenza e salvavita. Giovedì scorso, 29 gennaio, anche il team di MSF a Pieri è stato costretto a lasciare la struttura per i pericoli che si stavano manifestando a causa dei continui conflitti armati. Il personale dell’organizzazione umanitaria ha dovuto dimettere la maggior parte dei pazienti, prendere i kit di emergenza e fuggire dalla città assieme alla comunità locale.
Quasi 400mila persone senza più nessuna assistenza. MSF è l'unico fornitore di assistenza sanitaria che supporta circa 250.000 persone a Lankien e Pieri e altre 112.000 ad Akobo. Ciò significa che quasi 400.000 persone rimarranno senza assistenza sanitaria se il governo rifiuterà di concedere l'accesso a MSF, che sarà costretta a lasciare la zona. “Il conflitto in corso e gli sfollamenti continui nello Jonglei – dice Gul Badshah, responsabile delle operazioni di MSF per il Sud Sudan – stanno aumentando l’esposizione al rischio dei civili, creando nuovi e urgenti bisogni umanitari”.
Medici Senza Frontiere in Sud Sudan. E’ presente nell’area attuale del pià giovane Paese africano, dal 1983 e rimane uno dei principali attori umanitari in campo sanitario, operando attualmente in 6 Stati e 2 regioni amministrative. Nel 2025, MSF ha fornito oltre 830.000 visite ambulatoriali, ha garantito assistenza ospedaliera a oltre 93.000 pazienti, compresi 12.000 interventi chirurgici, ha effettuato screening per malnutrizione a 107.000 bambini e ha fornito regolarmente servizi di trasferimento urgente in tutto il Paese.
Le dinamiche della guerra civile e le enormi ricchezze de sottosuolo. Le dinamiche politiche e militari principali coinvolgono il Sudan People's Liberation Movement-in-Opposition, alla guida del quale c’è il vicepresidente Riek Machar, di etnia Nuer, che ha rappresentato la fazione ribelle primaria – dopo essere stato estromesso dal potere nel 2013 – contro il presidente Salva Kiir Mayardit, di etnia Dinka. Ma il contesto attuale vede sulla scena della guerra civile anche altre aggregazioni minori, capaci però di influenzare gli equilibri generali del Paese, ricco di risorse naturali, con il petrolio che costituisce la risorsa principale: circa il 98% delle esportazioni e alla base dell'economia nazionale. Ma il sottosuolo sud sudanese custodisce anche giacimenti di oro, ferro, rame, cromo, zinco, tungsteno, mica e argento. Inoltre, il Sud Sudan possiede vastissime terre arabili, risorse idriche e legname.