ROMA – La "strozzatura" ulteriore imposta a Cuba da Trump, dopo la sostituzione di Maduro dalla presidenza del Venezuela, principale fornitore di petrolio dell’isola caraibica, ha inasprito l’embargo economico, commerciale e finanziario sull’isola caraibica, iniziato formalmente nel 1962. L’unico obiettivo di allora (e di oggi) è eliminare il regime cubano. Sul quale restano invariati i giudizi e le critiche soprattutto sui rispetto dei diritti dei cittadini. Resta tuttavia il fatto che oggi l’impatto dell’embargo sull'economia dell’isola e sulla vita quotidiana delle persone è devastante e sta creando un’altra seria crisi umanitaria.
Il richiamo ai governi e alla comunità internazionale. Non è un caso, dunque, che undici organizzazioni della società civile internazionale, presenti a Cuba da molti anni a sostegno dello sviluppo locale e delle risposte umanitarie, hanno fatto un richiamo ai governi e alla comunità internazionale. Le organizzazioni, che operano secondo i principi di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza, denunciano come la carenza di carburante stia mettendo a rischio i servizi essenziali, con gravi conseguenze per la popolazione.
La crisi energetica agisce come un fattore moltiplicatore. E sta colpendo in modo sproporzionato le persone più vulnerabili. I servizi sanitari sono gravemente compromessi, con limitazioni nell’accesso agli ospedali, assistenza d’emergenza, terapie intensive e nella gestione della catena del freddo per vaccini e medicinali, con particolare impatto sulle zone rurali. La sicurezza alimentare è minacciata da riduzione della produzione, aumento dei prezzi e limitazioni nella distribuzione, mentre l’acqua e i servizi igienico-sanitari risentono della carenza di energia, aumentando i rischi sanitari.
Scuole e università non garantiscono continuità didattica. Anche istruzione, protezione e sostentamento quotidiano sono duramente colpiti. Le scuole e le università faticano a garantire continuità didattica; le persone più vulnerabili, come i disabili, i bambini gli anziani, le donne sono esposte a rischi; i costi per la mobilità sono alle stelle, per la scarsità di carburante, che blocca anche la catene di distribuzione agricola e delle piccole imprese.
Il punto è solo il rispetto del Diritto Internazionale, non altro. Le organizzazioni chiedono un intervento immediato per rispettare il diritto internazionale, proteggere la popolazione e garantire accesso ai servizi essenziali e all’assistenza umanitaria, salvaguardando vita, diritti e dignità di tutti. "Le restrizioni imposte dal blocco statunitense - dice Federico Mei, coordinatore ARCS culture solidali a Cuba – aggravano la crisi. È dunque urgente che la comunità internazionale intervenga per ripristinare il rispetto del diritto internazionale e proteggere la dignità di tutta la popolazione".
Le organizzazioni firmatarie del richiamo. ARCS - Arci Culture Solidali, CARE Cuba, CISP Desarrollo de los Pueblos, COSPE, Fundación Mundubat, Fundación ISCOD-UGT, Humanity & Inclusion, Justicia Alimentaria, Movimiento por la Paz, OIKOS Cooperação e Desenvolvimento, Solidaridad para el Desarrollo y la Paz, SODePAZ