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Afghanistan, stanno bombardando chi ha già perso tutto: colpiti i civili nelle zone terremotate

Afghanistan, stanno bombardando chi ha già perso tutto: colpiti i civili nelle zone terremotate

Il racconto degli operatori umanitari della Fondazione Pangea. Sono migliaia di donne, bambine e bambini che dopo il sisma avevano trovato rifugio nelle tendopoli

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ROMA – “Le bombe hanno colpito anche le zone terremotate dell’Afghanistan, dove la Fondazione Pangea porta avanti da mesi progetti a sostegno della popolazione colpita dal potentissimo sisma, avvenuto fra il 31 agosto e il 1° settembre scorsi che fece oltre 2200 vittime. I sismografi segnarono 6° di magnitudo e i danni si concentrarono prevalentemente nelle province di Badakhshan, Nangarhar, Kunar e Nuristan.

Attualmente, la situazione è ancora incerta e le notizie frammentarie. Le donne e gli uomini di Pangea nei giorni scorsi stavano andando nei campi nella provincia di Kunar proprio per proseguire le attività nella zona distrutta dal terremoto, quando si sono accorti che le autorità locali stavano evacuando gli insediamenti nell'area ritenuta rischiosa per questo nuovo conflitto scoppiato con il Pakistan.

A migliaia abbandonano le tende, e le poche cose rimaste. Migliaia di donne, bambini e bambine e famiglie che lo scorso settembre avevano perso tutto per il sisma, adesso stanno lasciando le tende in cui avevano trovato riparo, senza una destinazione sicura, mentre su di loro grava la mancanza di cibo e un freddo pungente. I referenti di Pangea stanno cercando di reperire informazioni e di aiutare gli sfollati. Quello che per ora si sa è che, nonostante il governo pakistano abbia dichiarato di colpire solo obiettivi militari, si contano già molte vittime tra i civili soprattutto nell’area terremotata.

Fondazione Pangea è stata tra le prime ong ad attivarsi subito dopo l’ultimo terremoto. “Abbiamo coinvolto 10 villaggi in due delle aree più colpite, nelle province di Nangarhar e Kunar e distribuito kit per l’inverno, ovvero coperte, giacconi, stufe e vestiari e kit per l’agricoltura, come semi e attrezzature. Allo stesso tempo abbiamo aperto un campo sanitario e avviato percorsi di formazione agricola in emergenza, riparando i canali di irrigazione distrutti durante il terremoto. La situazione è stata sempre monitorata grazie ai nostri referenti sul campo e grazie alla formazione di comitati di villaggio con cui siamo in contatto. Pangea ancora una volta non lascerà sola la popolazione: stiamo già riorganizzando gli aiuti per rispondere subito e concretamente ai nuovi bisogni con azioni mirate. Verrà dato alle famiglie cibo e un aiuto economico per pagare il trasporto delle persone verso i villaggi di origine, delle tende e dei pochi averi rimasti. Continueremo come sempre a lavorare nel concreto per portare sostentamento a una popolazione che ha già perso tutto”, afferma Luca Lo Presti, presidente di Fondazione Pangea.

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