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Medio Oriente, la guerra costa un miliardo al giorno. Crescono i bisogni e calano gli aiuti

Medio Oriente, la guerra costa un miliardo al giorno. Crescono i bisogni e calano gli aiuti

Un report dell’Agenzia Onu che si occupa di diritti umani evidenzia che sono in netta diminuzione i finanziamenti destinati alle popolazioni

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L’agenzia Onu che si occupa di aiuti umanitari (Unocha) ha stimato il costo della guerra in Medio Oriente in un miliardo di dollari al giorno: una spesa enorme in un momento in cui i bisogni umanitari sono aumentati e i fondi per gli aiuti sono insufficienti. “Le conseguenze di questo conflitto si stanno diffondendo più velocemente della nostra capacità di reazione”, ha detto Tom Fletcher, capo di Unocha , parlando ai giornalisti. La violenza si espande oltre i confini della guerra stessa causando sfollamenti e un serio impatto economico.

I finanziamenti. Nelle stime di fine 2025 l’agenzia riteneva che per il 2026 sarebbero serviti 23 miliardi di dollari per aiutare gli 87 milioni di civili vulnerabili; oggi quella somma è ampiamente sottofinanziata e il numero di persone bisognose è cresciuto in pochi giorni a causa di questa nuova ondata di scontri e violenze. “Abbiamo bisogno di oltre 14 miliardi di dollari per attuare un piano di aiuti umanitari efficace, in un momento in cui il conflitto in Medio Oriente costa un miliardo di dollari al giorno”, ha detto Fletcher. In termini di necessità di aiuti e fondi i Paesi in cima alla lista sono Gaza e il Sudan.

Lo Stretto di Hormuz. Il 2 marzo questo cruciale corridoio di trasporto marittimo è stato chiuso. Considerando che da Hormuz passa il 20% di tutto il petrolio mondiale, la chiusura dello Stretto impatta in modo piuttosto serio sul cibo, l’energia e i fertilizzanti, molti dei quali destinati alle aree fragili dell’Africa sub-sahariana. Un’ultima nota riguarda gli operatori umanitari, molti dei quali sono stati recentemente uccisi in Sudan, Libano e nella Repubblica Democratica del Congo.

L’impegno sotto attacco. "Gli operatori umanitari sono sempre più sotto attacco. L'ingegno umano viene applicato per trovare modi sempre più sinistri per uccidere su larga scala", ha aggiunto Fletcher. Che ha poi ricordato come l’anno scorso il 90% delle vittime degli attacchi con droni erano civili e molti erano proprio operatori umanitari. “Questo è un momento difficile per l'azione umanitaria. Siamo sotto pressione, sotto attacco continuo, e con risorse insufficienti, ma ci rifiutiamo di rinunciare ai nostri principi e alla nostra missione”.

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